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Quid hotel e ristorante Mover verso la chiusura, 32 posti a rischio. La Uil: "Un altro duro colpo per il terziario trentino"

Hnh Trento presenta una perdita di circa 600 mila euro in 5 anni e un rosso di 22 mila euro sul bilancio 2015. I proprietari delle pareti sono rispettivamente Sgr Castello per l'hotel quattro stelle e Interbrennero per la parte ristorativa, mentre Hnh Trento srl è proprietaria degli arredi, dell'attrezzatura e di tutto ciò che si trova all'interno delle mura in questione

 

 

Di Luca Andreazza - 08 dicembre 2016 - 19:31

TRENTO. Il Quid hotel Trento e il Ristorante Mover in zona Interporto chiuderanno i battenti l'8 gennaio. L'ultimo di tanti casi che si aggiunge alle pratiche sulla scrivania del vicepresidente provinciale Alessandro Olivi e un altro duro colpo inferto al settore terziario trentino che potrebbe far restare a casa altri 32 lavoratori. Un quadro che vede coinvolti Hnh Trento srl, Sgr Castello Interbrennero.

 

"Le imprese Hnh hanno richiesto - spiega Stefano Picchetti, segretario di UilTucs - la riduzione dei canoni di locazione, ma i proprietari dell'immobile hanno negato questa opportunità e davanti alla gestione economica deficitaria per l'attuale congiuntura del settore, l'unica strada che il Quid hotel e il ristorante Mover possono perseguire è la cessazione delle attività".

 

I proprietari delle pareti sono rispettivamente Sgr Castello per l'hotel quattro stelle e Interbrennero per la parte ristorativa, mentre Hnh Trento srl è proprietaria degli arredi, dell'attrezzatura e di tutto ciò che si trova all'interno delle mura in questione: "La società Hnh - continua il sindacato - titolare di entrambe le attività, ha presentato una gestione in perdita di circa 600 mila euro in cinque anni e un conto in rosso di 22 mila euro sul bilancio del 2015. Alla richiesta di usufruire di canoni agevolati per contenere la perdita, Sgr Castello e Interbrennero si sono sfilate e l'unico scenario ora è la chiusura di queste attività".

 

Una situazione complicata, alla quale si aggiunge inoltre un piccolo giallo: in marzo Interbrennero, consapevole del quadro, ha pubblicato un bando di interesse per la gestione del ristorante Mover, ma le attese e le aspettative di vedere la fila fuori dagli uffici per subentrare nelle strutture ha tradito le attese. L'interesse giunge da unico soggetto che presenta una doppia proposta: le offerte del ristorante Mover vengono però rispedite al mittente e si trova un compromesso per arrivare almeno a fine anno, ma ormai siamo agli sgoccioli.

 

"Voci di corridoio - prosegue Picchetti - dicono che ci sia una trattativa in corso con B&B Hotels, ma questo rappresenterebbe un passo falso sotto diversi punti di vista. Il primo è che l'azienda non avrebbe l'obbligo di riassumere i dipendenti in uscita, quindi il numero di lavoratori impiegati all'interno dell'attività sarebbero decisamente inferiori. L'industria del turismo perderebbe inoltre un player di indiscussa qualità, mentre i ragazzi altamente professionali, preparati e generosi il proprio posto di lavoro. Non bisogna inoltre dimenticare che siamo davanti a due realtà compartecipate, che dovrebbero tenere al territorio: Itas detiene delle quote in Sgr Castello, mentre Regione e le Province di Trento e Bolzano sono una fetta molto grossa e importante di Interbrennero".

 

Il Quid Hotel infatti è una struttura alberghiera certificata dalla Provincia come quattro stelle, affiliata al marchio Best Western e che ogni anno raggiunge il massimo del punteggio del noto brand per i servizi e gli standard di qualità molto alti che lo staff in larga maggioranza trentino e dall'età media di circa 30 anni propone ogni giorno: "Si tratta solo dell'ultimo caso - dice la UilTucs - uno stillicidio incessante di linfa produttiva e di professionalità. Per ogni posto di lavoro a tempo indeterminato perso aumenta l'utilizzo dei voucher, in questo caso si tratta della strada sbagliata da seguire se se si vuole puntare su un turismo di qualità, ma purtroppo le associazioni di categoria, come Confcommercio, Confesercenti e Asat, propongono convegni, simposi e incontri, ma poi si voltano da un'altra parte".

 

Una zona dell'Interporto che non è riuscita a spiccare il volo come si credeva e che necessita ancora di molte azioni: "Manca - conclude Picchetti - un progetto di valorizzazione della zona, come l'Ikea e tutti gli interventi promessi".

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