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Mercato del lavoro, Spinelli ai sindacati: "La situazione in Trentino è sotto controllo". Zeni: "La Pat cambi i suoi atteggiamenti e adotti politiche di lungo termine"

Di fronte alle preoccupazioni dei sindacati sui dati riferiti al mercato lavorativo elaborati dall'Agenzia del lavoro, la Pat ha risposto con un comunicato in cui si rassicura sulla situazione e si offre un'interpretazione diversa dei dati. "Da parte nostra c'è massima attenzione. Il mercato del lavoro trentino segna un'inflessione ma non allarmante". Zeni: "Si cambi atteggiamento verso i sindacati e si usi l'autonomia per trovare soluzioni a tutela dei lavoratori"

Di Davide Leveghi - 22 agosto 2019 - 20:16

TRENTO. Dopo il grido d'allarme lanciato dai sindacati sulla situazione del mercato del lavoro (qui l'articolo), l'assessore allo sviluppo economico, ricerca e lavoro Achille Spinelli ha risposto smorzando i toni. Attraverso un comunicato stampa, ha infatti comunicato la volontà della Provincia di mantenere all'attenzione massima la questione, assicurando come la Pat sia pronta ad intervenire in caso di peggioramento del quadro lavorativo.

 

“Siamo vigili e pronti ad attivare, in condivisione con le parti sociali, tutte le misure necessarie ed opportune per aumentare la capacità di assorbimento della forza lavoro da parte delle imprese, impegnandoci, nel contempo, sul settore strategico della formazione”, ha affermato Spinelli alla luce dei dati resi noti dall'Agenzia del lavoro, con cui si registra un calo della domanda di lavoro da parte delle aziende trentine.

 

“Riteniamo inoltre – ha aggiunto l'assessore – che le misure nazionali, miranti ad introdurre strumenti equitativi nel mercato del lavoro, tipo il decreto dignità, proprio nel periodo preso a riferimento, abbiano evidenziato, perlomeno per il settore dell'industria, gli effetti negativi previsti dal lato della flessibilità, con riduzione delle assunzioni a tempo determinato. Se guardiamo i dati nella loro complessità, possiamo notare alcuni importanti elementi di positività, se pensiamo che il mercato del lavoro trentino, come da fonte Ispat, evidenzi nel primo trimestre del 2019 un tasso di attività pari al 72,3% (+1.2% rispetto al medesimo periodo del 2018) e un tasso di occupazione pari al 68% (+1 rispetto al 2018)”.

 

Rispondendo alle preoccupazioni dei sindacati, Spinelli cerca di spiegare come il dato del saldo occupazionale dei primi cinque mesi dell'anno, negativo di circa 1500 unità, corrisponda non ad una perdita dei posti di lavoro ma ad una semplice prevalenza delle uscite sulle entrate. Un saldo negativo fisiologico, continua l'assessore allo sviluppo economico, visto che coinvolge settori come i pubblici esercizi e il turismo, per cui si chiude in gennaio e febbraio la stagione turistica invernale e si apre quella estiva a giugno.

 

Oltre a ciò, si aggiunga, continua il comunicato, che il comparto del turismo ha registrato quest’anno una certa difficoltà a reperire personale. Da ciò la riduzione di domanda. Rispetto all'anno precedente, dunque, c'è sì un calo delle assunzioni, ma in linea con il passato.

 

Un calo, in conclusione, a cui corrisponde a detta del titolare dell'assessorato, un incremento della qualità del lavoro sul mercato: la stabilità lavorativa sarebbe infatti in crescita, con un numero di assunzioni di +1.316 e di trasformazioni di +1.475 rispetto al 2018.

 

All'immediata risposta della Pat, non han tardato ad aggiungersi quelle delle opposizioni. Su tutti è il Partito democratico, attraverso Luca Zeni, a porre alla Giunta una serie di quesiti in riferimento alle prossime mosse che intraprenderà di fronte a questa crisi del mercato del lavoro e allo scarso feeling dimostrato con le organizzazioni sindacali.

 

Nelle righe dell'interrogazione si legge: “Le tradizioni dell’autonomia speciale hanno sempre imposto, in simili frangenti, l’adozione di politiche innovative e coraggiose, come insegna la sperimentale e coraggiosa intuizione della Legge provinciale 16 giugno 1983 n. 19, istitutiva dell’Agenzia del Lavoro, in un contesto socioeconomico non molto dissimile da quello attuale. Non si trattava allora solo di avviare un processo di innovazione negli interventi di politica del lavoro, bensì di pensare in termini di sviluppo storico, anziché di contingenza, guardando al futuro percependo, come lo definiva il lessico di Aldo Moro, “l’ansia profonda di liberazione in un raggiunto clima di consenso sociale”.

 

Ciò che serve insomma – continua il comunicato - non è solo attivare qualche meccanismo a tampone, ma pensare alla prospettiva, guardando alle possibili mutazioni delle economie e dei processi produttivi, anche attraverso la lente scientifica dell’Università, per individuare, infine, modelli nuovi con i quali aggredire le difficoltà prevedendone, laddove possibile, gli effetti almeno di media durata”.

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