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Caso Whirlpool, la Cgil difende il modello: "Politiche attive. Critiche strumentali, meno polemiche e più dialogo"

Dopo le polemiche di martedì 13 dicembre: la conferenza stampa del Movimento 5 Stelle e nel pomeriggio il faccia a faccia in Provincia fra l'assessore Olivi e un folto gruppo di lavoratori in cerca di occupazione, Cgil del Trentino scende in campo per difendere la politica adottata e le azioni attuate

Pubblicato il - 14 dicembre 2016 - 18:20

TRENTO. “La gestione della chiusura dello stabilimento Whirlpool rappresenta un positivo modello di gestione di una grave crisi industriale. Un impegno condotto dal sindacato e dalle istituzioni con l'unico obiettivo di massimizzare le possibilità di ricollocazione dei lavoratori e riportare a Spini un'attività industriale”, queste le parole del segretario della Cgil del Trentino, Franco Ianeselli, e Manuela Terragnolo, segretaria della Fiom trentina, che rivendicano la bontà del modello messo in campo per gestire la chiusura dello stabilimento trentino della multinazionale del freddo.

 

La Cgil scende in campo dopo i duri attacchi di ieri alla Provincia e ai sindacati degli ex lavoratori della Whirlpool difesi dal Sindacato di base multicategoriale: la mattina si è tenuta la conferenza stampa organizzata dal Movimento 5 stelle dove sono stati illustrati quelli che sarebbero alcuni punti di criticità delle azioni attuate dall'amministrazione, mentre nel pomeriggio si è svolto il faccia a faccia fra l'assessore Olivi e la folta rappresentanza degli ex dipendenti ancora in cerca di occupazione dopo il forfait del colosso americano dei frigoriferi nel 2013.  

 

"E di fronte alle polemiche strumentali di chi vuole vedere solo il bicchiere mezzo vuoto - ricordano i segretari - ci preme segnalare alcune contromisure attivate davanti a questa grossa crisi industriale: abbiamo ottenuto - spiegano - che l'azienda mettesse a disposizione una integrazione economica per i lavoratori, in una misura che ha pochi uguali in altre chiusure. E siccome fin dall'inizio abbiamo puntato a salvaguardare il lavoro piuttosto che limitarci a portare a casa una buonuscita pesante, abbiamo ottenuto che Whirlpool mettesse sul piatto anche risorse per la formazione e la ricollocazione e per favorire l'insediamento di un'attività sostitutiva. Tre milioni di euro a cui si è aggiunto un pari investimento pubblico attivato da Agenzia del lavoro attraverso i fondi europei. L'apertura di Vetri Speciali e la riassunzione di buona parte dei lavoratori sono dati oggettivi e incontestabili”.

 

L'impegno del sindacato è massimo su chi non ha trovato una nuova collocazione nel mercato del lavoro, gli ex Whirlpool come tutti i disoccupati che non hanno potuto contare su un pacchetto di misure così articolato, per questo “rivendichiamo l'importanza del percorso di formazione e ricollocazione avviato. Tutte le attività sono state gestite attraverso procedure pubbliche nel rispetto di quanto prevede la normativa. E' inaccettabile che qualcuno intenda speculare su questi aspetti solo per guadagnare visibilità", insistono Ianeselli e Terragnolo, che tornano anche sulla validità dei percorsi formativi. “Quello Whirlpool è stato un esperimento di politiche attive, con un bilancio sostanzialmente positivo. Sicuramente anche in questa esperienza alcuni aspetti potevano essere gestiti in modo migliore, restano ancora da collocare un numero importante di lavoratori a cui il sistema deve risposte. In tale senso ricordiamo che da diverso tempo la Cgil del Trentino insiste sulla necessità di creare un'analisi strutturata dei fabbisogni professionali delle imprese. Questo consentirebbe di tarare in maniera più efficace i percorsi formativi e migliorare le possibilità di ricollocazione sul mercato del lavoro. Per fare ciò, però, servono risorse finanziarie e figure professionali anche nel pubblico, capaci di attivare percorsi personalizzati”.

 

Visto che la strada da percorrere è ancora lunga sul piano delle politiche attive del lavoro, “forse più che polemizzare sarebbe opportuno lavorare tutti insieme nella stessa direzione”, concludono Ianeselli e Terragnolo.

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