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Sanitari no vax nelle case di riposo, Cgil e Cisl: ''Esclusi dal tavolo tecnico per valutare la situazione: pronti alla mobilitazione''

La Provincia in vista della sospensione del personale sanitario non vaccinato che opera all’interno delle Rsa del Trentino ha deciso di istituire un tavolo tecnico per affrontare le situazioni più critiche. Diaspro e Pallanch: "Paradossale che ancora non si conosca esattamente la situazione"

Pubblicato il - 01 settembre 2021 - 23:46

TRENTO. "Apprendiamo da un comunicato della Pat dell’istituzione di un tavolo tecnico per affrontare le situazioni più critiche in vista della sospensione del personale sanitario non vaccinato che opera all’interno delle Rsa". A parlare Luigi Diaspro (Fp Cgil) e Giuseppe Pallanch (Cisl Fp). "C'è la rassicurazione da parte dell’assessora Segnana che saranno messe in campo tutte le soluzioni tecniche necessarie per affrontare la situazione e il ringraziamento al personale che si è responsabilmente vaccinato. Prendiamo atto di queste rassicurazioni, ma ricordiamo all’assessora che la situazione delle case di riposo non può essere trattata a un tavolo cui non è presente la rappresentanza dei lavoratori coinvolti e che di ringraziamenti fittizi il personale ne ha abbastanza".

 

La Provincia in vista della sospensione del personale sanitario non vaccinato che opera all’interno delle Rsa del Trentino ha deciso di istituire un tavolo tecnico per affrontare le situazioni più critiche.

 

La decisione è arrivata a seguito di un incontro al quale hanno preso parte l’assessora provinciale alla salute, il dirigente generale del Dipartimento Giancarlo RuscittiEnrico Nava e i vertici delle due realtà che rappresentano le Apsp con le presidenti Michela Chiogna (Upipa) e Paola Maccani (Spes) e i direttori generali Massimo Giordani (Upipa) e Italo Monfredini (Spes). 

 

"Sembra che le Apsp in effettiva difficoltà a causa della sospensione del personale non vaccinato siano 3 e non 5 e sembra che l’Azienda sanitaria possa mandare una decina di professionisti a supporto delle case di riposo in maggiore affanno. Se questo è vero - aggiungono Diaspro e Pallanch - evidentemente siamo davanti a una situazione diversa rispetto a quella prospettata a oggi. Bene che le difficoltà siano minori rispetto a quanto precedentemente comunicato, ma è paradossale che non si conosca esattamente il numero ma solo una stima dei provvedimenti di sospensione emessi, che per le Apsp, sarebbero circa 280/300".

 

I sindacati avanzano tre richieste, ritenute non più prorogabili. "Primo: vanno stanziate subito nuove risorse per creare un sistema premiante che dia conto e valore a questa particolare fase di lavoro e difficoltà. Secondo, rilanciamo l’esigenza di riunire immediatamente il tavolo permanente come istituito in Upipa: la riunione di oggi trattava di organizzazione, gestione e carichi di lavoro del personale: inammissibile che i rappresentanti dei lavoratori siano stati esclusi; assurdo che si debbano attendere le notizie di stampa per sapere cosa decidono i vertici di Provincia, Upipa e Spes per riorganizzare i servizi per i nostri anziani e con quale e quanto personale di supporto, con quali modalità operative. Terzo, a questo personale non può essere ancora negato il dovuto stanziamento di risorse per l’accordo di settore, per mettere mano all’ordinamento professionale e per rinnovare il contratto di lavoro scaduto".

 

La nota di piazza Dante riporta che il tavolo valutare la situazione è composto dal direttore dell'Unità operativa di supporto Rsa dell'Apss Enrico Nava, oltre ai direttori e ai legali rappresentanti delle strutture all’interno delle quali le sospensioni di infermieri e oss non vaccinati incideranno maggiormente a livello organizzativo.

 

Le parti sociali avanzano la richiesta di convocare il tavolo permanente per conoscere i dati definitivi della situazione, ma anche i provvedimenti di natura riorganizzativa che si intendono adottare.

 

"Queste lavoratrici e lavoratori - evidenziano Cgil Fp e Fp Cisl - garantiscono l’assistenza e il benessere dei nostri anziani, si sono spesi anche nei mesi più cupi della pandemia Covid e si preparano a nuovi mesi di difficoltà, coi colleghi sospesi e l’arrivo dell’autunno. Serve riattivare un dialogo che porti a valorizzare lo sforzo, la professionalità e l’impegno di queste persone, oltre a garantirne, ovviamente, diritti e tutele".

 

La mobilitazione continua: "Il 9 settembre saremo in presidio coi lavoratori sotto l’assessorato in Via Gilli perché la politica assuma come prioritaria la questione del personale delle case di riposo trentine, smettendola con misure tampone che gravano esclusivamente sulla responsabilità degli operatori. Occorre una revisione profonda del sistema, a partire dai parametri di assistenza, all’equiparazione delle condizioni giuridiche e retributive, al riconoscimento professionale, al rinnovo del contratto", concludono Diaspro e Pallanch.

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