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Tassullo, i sindacati: "Senza la vendita degli assets, azienda destinata a fallire: i dipendenti perderanno il posto di lavoro"

Le parti sociali hanno incontrato il curatore fallimentare e il vice presidente Alessandro Olivi per chiedere interventi concreti e veloci per salvare l'azienda dalla cessazione dell'attività: "Affitto del ramo d'azienda poco percorribile"

Pubblicato il - 26 giugno 2017 - 20:07

"Tassullo, senza la vendita degli assets la chiusura e il licenziamento per tutti i dipendenti è certa. Si acceleri ogni azione possibile per uscire dallo stallo attuale", queste le parole dei sindacati per voce di Maurizio Zabbeni (Fillea-Cgil), Fabrizio Bignotti (Filca-Cisl) e Matteo Salvetti (FeNeal-Uil) dopo aver incontrato il curatore fallimentare Alberto Bombardelli e il vicepresidente Alessandro Olivi. 

 

"Abbiamo appreso dal curatore fallimentare - spiegano i tre segretari - che il blocco della vendita degli assets societari è inviolabile e che l'unica soluzione possibile ad oggi è un affitto di ramo aziendale".

 

E' forte la preoccupazione per le sorti della Tassullo Materiali e soprattutto per i 43 lavoratori ancora in forza: "Chiediamo di intervenire - dicono - dove possibile, per tutelare al meglio la continuità aziendale e i livelli occupazionali. Lo stallo che le varie sentenze e ordinanze del Tribunale hanno creato, in risposta alle istanze dei ricorrenti, rischia di mettere la parola fine all'attività con il licenziamento di tutti gli addetti, oltre alla perdita per il tessuto sociale locale di una realtà imprenditoriale essenziale per il futuro delle famiglie".

Le parti sociali ritengono difficilmente percorribile la strada dell'affitto del ramo aziendale: "La sentenza della Cassazione - aggiungono Cgil, Cisl e Uil - che potrebbe determinare il ritorno alla procedura concordataria, in luogo del fallimento, riconsegnando la società alla vecchia proprietà, padrona, in quel momento, di estromettere l'affittuario medesimo. La Tassullo ha invece un bisogno assoluto di investimenti e per questo è difficile pensare che un eventuale affittuario decida di investire nel momento in cui non ha garanzie di poter proseguire le attività oltre i 18/24 mesi che serviranno alla Suprema Corte per esprimersi".

 

A questa già grave situazione si aggiunge anche il fatto che l'esercizio provvisorio non potrà continuare ancora a lungo. “A settembre - spiegano ancora Maurizio Zabbeni, Fabrizio Bignotti e Matteo Salvetti - verranno meno le entrate di natura straordinaria che hanno permesso in questo periodo di colmare le perdite derivanti dalla gestione caratteristica dell'impresa”. Da quel momento la gestione provvisoria brucerà cassa a danno dell'impresa e dei creditori.

 

E' concreta la possibilità che nessun affittuario riesca a subentrare, quindi l'esercizio provvisorio consuma le risorse ancora disponibili in cassa e l'azienda diventa incapace di rilanciare l'impresa sul mercato per arrivare alla cessazione.

 

"In questo quadro appare del tutto incomprensibile lo stop alla vendita degli assets - incalzano i tre segretari – anche perché il concordato era liquidatorio e prevedeva la vendita degli assets attraverso le aste. Oltre al danno, abbiamo anche la beffa in quanto in presenza di un'offerta congrua e vincolante si sarebbero potuti salvare i livelli occupazionali attuali e prevedere investimenti futuri".

 

“Non è nostro compito commentare le sentenze e le ordinanze del Tribunale – concludono i tre segretari - ma registriamo che questo stallo avrà l'unica certezza della cessazione di questa importante realtà e quindi il licenziamento di tutti i dipendenti. Chiediamo di verificare immediatamente gli eventuali interessamenti all'affitto del ramo aziendale con clausole sociali a tutela occupazionale e dei creditori. In caso negativo, si proceda contestualmente a dare evidenza oggettiva all'impossibilità di proseguire con l'esercizio provvisorio, nella speranza che si possa riconsiderare l'attuale divieto alla liquidazione societaria".

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