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| 29 giu 2022 | 19:30

Mancano i fondi per rinnovare il superbonus: "33mila aziende sono a rischio fallimento"

La Confederazione nazionale dell'artigianato lancia l'allarme: a causa del blocco delle cessioni relative al superbonus 110%, 33mila imprese sono a rischio fallimento. Intanto i fondi stanziati dal Governo fino al 2036 sono già finiti

ROMA. No alla proroga per le misure relative al superbonus 110%: questo è quanto emerge dalla riunione di maggioranza alla Camera sul dl Aiuti che dovrebbe entrare ufficialmente in aula giovedì. 

 

Non verrà infatti più rinnovato quel bonus che permette a chi commissiona i lavori di chiedere uno sconto in fattura alle imprese, che a loro volta possono cedere il credito alle banche: mancano i fondi

 

Se i rappresentanti dei gruppi parlamentari avevano chiesto per l'appunto più tempo per villette, case popolari e spogliatoi degli impianti sportivi, il ministero dell'Economia si è al contrario dichiarato non più disposto a apportare modifiche o mettere in campo altre risorse per la causa, ma ha aperto tuttavia uno spiraglio di speranza sul fronte invece relativo alle cessioni. In quest’ultimo caso, l’esecutivo potrebbe provvedere a allargare le maglie del meccanismo, ampliandolo a altri soggetti oltre alle banche con la sola esclusione delle persone fisiche.

 

Una misura inizialmente accolta con grande entusiasmo, quella relativa al superbonus 110%, ma che nel tempo si è rivelata "un festival delle truffe", come dichiara Lando Maria Sileoni, segretario generale della Federazione autonoma bancari italiani (Fabi). Quei fondi che il Governo aveva stanziato, pari a 33,3 miliardi di euro, e che sarebbero dovuti bastare fino al 2036, sono già finiti e si sommano ora al blocco delle cessioni dei crediti che sta mettendo in grave difficoltà innumerevoli aziende. A lanciare l'allarme è stata in particolare la Confederazione nazionale dell’artigianato (Cna) che a seguito di un'indagine ha stabilito che, per la "questione cessioni", sono 33mila le imprese artigiane a rischio fallimento con conseguente perdita di 150mila posti di lavoro nella filiera delle costruzioni.

 

Una situazione preoccupante, alla quale l’esecutivo ha risposto con una perentoria messa a verbale, dichiarandosi non disponibile a apportare ulteriori ritocchi. Nelle ultime settimane era stata infatti discussa la proposta di prorogare il superbonus fino al 2023, idea che non andrà quindi in porto ma che non avrebbe comunque risolto l'esaurimento dei fondi a disposizione dei cittadini.

 

"Il Superbonus è stato fondamentale per la ripresa della nostra economia dopo il Covid - sostiene Loredana De Petris, capogruppo di Liberi e uguali al Senato - è sbagliatissimo non prorogarlo". Non resta che sperare che "il nodo della cessione del credito venga sciolto al più presto, altrimenti migliaia di piccole e medie aziende rischieranno la chiusura", conclude De Petris. 

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