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Mart, da gennaio i 'mediatori culturali' a casa. I lavoratori: "Perché non è stato fatto come al Muse?"

I "mediatori museali" conducono le attività didattiche e sono inquadrati con contratti da collaboratori (co.co.co, ndr) in scadenza. Il Mart non ha esercitato la legge provinciale 2/2016 e ha scelto di esternalizzare questi servizi

Pubblicato il - 30 novembre 2016 - 16:33

ROVERETO. "Perché non è stata scelta la strada adottata dal Muse, che si trova nella stessa situazione? Là si è sfruttata la possibilità prevista dalla legge provinciale 2/2016, che consente di inserire la clausola sociale: in pratica, il nuovo vincitore dell'appalto può essere 'costretto' ad assumere i lavoratori attualmente in forza", questa la prima domanda che Gabriele Silvestrin, segretario del NiDil Cgil (sindacato che tutela i lavoratori atipici, ndr) e i 21 collaboratori dell'Area educazione del Mart si pongono da inizio anno, senza però trovare risposte. 

 

I "mediatori museali", che conducono le attività didattiche come laboratori per le scuole, visite guidate e progetti ad hoc, sono inquadrati con contratti da collaboratori (co.co.co, ndr) in scadenza e con domenica 1 gennaio 2017, per le normative vigenti, non possono essere più rinnovati.

 

Il 18 novembre è giunta infatti la conferma che le attività da loro svolte verranno esternalizzate e si registra con rammarico che si è atteso fine anno per informarli. Nel frattempo è stato anche chiarito che il Mart ha scelto di indire una gara a inviti, rivolta a 5 soggetti, per integrare il personale. La norma adottata invece dal Muse è una possibilità che il Trentino ha scelto per salvaguardare il più possibile i posti di lavoro e le competenze di chi ha ricoperto per tanto tempo le funzioni oggetto di esternalizzazione.

 

"Noi - spiegano i lavoratori - operiamo nel settore Area educazione da parecchi anni, abbiamo contribuito a far crescere l’apprezzamento da parte di chi si avvale di questa attività, sviluppando una rete territoriale con le scuole e altri soggetti, impegnandoci con professionalità e dedizione. Ora scopriamo che non abbiamo un futuro nel Mart e dovremo ricostruirne uno altrove. Per questo vogliamo denunciare prima di tutto la mancanza di attenzione etica del Mart nei confronti dei propri collaboratori e quindi la mancanza di corretta informazione nei confronti del nostro sindacato, che ha cercato la massima collaborazione con un approccio pragmatico e serio, ma ciò non è servito a nulla: da febbraio 2016 ha cercato un dialogo per trattare la questione dell'esternalizzazione, rimanendone però sempre all'oscuro. Inoltre denunciamo la scelta di non utilizzare la clausola sociale, che ci avrebbe consentito di continuare a operare nel museo, garantendo anche continuità".

 

Riguardo a quest’ultimo punto, concludono i lavoratori, "chiediamo all’assessore alla Cultura e ai vertici provinciali se questa scelta sia stata da loro condivisa, perché non riusciamo a comprendere come si possano seguire due strade diverse per la stessa area nei due principali musei trentini. Auspichiamo un intervento chiarificatore e risolutivo che ci consenta di continuare a lavorare".

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