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Dipendenti Telecom sul piede di guerra. Domani sciopero anche in Trentino

Sul tavolo la disdetta unilaterale dell'integrativo aziendale. Dai lavoratori la richiesta che l'azienda garantisca qualità nel servizio che investe in innovazione ricerca e sviluppo

Pubblicato il - 12 dicembre 2016 - 12:31

TRENTO. Nella giornata di domani i lavoratori e le lavoratrici di Telecom e Telecom Italia It incroceranno le braccia per uno sciopero nazionale in tutte le sedi sul territorio. Lo sciopero riguarderà l'intero turno.

 

Una seconda azione sindacale dopo la protesta indetta unitariamente da Slc Cgil Fistel Cisl e Uilcom Uil del Trentino alla fine di novembre contro la disdetta unilaterale del contratto integrativo e l’assenza di un piano industriale che dia prospettive di sviluppo futuro.

 

In quell'occasione sotto la sede di via Zambra si erano riuniti molti dipendenti.  In Trentino la situazione riguarda circa 350 lavoratori.

 

L’azienda ha disdettato l’accordo integrativo, incidendo al ribasso su salari e parte normativa. “Dopo sei anni di solidarietà e ampio recupero di produttività interna i risultati economici ottenuti sono stati ridistribuiti solo tra i dirigenti – hanno spiegato i sindacati -. Siamo di fronte al tentativo della dirigenza di far fallire la più grande azienda di telecomunicazioni del Paese per la loro ingordigia per le speculazioni finanziare che portano guadagno solo a pochi”.

 

I lavoratori chiedono invece un’azienda che garantisca qualità nel servizio che investe in innovazione ricerca e sviluppo, un’azienda che abbia un futuro e che garantisca un lavoro e un salario che permetta una vita dignitosa a tutti.

 

La disdetta unilaterale dell'integrativo aziendale che sarà operativa dal primo febbraio 2017 si misura in un valore pari al 15℅ di una retribuzione annua e avrà conseguenze negative anche sulla parte normativa ( ferie, trattamento per malattia etc). “Questo – ha spiegato il segretario generale Uilcom del Trentino Alan Tancredi - ha peggiorato notevolmente le relazioni sindacali anche a fronte del fatto che il nuovo management che si è prefisso l'obiettivo di recuperare 1,6 miliardi di euro in due anni riceverà 55 miliardi in compenso. L' assenza di un piano industriale configura la disdetta del secondo livello come una trita e ritrita ricetta a discapito di lavoratori e lavoratrici: recuperare sul costo del lavoro. E noi a questa situazione diciamo no”.

 

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