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| 06 set 2022 | 12:47

Caro energia, Coldiretti: “Spesa per import cibo e bevande +31%, è allarme prezzi”

L'associazione di categoria parla di un “effetto valanga sulla spesa per importare cibi e bevande dall'estero” a causa dell'aumento record dei costi energetici: “Più di un italiano su due ha tagliato la spesa nel carrello”

TRENTO. “L'aumento record dei costi energetici ha un effetto valanga sulla spesa per importare cibi e bevande dall'estero, che aumenta in valore del 31% per acquistare una quantità maggiore di appena l'8%”. Sono questi i dati comunicati dalla Coldiretti sugli effetti del caro prezzi nei primi cinque mesi del 2022. Aumenti che, dice l'associazione di categoria, hanno spinto più della metà dei cittadini a tagliare la spesa nel carrello.

 

“L'aumento della dipendenza alimentare dall'estero – sottolinea infatti la sezione regionale di Coldiretti – spinge i rincari dei prodotti alimentari al consumo. Il balzo dell'inflazione porta più di un italiano su due (51%) a tagliare la spesa nel carrello secondo l'indagine condotta sul sito di Coldiretti, dalla quale si evidenzia che un altro 18% di cittadini dichiara di aver ridotto la qualità degli acquisti, costretto ad orientarsi verso prodotti low cost per arrivare a fine mese, mentre un 31% non ha modificato le abitudini di spesa”.

 

Per la Coldiretti Trentino Alto Adige “con l'aumento degli arrivi dall'estero c'è dunque anche il rischio di un pericoloso abbassamento degli standard di qualità e sicurezza alimentare”. Per il presidente Gianluca Barbacovi occorre quindi “invertire la tendenza e lavorare per accordi di filiera tra imprese agricole e industriali, con precisi obiettivi qualitativi e quantitativi e prezzi equi, che non scendano mai sotto i costi di produzione come prevede la nuova legge di contrasto alle pratiche sleali e alle speculazioni”.

 

Fondamentale poi, dice Barbacovi: “Intervenire per contenere il caro energia ed i costi di produzione con misure immediate per salvare aziende e stalli e strutturali per programmare il futuro”. Il balzo dell'inflazione colpisce infatti, oltre alle famiglie, anche l'intera filiera agroalimentare, sottolinea Coldiretti, a partire dalle campagne: “Dove più di 1 azienda agricola su 10 (13%) è in una situazione così critica da portare alla cessazione dell'attività ma ben oltre un terzo del totale (34%) si trova comunque costretta in questo momento a lavorare in una condizione di reddito negativo per effetto dei rincari”.

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