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Coronavirus, riapertura all'esterno di bar e ristoranti. Coldiretti: ''Effetti per tutta la filiera, lockdown ha messo a rischio tradizioni tramandate da secoli''

Con il via libera all’apertura di circa 3mila bar, ristoranti, pizzerie ed agriturismo il Trentino ha anticipato la ripartenza dei servizi di ristorazione in grande affanno lungo tutta la penisola dopo oltre un anno di chiusure a singhiozzo. Barbacovi: "Effetti positivi lungo tutta la filiera con agricoltori, allevatori, casari e viticoltori che soffrono insieme ai ristoratori per la mancanza di sbocco per le proprie produzioni"

Pubblicato il - 19 aprile 2021 - 10:03

TRENTO. La riapertura di bar, ristoranti e agriturismi porterà benefici a tutta la filiera a partire dagli agricoltori, allevatori, casari e viticoltori. Queste le parole che arrivano da Coldiretti del Trentino in merito alle riaperture esterne da lunedì 19 aprile.

 

“Una decisione – sottolinea il presidente di Coldiretti Trentino Alto Adige Gianluca Barbacovi - che porta effetti positivi lungo tutta la filiera che ha soffre per la mancanza di sbocco per le proprie produzioni. A rischio ci sono anche le produzioni di qualità in montagna, negli alpeggi e nelle malghe, ma anche la viticoltura con scorte invendute per il lockdown al turismo invernale”.

 

La prospettiva di riapertura il prossimo 26 aprile è attesa lungo tutta la Penisola dove per le chiusure dei circa 360mila servizi di ristorazione si contano circa 1,1 milioni di tonnellate i cibi e di vini invenduti dall’inizio della pandemia. Si stima che 330mila tonnellate di carne bovina, 270mila tonnellate di pesce e frutti di mare e circa 220 milioni di bottiglie di vino – sottolinea la Coldiretti – non siano mai arrivati nell’ultimo anno sulle tavole dei locali costretti ad un logorante stop and go senza la possibilità di programmare gli acquisti anche per prodotti fortemente deperibili.

 

Al danno economico ed occupazionale si aggiunge il rischio di estinzione per oltre 5mila specialità dell’enogastronomia locale, dai formaggi ai salumi fino ai dolci, per la mancanza di sbocchi di mercato per l’assenza di turisti e la chiusura di ristoranti e agriturismi dove le tradizioni dai campi alla tavola sono tramandate da secoli.

 

 

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