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Lunelli: “Il vino in Trentino? Deve essere di eccellenza. La battaglia sul prezzo la perderemo sempre”

Mentre il Veneto chiede 35mila ettari di nuovi vigneti in provincia ci si interroga sul futuro del mercato. Tomasi: “Abbiamo bisogno di una strategia condivisa. La politica deve darci una linea”

Pubblicato il - 25 settembre 2016 - 08:04

TRENTO. “L'unica strategia di lungo periodo da seguire per il Trentino è quella della qualità. La battaglia del prezzo la perderemo sempre”. A parlare è Matteo Lunelli da poco rientrato a Trento dopo il suo viaggio a Los Angeles dove il suo Ferrari è stato il protagonista del brindisi degli Emmy Awards, gli Oscar della televisione internazionale. Uno, insomma, che se ne intende di qualità e strategie industriali applicate al mondo del vino.

 

Il presidente della cantina trentina si inserisce così nel dibattito lanciato da il Dolomiti sulle prospettive del mercato vitivinicolo trentino. Un dibattito partito dal dato proveniente dal vicino Veneto: 35.000 ettari di nuovi vigneti chiesti dagli agricoltori locali solo nel 2016. Una cifra impressionante se paragonata a tutto il sistema produttivo trentino che ad oggi supera di poco i 10 mila ettari di terreno coltivato. Un dato, ci ha spiegato Giuseppe Facchin presidente della Confederazione Italiana Agricoltori di Treviso, legato alla strategia di sistema messa in atto anche grazie all'intervento della Regione di Zaia di conversione delle aziende cerealicole e zootecniche, i cui mercati sono in grossa crisi, in aziende vitivinicole.

 

“Un dato inconfutabile – aggiunge Massimo Tomasi direttore della Cia di Trento – che deve farci paura. Ma tolta la paura c'è bisogno anche per noi di darci una strategia. E soprattutto c'è bisogno di unità di sistema. Oggi ci sono troppe divisioni tra Vignaioli, Consorzio Vino, agricoltori, comitati di cittadini per la salute e via discorrendo. Il posto c'è per tutti. Tutti hanno le loro ragioni e i loro torti ma in pochissimi hanno l'umiltà di fare anche solo un passo verso l'altro. Per usare una metafora ognuno suona il suo strumento e lo fa in maniera diversa. Senza un buon direttore è difficile creare una buona orchestra.

 

E allora dovrebbe intervenire la politica. E' lei che deve facilitare il processo di mediazione, metterci tutti intorno a un tavolo, organizzare un bel congresso dove decidere insieme la strategia industriale da seguire nei prossimi 5, 10, 20 anni. Il vero valore aggiunto del Trentino è il nostro territorio. Partiamo da qui. Dalla valorizzazione delle nostre peculiarità”. Valorizzazione e qualità sono anche le parole d'ordine usate dal presidente delle cantine Ferrari Matteo Lunelli mentre traccia la sua visione futura di industria trentina del vino. “Dobbiamo darci una strategia di lungo periodo questo è indubbio – spiega – ed è solo sulla qualità che possiamo battere gli altri che invece possono anche spingere sulle quantità. Noi possiamo farci poco da questo punto di vista. Siamo un territorio di montagna dove costa di più produrre e le rese sono più basse di quelle che si avrebbero in pianura. Ma proprio per questo noi possiamo vincere. Perché siamo unici, perché abbiamo un senso di identità che nessuno ha. Sulla questione Doc delle Venezie, invece, preferisco non esprimermi. Non la conosco a fondo e preferisco non fare valutazioni”.

 

La questione Doc delle Venezie è un altro tema affrontato nello scorso articolo da il Dolomiti. Un progetto che per il Pinot Grigio ha visto unirsi Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino in un'unica D.o.c. Un progetto definito da Cesconi, presidente dei Vignaioli trentini, “potenzialmente lesivo per il sistema trentino perché ci costringe ad aumentare le rese e a seguire i veneti in una corsa industriale che è molto lontana da un modello fondato sulla qualità e sulla sostenibilità del prodotto”. “Io posso parlare del Trento Doc – completa Lunelli – che rappresenta perfettamente l'espressione di un'agricoltura di montagna. Ha uno stile unico e per questo si trasforma nella punta di diamante della nostra produzione. Io credo che stiamo già facendo cose straordinarie. Anche con il Consorzio Vini del Trentino ci stiamo muovendo bene. Si può fare di più? Sono d'accordo, soprattutto in prospettiva. E un coordinamento dall'alto sarebbe auspicabile. L'importante, però, è che si capisca che non saremo mai un luogo di produzione low cost. Il nostro spazio nel mondo lo conquistiamo lavorando sulle eccellenze e la qualità”.

  

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