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Dall'aumento dei prezzi degli alimentari (+13%) alle bollette, in Trentino sempre più famiglie rischiano di finire in povertà. I sindacati: ''Dalla Pat politiche miopi''

L'inflazione continua a correre e la situazione economica di moltissime famiglie sta peggiorando anche in Trentino. Una recente analisi di Coldiretti ha registrano un calo negli acquisti con riduzioni dal -31% per il pesce fresco al -10% dell’ortofrutta fino ad interessare addirittura il latte fresco (-1%)

Di G.Fin - 20 novembre 2022 - 13:46

TRENTO. I prezzi continuano ad aumentare e sono sempre di più le famiglie che si trovano in situazioni difficili.

 

Secondo gli ultimi dati, ad ottobre l’inflazione ha fatto registrare un altro balzo in avanti attestandosi all’11,7% rispetto al 10,4% di un mese fa. Il dato trentino si colloca appena al di sotto della media nazionale registrata dall’Istat e pari all’11,8 per cento.

 

Gli incrementi più significativi riguardano i prezzi per l’abitazione e i costi energetici, che crescono su un anno del 52,5 per cento, seguiti dal comparto dei prodotti alimentari con +13,2 per cento.

 

Una recente analisi della Coldiretti ha registrato una sempre minore capacità della capacità di spesa delle famiglie che ha portato a svuotare il carrello e a tagliare in quantità gli acquisti. Si registrano riduzioni dal -31% per il pesce fresco al -10% dell’ortofrutta fino ad interessare addirittura il latte fresco (-1%).

 

In tanti sono costretti a spendere di più per acquistare meno prodotti e i rincari energetici, che fortunatamente sono rallentanti nell'ultimo periodo, rendono sempre più famiglie vulnerabili. “E’ evidente che si tratta di spese difficilmente comprimibili e che giustificano l’interpretazione di quanti definiscono l’inflazione una tassa che pesa sulle tasche delle fasce sociali con i redditi più bassi – fanno notare i segretari provinciali di Cgil Cisl Uil, Andrea Grosselli, Michele Bezzi e Walter Alotti –. Si tratta di beni di prima necessità su cui le famiglie possono fare poche economie di spesa”.

 

Quello che risulta “incomprensibile” ai sindacati in una situazione del genere è “la miopia” con cui la giunta ha definito le priorità della prossima legge di stabilità. “In un momento di crisi ci saremmo aspettati una manovra espansiva e anticongiunturale – insistono i tre sindacalisti – con misure di sostegno alle famiglie per tutelare il loro potere d’acquisto. Ci saremmo aspettati sgravi fiscali selettivi per le imprese allo scopo di spingere sugli investimenti e incentivare la contrattazione per migliorare le retribuzioni. Ci saremmo aspettati investimenti coraggiosi in energie rinnovabili, sostenibilità e innovazione”.

 

Auspici, che però, per i sindacati sono caduti nel vuoto. “La Giunta prevede di alzare le tasse per i più poveri non confermando sul 2023 il taglio dell’addizionale Irpef fino a 25mila euro, non stanzia risorse adeguate né meccanismi equi per sostenere le famiglie di fronte all’aumento delle bollette e al caro vita, conferma paradossalmente gli sgravi Irap a pioggia per le imprese, senza alcuna selettività con buona pace degli indicatori di produttività e competitività che continueranno a languire” concludono Grosselli, Bezzi e Alotti.

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