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Morti sul lavoro, la strage senza fine. In Trentino 10 tragedie da gennaio, Uopsal: ''Momento drammatico''. I sindacati chiedono controlli: ''Serve agire subito''

A Lavarone un operaio è morto dopo essere precipitato da una impalcatura. E' la decima persona morta sul lavoro quest'anno in Trentino. Il direttore dell'Uopsal: "Stiamo cercando di decifrare quello che sta accadendo, siamo davanti a numeri drammatici".  Cgil, Cisl e Uil: "Aumentare la cultura della sicurezza, fare prevenzione, rendere i controlli capillari. Morire sul lavoro non può mai essere considerata una tragica fatalità" 

Di Giuseppe Fin - 08 ottobre 2021 - 21:04

TRENTO. Un morto al mese. Un morto sul posto di lavoro. E' drammatico il numero di persone che nel 2021 hanno perso la vita in un'azienda, in un cantiere, nel bosco o nel fare manutenzione a qualche impianto. Dieci morti, l'ultimo avvenuto a Lavarone. Un operaio stava lavorando in un cantiere edilizio quando, ad un certo punto, è precipitato dall'impalcatura da un'altezza di circa dieci metri perdendo la vita sul posto. (QUI L'ARTICOLO)

 

Poco più di due settimane fa un altro incidente mortale è avvenuto agli impianti sciistici della val di Sole dove un uomo di 58 anni è rimasto schiacciato da un macchinario (QUI L'ARTICOLO). Ma non possiamo dimenticarci gli incidenti nei boschi che hanno riguardato perlopiù giovani ragazzi (QUI L'ARTICOLO). Sono numeri che raccontano il dramma che il nostro territorio sta vivendo. I morti sul lavoro nel 2020 in Trentino sono stati 9, contro i 10 dell'anno precedente. Un dato, quest'ultimo, uguale a quello che abbiamo registrato in 10 mesi nel 2021.

 

Purtroppo di lavoro e sul lavoro si continua a morire, nelle fabbriche, nei campi, nei cantieri edili, nei magazzini. Dietro ciascun numero, una persona, una famiglia devastata dalla perdita, interrogativi che si rincorrono. “Stiamo vivendo un momento drammatico” ci dice Dario Uber, il direttore dell'Unità operativa prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro (Uopsal) dell'Apss che si trova in prima linea in queste drammatiche situazioni.

 

“Stiamo cercando di decifrare quello che sta accadendo – spiega a ilDolomiti - il fenomeno non è semplice. Si potrebbe pensare ad una congiuntura particolare che però non vuole giustificare tutto ma bisogna anche pensare alle riaperture, alla riprese delle attività. Ci si sta chiedendo se esiste una vera correlazione per capire quello che stiamo vivendo”.

 

C'è chi parla anche di poca attenzione alla sicurezza nella continua rincorsa delle aziende al bonus 110% per la ristrutturazione, ma molti incidenti in edilizia sono avvenuti durante la costruzione di nuovi edifici. “Abbiamo registrato infortuni in vari settori e per questo la situazione è più difficile, non capiamo bene le motivazioni. Certo alcuni degli infortuni sembrerebbero in qualche maniera correlati anche alla mancanza delle attrezzature di sicurezza, in altri casi all'atteggiamento dei lavoratori. Dobbiamo un po' fare il conto drammatico della situazione, vedere se riusciamo a capirci qualcosa in più e scegliere come investire nel programma futuro di interventi” spiega il direttore Uber.

 

Incidenti gravi e mortali si sono registrati nell'edilizia e nell'ambito boschivo martoriato gli scorsi anni dopo Vaia. “La prossima settimana – spiega l'Uopsal – ci sarà un comitato di coordinamento dove ci troveremo tutti a parlare di questo per delineare i programmi futuri, all'interno di un piano di prevenzione e che riguarda varie azioni di prevenzione in agricoltura, in edilizia e altri settori che meritano attenzione come gli impianti di risalita dove serve adeguare le misure sicurezza anche per i lavoratori e non solo per l'utenza”.

 

C'è poi il problema del personale. L'Uopsal è occupata negli infortuni che si verificano sul territorio ma la sua attività  riguarda anche la prevenzione e la formazione. Attività che non sempre si riescono a portare avanti. “Se ci fosse più personale saremmo tutti più contenti perché riusciremo a fare più cose – conclude Uber – ma l'impegno con gli infortuni è molto importante e difficilmente possiamo fare altro”.

 

A chiedere più controlli e maggiore prevenzione sono i sindacati che sottolineano la necessità di “impegni concreti” per affrontare questa drammatica piaga. “Non si può continuare a morire sul lavoro – dicono con amarezza i segretari provinciali di Fillea Cgil, Sandra Ferrari, Filca Cisl, Fabrizio Bignotti, e Feneal Uil, Matteo Salvetti -. Con la ripartenza delle attività c’è stato un incremento di incidenti sui posti di lavoro, anche mortali purtroppo. E’ ora che a livello nazionale e provinciale si agisca con determinazione per aumentare la cultura della sicurezza, fare prevenzione, rendere i controlli capillari. Morire sul lavoro non può mai essere considerata una tragica fatalità ed è per questa ragione che tutti, sindacati compresi, dobbiamo agire per arginare questo dramma”. Allo stesso tempo i sindacati sollecitano la Provincia a rafforzare gli organici dell’Uopsal per rendere più capillari i controlli e anche l’azione di formazione.

 

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