Tra tagli annunciati e demagogia, i funzionari pubblici bocciano la Giunta. "Ridimensionano diritti e retribuzioni"
Dall'assemblea generale di Fp Cgil Trentino è uscita un'unanime voce di opposizione alle misure decise dalla Provincia per il settore pubblico. Al centro delle proteste, in particolare, la questione dei tagli, che per sostenere la ripresa economica andrebbero ad intaccare "diritti e retribuzioni" dei funzionari

TRENTO. Bocciatura su tutti i fronti per il presidente Maurizio Fugatti e l'assessore allo Sviluppo economico Achille Spinelli. È questo ciò è uscito dall'assemblea generale della funzione pubblica Cgil del Trentino, incontratasi il giorno 8 giugno per discutere il processo di semplificazione e digitalizzazione proposto dalla Giunta per affrontare le nuove sfide nel settore pubblico nel periodo post-emergenziale.
Dopo l'annuncio dei corposi tagli, coinvolgenti anche i funzionari pubblici, per racimolare il denaro necessario a dar vita ad un piano economico a sostegno delle aziende colpite dall'emergenza, pertanto, Fp Cgil non ci sta e attacca i vertici della Provincia trentina, giudicando il modus operandi della Giunta come una “denigrazione dei dipendenti pubblici”.
“In concreto – scrivono in una nota – il processo di semplificazione e digitalizzazione della Provincia autonoma trentina che ha in mente questa giunta si traduce in una riduzione del perimetro pubblico, con ridimensionamento di diritti e retribuzioni, a partire dallo scippo dei 20 milioni dell'indennità di vacanza contrattuale e dal negare le risorse necessarie per il rinnovo dei contratti pubblici scaduti nel 2018, al preannunciato rientro di personale, disgiunto da verifiche di effettiva necessità di lavoro in presenza e dalla valorizzazione del lavoro agile come modalità ordinarie come tuttora previsto dalle norme, all'aumento degli orari di apertura degli sportelli sino alle 19.30 e anche di sabato in contraddizione totale con una prospettiva di maggiore offerta di servizi con canali info-telematici e l'esigenza della conciliazione dei lavoratori”.
La propaganda della Giunta, proseguono, sarebbe così responsabile del rafforzamento di vecchi stereotipi sui dipendenti pubblici, poco propensi rispetto al privato, a compiere dei sacrifici. “Ciò si fa con richiami espliciti al senso di responsabilità che, evidentemente, il presidente Fugatti e l’assessore Spinelli non ritengono vi sia, perché anche i pubblici facciano sacrifici in questa emergenza al pari del privato, alimentando nell’opinione pubblica trentina un ritorno ai luoghi comuni e agli stereotipi sui dipendenti pubblici, il nuovo nemico da mettere all’indice, secondo consolidato copione che insegue il consenso elettorale”.
Passando al terzo settore impegnato nei servizi socio sanitari, assistenziali ed educativi in affidamento dagli enti pubblici, la nota prosegue: “esso rappresenta un tema di grande preoccupazione, con le scelta della giunta, ancora una volta senza alcun confronto col sindacato, che prevedono un riconoscimento parzialissimo dei costi per le attività sospese nell'emergenza se non rimodulate con le singole cooperative ed associazioni, con prospettive di continuità, laddove possibile, degli ammortizzatori sociali e, addirittura, di possibili esuberi appena le condizioni normative consentiranno la mobilità collettiva ora sospesa sino al 17 agosto”.
“Tutto ciò in conseguenza delle riduzioni di risorse rispetto alla fase ante Covid che i singoli enti pubblici ipotizzino di mettere a disposizione – concludono - come pure preoccupano i processi di reinternalizzazione 'fasulli', con cui gli enti pubblici reinternalizzano i servizi ma a parità di personale, con la conseguenza quindi dell’aumento dei carichi di lavoro per il personale interno e la perdita dei posti di lavoro in affidamento-appalto. L’Assemblea Generale ha concluso i lavori stigmatizzando la necessità e l’urgenza di una ripartenza sul territorio trentino anche di relazioni sindacali corrette e rispettose del ruolo e delle prerogative dei lavoratori e dei loro rappresentati, cosa che questa giunta ha spudoratamente negato”.












