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Nord Est in timida crescita, il Trentino meglio del Veneto per il tasso di disoccupazione, ma insegue nel settore vino

I principali indicatori macroeconomici del Nord Est parlano di una crescita timida ma selettiva. Pil (+1,1), consumi (+1,7), esportazioni (+1,5%) e numero occupati (+1,0). La macroregione registra un exploit del settore agroalimentare 

Di Luca Andreazza - 09 febbraio 2017 - 13:54

TRENTO. I numeri del 2016 parlano di un Nord Est che prosegue sulla via della crescita e che continua a mettere a segno performance positive per quanto riguarda i principali indicatori legati all’economia e al lavoro. A fronte di indicatori di segno positivo, il rapporto evidenzia una divaricazione importante delle imprese, un mercato del lavoro che fatica a dare continuità agli impieghi, una classe media che esprime un disagio crescente. Il Nord Est palesa una difficoltà importante nel trattenere i propri talenti e nel confermare la dinamica di attrazione degli investimenti dall’estero.

 

Nel 2016 i numeri dell’economia del Nord Est sono tendenzialmente positivi: il valore del Pil riferito al 2007 è ancora molto lontano, ma rispetto alla media del Paese che registra una crescita al +0,9%, gli indicatori macroeconomici di Trentino Alto Adige, Veneto e Friuli Venezia Giulia dipingono un quadro al +1,1%, segni di vitalità per il secondo anno consecutivi all'interno di un contesto nazionale e internazionale molto instabile e complesso.

 

I consumi delle famiglie, pur registrando un calo di fiducia, hanno mantenuto un trend positivo (+1,7%). I dati dell’export permangono in terreno positivo con un +1,5% del Nord Est rispetto a un +0,5% a livello nazionale, anche se il trend di crescita appare rallentato rispetto agli anni passati e il volume degli affari si attesta intorno ai 79 miliardi di euro per un +1,1% rispetto al 2015.

 

Un’importante eccezione è fornita dall’exploit del settore agroalimentare: i numeri di questo comparto testimoniano una crescita che non può essere qualificata come passeggera, in quanto il peso dell’export è passato dal 5% a quasi il 10% in pochi anni, trainato in particolare dalla filiera del vino. Un successo che affonda le radici nella crescita culturale della qualità dopo lo scandalo del vino al metanolo del 1986, anno in cui vede la luce anche il marchio Slow Food / Gambero Rosso.  Il Nord Est può contare in questo comparto su alcuni campioni storici, come Ferrari, leader internazionale nel segmento spumanti. Il settore del vino però ha mostrato una grande abilità di promuovere a livello internazionale una molteplicità di soggetti di diversa taglia e capacità manageriali. Tante realtà sono infatti riuscite a vincere la scommessa del mercato facendo leva su territorio, sostenibilità e qualità.

 

 Il Trentino Alto Adige è però il fanalino di coda nelle esportazioni, collocandosi sotto la media del Nord Est, e rincorrendo il Veneto, l'Italia e il Friuli Venezia Giulia. Un'ascesa inarrestabile del prosecco veneto, un'intensa attività in Friuli, mentre il fatturato trentino è lanciato da Mezzocorona, Cavit e Ferrari che mettono insieme da sole oltre 500 milioni di euro e si collocano in alto nelle graduatorie del settore, ma poi lascia ampio campo alla concorrenza. Un contesto dove i piccoli produttori giocano brillantemente la loro parte, ma poi non emergono nell'ambito nazionale e a conti fatti il Trentino resta indietro.

Il mercato del lavoro evidenzia un anno di assestamento. Dopo i risultati ottenuti nel 2015, dovuti in gran parte allo sgravio contributivo, nel 2016 si assiste ad una riduzione significativa dei contratti a tempo indeterminato (-32%). Per contro, si possono notare segnali di incremento nei contratti di apprendistato e nel ricorso allo strumento dei voucherutilizzato in maniera esponenziale anche in Provincia: il dato si attesta intorno ai 6 milioni. Il dato relativo agli occupati è stabile, mentre la disoccupazione è in leggero calo attestandosi intorno al 6,7%: in Trentino l'indice si ferma al 5,9%, collocandosi fra il 6,5% del Veneto e l'invidiabile 2,5% dell'Alto Adige.

 

Se il tasso di occupazione del Nord Est (65,3%) è simile alla media dei ventotto paesi dell'Unione Europa (65,5%), la forbice rispetto alle regioni più competitive assume i contorni del divario: la Baviera raggiunge il 77,7%, mentre Baden-Wuertternberg al 76,9%. 

 

Il Nord Est riflette un quadro problematico sul fronte della demografia, segnato in particolare dal calo e l'invecchiamento della popolazione residente che nel 2016 è scesa sotto la soglia dei 7,2 migliaia di abitanti. Altri aspetti preoccupanti riguardano i saldi migratori e il fenomeno dell’emigrazione. Nonostante una 'retorica dell’invasione', i numeri restituiscono l’immagine di un Paese poco attrattivo dove le popolazioni migranti puntano a transitare più che a rimanere e dove i giovani fra i 25 e i 34 anni tendono a lasciare le regioni del Nord Est (circa il 21% di quanti emigrano dispone di laurea o dottorato di ricerca). Anche la fecondità è in discesa, ma il Trentino Alto Adige con un 1,63 figli per donna è sopra la media di Italia (1,35), Veneto (1,38) e Friuli Venezia Giulia (1,32).

Un progetto di rilancio della manifattura nel Nord Est è legato alle opportunità offerte dal Piano Industria 4.0, un progetto che può contribuire in maniera determinante a rinnovare l’interesse di investitori internazionali per il sistema.

 

Il punto di forza delle imprese nordestine è sempre stata una manifattura di qualità caratterizzata da un approccio al mercato e alle nuove tecnologie: non è però la somma di tante buone pratiche a rendere un territorio più attrattivo, quanto piuttosto un disegno politicamente condiviso da promuovere verso il mondo per invertire quei trend di medio e lungo periodo che rischiano di minare le fondamenta del successo economico dell’intero Nord Est. Nel 2016 è cresciuto anche l'attrattività economica del Nord Est capace di registrare il +105% rispetto al 2013. 

 

Ottime le performance degli atenei del Nord Est, che si collocano nella parte alta della classifica Anvur sulla qualità della ricerca: l'Università di Trento (sesto posto generale) guida il drappello seguita da Padova (7), Cà Foscari di Venezia (8), quindi spazio alla Bicocca di Milano (9), Verona (11), Torino (22), Politecnico di Milano (25) e Udine (34).

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