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| 07 mag 2022 | 20:27

Felicetti inaugura il nuovo stabilimento da 40 milioni (FOTO): ''L'obiettivo ora è superare i 60 milioni di ricavi''. Il design industriale basato sulla sostenibilità

Un investimento di oltre 40 milioni di euro per potenziare la capacità produttiva e continuare a crescere nella fascia alta del mercato in Italia e all’estero. Felicetti: "La strategia di puntare sulla qualità fino a oggi ci ha premiato"

CASTELLO-MOLINA DI FIEMME. L’arte di saper fare e quella di dar sapore. Difficilmente l’agire si sposa perfettamente con stimoli gustativi. Sicuramente la dinastia Felicetti è riuscita a concretizzare imprenditoria e sicurezza alimentare. Producendo pasta, alimento popolare per antonomasia e contemporaneamente ingrediente per il benessere. La sintesi di questa progettualità alimentare ha trovato concretezza nel nuovissimo stabilimento di produzione che Felicetti ha inaugurato stamane a Molina di Fiemme, poco più a sud della sua storica sede di Predazzo, ma sempre lungo l’Avisio.

Struttura di fascino architettonico, l’alta tecnologia al servizio della produzioneuno stabilimento che si presenta come chicca di un design industriale basato su criteri di sostenibilità, non solo ambientale. Perché produrrà pasta di stampo artigianale d’inconfondibile caratura. Impastata con l’acqua delle sorgenti che sgorgano dalle vette che circondano Latemar e Lagorai, l’aria del cielo dolomitico, sfruttando farine minuziosamente cernite, grani prevalentemente da colture bio, colture in gran parte pugliesi, altre spighe cresciute sulla costa toscana della Maremma, pure Sicilia e qualche "granaio del Po", senza tralasciare il farro umbro. Tutte le semole sono di origine italiana, fatto salva l’importazione di quelle farine riservate alle linee Kamut. 

 

Uno stabilimento d’alta automazione, costruito in meno di 4 anni, impegnando 40 milioni, e che consentirà ai Felicetti di concretizzare una crescita a due cifre, per tagliare il traguardo di 60 milioni di ricavi netti nel 2024, 20 milioni in più del fatturato realizzato lo scorso anno. Dando lavoro a quasi 120 persone, tutte fiemmesi doc.

Autorità e rappresentanti dell’imprenditoria trentina hanno voluto presenziare al taglio del mastro, con il patriarca Valentino Felicetti decisamente emozionato, attorniato da figli e parenti stretti, stimolando anzitutto i giovani rampolli della dinastia - sono ben 17 - a proseguire l’arte della pasta intrapresa dalla famiglia nel1908, rilevando una sorta di bottega impostata a Predazzo già nel 1902. 

 

Una sfida caparbia, per certi versi visionaria. Produrre pasta in alta quota non è mai stato semplice. Allora come oggi la differenza scaturisce da coerenza e assoluta dedizione alla qualità.

 

Lo ha ribadito Riccardo Felicetti, rispondendo con affabilità alle domande di operatori, giornalisti e grandi firme del buon cibo. "Apriamo il nostro nuovo stabilimento, nel bel mezzo di una tempesta perfetta, in una congiuntura particolarmente difficile, nella quale stiamo assistendo a continue impennate dei prezzi delle materie, dell’energia, del packaging, dei trasporti. Eppure stiamo cercando di allargare ulteriormente il varco che abbiamo aperto insieme alla nostra filiera biologica 100% italiana, puntando all’estero e in Italia sui segmenti di alta qualità. Una strategia che fino a oggi ci ha premiato. Il nuovo stabilimento ci consente di potenziare la capacità produttiva, anche se la struttura è progettata per sostenere, in prospettiva, ulteriori ampliamenti, perché si guarda al futuro, ci sono gli spazi e le predisposizioni per un ulteriore raddoppio, due linee produttive rimarranno 'in sonno' finché non sarà arrivato il momento di attivarle".

Dobbiamo pensare al "noi" del futuro. Ogni azione che facciamo è un atto politico, con ricadute sul settore economico, privilegiando la qualità, la competizione, coinvolgendo le comunità locali. Fare pasta è pure un atto agricolo che dimostra come la collaborazione tra la filiera agricola porta grandi risultati. Stimolando l’agricoltura verso nuovi traguardi.

 

Impossibile non citare la drammatica situazione colturale dell’Ucraina. Il legame è indiretto, perché in quel paese si macina prevalentemente grano tenero e la pasta usa semola di grano duro. Ma le Nazioni che reperivano grano ucraino ora saranno costrette a rivolgersi in terre ancora più lontane, Nord America e Australia compresa. Con una fluttuazione commerciale tutta da definire e che graverà anche sul mercato italiano.

Felicetti ha sempre cercato di coniugare bontà con bellezza, etica ed estetica. Richiamando legami millenari, al 1111, anno della fondazione della Magnifica Comunità di Fiemme, proprio per sottolineare come la salvaguardia dei valori della gente locale possa diventare un investimento per e sul futuro. Un modello virtuoso di sviluppo, non solo economico, pure ecosostenibile, che coinvolge il comparto sociale della vallata intesa come specifico sistema.

 

Con la pasta sono riusciti a predire il futuro, concretizzandolo. Per capirlo bastava aggirarsi tra i padiglioni dello stabilimento ideato dallo studio roveretano degli architetti Ruffo&Wolf. Impianti d’assoluta affidabilità e altrettanta tecnologia. Dove prendono forma non solo spaghetti, penne e una gamma golosa di pasta, ma l’impasto realizza magie. Tutte finalizzate alla gioia di assaporare un piatto di pasta, cibo da condividere, da gustare nella sua assoluta semplicità.

Per l’inaugurazione della struttura la pasta è stato l’ingrediente inconfondibile di un menu "a quattro mani" realizzato all’interno della struttura da Norbert Niederkofler e Alessandro Gilmozzi, due chef da sempre protagonisti dell’alta cucina, anche quella riferita alla quota, la montagna come identità. Hanno proposto "Il peso dell’aria", piatti sopraffini di massima semplicità, coinvolgendo allo stesso tavolo 160 commensali. 

 

Dalla "C’era una volta uno trota" allo spaghetto quadrato con burro di malga, anguilla al fieno, mandarino e pino mugo (Gilmozzi style) per proseguire con Ditalino di farro, salsa di selvaggina e ribes ghiacciato (leggi Niederkofler) e chiudere con una stramberia d’ grandissimo fascino e impatto sensoriale: il Rumtopf di pasta, la botanica di Gilmozzi, la creatività dell’alta cucina, la pasta (ovviamente tutta Felicetti) usata per il dessert. Vini di Francesco Moser e della Tenuta Hofstaetter.

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