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Porfido, le nuove regole in un disegno di legge

Promosso da Alessandro Olivi riporta alla Provincia il controllo sulle concessioni estrattive. "L'80% delle lavorazioni saranno in loco"

Pubblicato il - 16 settembre 2016 - 13:17

TRENTO. "Questa volta la questione la affrontiamo in modo concreto". Ha detto così il vicepresidente Alessandro Olivi alla  conferenza stampa di presentazione del disegno di legge sul porfido. "Perché è necessario un cambio di direzione, anche per togliere zone opache da quello che per il Trentino è un comparto molto importante".

 

La prima novità è questa: la Provincia si riprende il ruolo decisionale "non per essere accentratori e centralisti" ma per "promuovere una omogeneizzazione" dei controlli. Il "disciplinare tipo" sarà emanato dalla Pat, così come il "bando tipo", saranno poi aumentati i poteri di controllo in capo alla Provincia sulla sicurezza dei lavoratori e sul loro trattamento retributivo.

 

Altro tema importante quello della "filiera". L'obiettivo è fare in modo che chi estrae il porfido svolga all'interno dell'azienda sia la prima che la seconda lavorazione. Già oggi è vietato il commercio del materiale grezzo, il pezzo di montagna staccato, per capirsi. "Questo perché la montagna - ha ricordato il Olivi - è un bene comune". Il grezzo che però deriva dalla prima cernita non è normato, nemmeno tracciabile. Con questa proposta sarà introdotta la tracciabilità e l'obbligo di lavorare sul posto almeno l'ottanta per cento di questo materiale. La restante percentuale, se non lavorata in loco, sarà comunque pesata e tracciata.

 

Anche la sicurezza sul lavoro è uno degli obiettivi. L'introduzione dell'obbligo di lavorazione in loco di una parte importante del materiale porta con sé un maggior controllo della salute dei lavoratori che prestano la loro opera all'interno delle cave trentine. Ma la responsabilità dell'azienda concessionaria non si fermerà al cancello della cava, sarà sua anche per quanto riguarda le lavorazioni secondarie affidate a terzi

 

Normati anche i rapporti tra Comuni e Asuc. Prima si aprivano spesso contenzioni tra i due enti, ora saranno le Asuc a doversi esprimere sulla concessione. Se, entro un tempo stabilito, si esprimeranno favorevolmente, il Comune potrà procedere con la concessione. Se, al contrario, si esprimeranno negativamente la concessione non sarà accordata ma - e questo è significativo - la cava in oggetto sarà espunta dal Piano cave a livello urbanistico.

 

Questo disegno di legge avrà valore solo per le concessioni future, e non sono molte quelle che scadono a breve. Anzi, sembra che le scadenze siano previste per il 2023. "Nel testo è però previsto il graduale avvicinamento agli obiettivi anche per le concessioni già in essere", spiega Olivi.

 

“Con questo disegno di legge – evidenzia il vice presidente Alessandro Olivi – vogliamo dare un futuro ad un bacino economico e sociale che ha urgente necessità di cambiare. Vogliamo salvaguardare le migliori competenze e garantire la qualità del prodotto e del lavoro. Siamo convinti che il settore estrattivo trentino abbia ancora un suo potenziale ma che per evitare il declino lo stesso debba adeguarsi agli standard di una economia moderna. Serve una svolta coraggiosa che, con il contributo responsabile di tutti gli attori del sistema, affronti i veri problemi che pesano sul settore".

 

 

 

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