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| 14 set 2022 | 18:51

''Nei primi sei mesi dell'anno calo del 20% di vendite e aumento del 50% dei costi'', il caro energia mette in crisi anche i florovivaisti

Per fare fronte alla crisi che sta interessando il settore florovivaistico in Trentino sono necessarie delle misure di supporto, da mettere a disposizione quanto prima: il rischio, altrimenti, è un che un intero settore collassi

TRENTO. Caro bollette e impennata dei costi produttivi stanno mettendo in ginocchio i più svariati settori: fra questi, anche quello florovivaistico. A denunciare la situazione, Confagricoltura del Trentino, che racconta la preoccupante condizione delle aziende del territorio, costrette non soltanto a sostenere esorbitanti spese ma in difficoltà anche a reperire mezzi di produzione e manodopera.

 

Il cambiamento climatico, negli ultimi mesi, non ha infatti smesso di mostrare i propri drammatici esiti, dei quali si è discusso in occasione del gruppo di lavoro "Fiori e piante del Copa Cogeca", recentemente conclusosi in Olanda: momento durante il quale gli esperti europei si sono confrontati sul problema degli aumenti energetici e di produzione che stanno mettendo in pericolo la tenuta dell’intero comparto (a livello europeo). 

 

Attualmente in sofferenza, per l'appunto, le aziende situate in tutta Europa, tra le quali emergono inevitabilmente anche quelle italiane: l'Italia, infatti, si pone fra i principali produttori di piante e fiori dell'Ue, vantando una vastissima varietà grazie alle sue caratteristiche territoriali. Un settore, quello florovivaistico, pertanto cruciale all'interno dell'economia agricola nazionale e che, malgrado l’evidente flessione avvenuta a causa della pandemia, rappresenta un valore alla produzione che supera i 2,6 miliardi di euro.

 

Un duro momento di crisi, che sta inevitabilmente coinvolgendo anche i florovivaisti del Trentino, i quali stanno cercando di fare fronte alle criticità legate ai costi di produzione e commercializzazione: "Nei primi 6 mesi del 2022 abbiamo avuto un calo di vendite di oltre il 20% rispetto al 2021 e contestualmente un aumento dei costi pari al 50% - dichiara per l'appunto Mario Calliari, presidente Aflovit sezione "Fiori del Trentino" - c’è inoltre grossa preoccupazione per i florovivaisti trentini per quanto riguarda i costi di gas, petrolio e di energia in generale - sottolinea Calliari - le nostre aziende, com’è noto, richiedono temperature minime dai 14 ai 20°C per la produzione e la conservazione di piante e fiori e per la coltivazione di orchidee sono necessari 27°C durante tutto l’anno. Le difficoltà sono evidenti e rischiano di condizionare le scelte aziendali: le piante rischiano ora di essere sacrificate per risparmiare". 

 

Crisi che difficilmente verrà affrontata e superata, "se non verranno presto fornite misure a supporto dei florovivaisti - conclude il presidente Aflovit - tra le quali la possibilità di credito agevolato per permettere alle aziende di avere liquidità per affrontare i mesi invernalisussidi di supporto pubblico al settore (diretti e indiretti), esenzioni o altri sgravi fiscali". 

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