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Sicurezza sul lavoro, i sindacati contro la Giunta provinciale: ''Inaccettabili le scorciatoie per limitare i controlli. Non si scherza con la salute''

Cgil Cisl Uil non nascondono il proprio sconcerto di fronte alla proposta della Giunta provinciale discussa in Prima commissione. E puntano il dito contro l’ennesima decisione che lascia fuori dal confronto i rappresentanti dei lavoratori. “Atto grave soprattutto quando si parla di controlli sul rispetto delle norme sui rapporti di lavoro”, fanno notare i tre segretari generali Andrea Grosselli, Michele Bezzi e Walter Alotti

Di G.Fin - 07 ottobre 2021 - 16:00

TRENTO. “E' inaccettabile qualsiasi scorciatoia che possa in qualche modo limitare i controlli”. E' dura la presa di posizione messa in campo in queste ore dal mondo sindacale esprimendo il proprio sconcerto davanti alla proposta della Giunta provinciale discussa ieri in Prima commissione.

 

Cgil, Cisl e Uil puntano il dito non solamente sui dati che sono stati diffusi ma anche definiscono inaccettabile un sistema che mette insieme controllato e controllore, tagliando fuori chi rappresenta i lavoratori.

 

LA DECISIONE

La Prima Commissione consiliare ha espresso parere positivo (con 4 astensioni delle minoranze) sulla proposta di deliberazione, con cui la Giunta provinciale si appresta a razionalizzare e semplificare i controlli Pat sulle imprese. La Pat ha spiegato che l'obiettivo è quello di rendere i controlli più pragmatici e poco impattanti sul lavoro e il dinamismo delle aziende.

 

Si ricorrerà soprattutto all'informatizzazione e alla semplificazione amministrativa. Il documento presentato attesta a quota 80.000 i controlli effettuati nel 2020 (quelli ispettivi sono 17 mila nel settore agricolo, 6 mila in Apss, mille nel campo del lavoro; quelli documentali, quindi sulle autocertificazioni rese dalle aziende, sono stati 20 mila per la verifica delle misure di sostegno all'economia e 10 mila per la regolarità del lavoro e dei servizi). La Provincia intende lavorare per migliorare la funzionalità dei controlli sugli enti locali e in questo senso si prospettano dei progetti pilota.

 

I SINDACATI

“Con la salute e la sicurezza sul lavoro e sulla regolarità dei rapporti di lavoro non si scherza. Cercare scorciatoie per rendere meno capillari i controlli sulle aziende e, peggio, pensare ad un sistema in cui controllato e controllore decidono insieme, è grave. Non è questa la strada per fare prevenzione né per tutelare in modo adeguato lavoratori e lavoratrici” hanno spiegato oggi i tre sindacati, Cgil, Cisl e Uil.

 

L’ennesima decisione che lascia fuori dal confronto i rappresentanti dei lavoratori è un “Atto grave soprattutto quando si parla di controlli sul rispetto delle norme sui rapporti di lavoro”, fanno notare i tre segretari generali Andrea Grosselli, Michele Bezzi e Walter Alotti.

Cgil Cisl Uil contestano anche i dati discussi ieri in commissione. “Delle 80mila ispezioni condotte lo scorso anno, il 40 per cento riguarda i controlli effettuati sulle imprese beneficiarie di contributi economici anche legati all’emergenza sanitaria e alla crisi economica – sottolineano le tre sigle -. E’ chiaro a tutti che non si può mettere sullo stesso piano questa tipologia di controlli, fondamentali ma meramente burocratici, con quelli finalizzati ad accertare che vengano rispettate le norme sul lavoro e su salute e sicurezza”.

Nel merito del sistema individuato dall’Esecutivo per rendere più snelle le procedure di ispezione Cgil Cisl Uil chiariscono di non avere alcun pregiudizio verso i processi di semplificazione né contro le innovazioni tecnologiche nella valorizzazione delle banche dati. “Anzi, tutto ciò che rende più efficiente il sistema di controllo è positivo. Devono esserci, però, precise garanzie che chi governa e organizza questi sistemi e processi sia un soggetto super partes”.

Allo stesso tempo l’Esecutivo non affronta uno dei nodi cruciali, la carenza di organico di Servizio Lavoro e Uopsal. “E’ solo potenziando gli ispettori, rendendo capillari i controlli che si promuove la regolarità del sistema. E tutto questo va a vantaggio sicuramente dei lavoratori, ma anche delle imprese oneste che subiscono una concorrenza sleale da chi le regole non le rispetta”, concludono Grosselli, Bezzi e Alotti.

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