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| 08 ott 2022 | 11:18

Più poveri per colpa dell’inflazione che erode i risparmi dei trentini: bruciato oltre 1 miliardo di euro

A pagare il conto più salato sono le famiglie residenti nelle grandi città o in quelle dove il benessere economico è elevato, dove il caro vita si fa sentire maggiormente. In Trentino la perdita del potere di supera il miliardo di euro

di T.G.

TRENTO. “L’inflazione si sta mangiando i nostri risparmi”, è questo l’allarme lanciato dalla Cgia di Mestre che parla di una stangata da almeno 92 miliardi di euro. Lo studio è stato elaborato partendo dall’ipotesi che le famiglie italiane abbiano mantenuto nel proprio istituto di credito gli stessi risparmi che avevano a inizio anno. “Pertanto – sottolinea la Cgia – a causa della crescita dell’inflazione stimata per il 2022 all’8%, la dimensione economica reale del deposito bancario ha subito una drastica decurtazione”.

 

A pagare il conto più salato sono le famiglie residenti nelle grandi città, dove il caro vita si fa sentire maggiormente. A livello territoriale le province più penalizzate sono quelle più popolate e tendenzialmente anche con i livelli di ricchezza più elevati: a Roma, infatti, l’inflazione erode 7,42 miliardi di euro di risparmi familiari, a Milano 7,39, a Torino 3,85, a Napoli 3,33, a Brescia 2,24 e a Bologna 1,97. Bolzano e Trento sono rispettivamente al 20esimo e al 24esimo posto di questa classifica con una perdita di potere di acquisto che si aggira fra 1,056 e 1,212 miliardi di euro. Tra le meno esposte, invece, ci sono la provincia di Enna con 156 milioni di euro, Isernia con 153 e Crotone con 123.

 

“Il pericolo che la nostra economia stia scivolando verso la stagflazione è molto elevato” osserva la Cgia, cioè una combinazione fra stagnazione e inflazione: una situazione dove si registrano contemporaneamente sia un aumento generale dei prezzi che una mancanza di crescita dell’economia in termini reali. “È un quadro economico che in tempi relativamente brevi potrebbe verificarsi anche in Italia. Con le difficoltà legate alla pandemia, agli effetti della guerra in Ucraina, all’aumento dei prezzi delle materie prime e dei prodotti energetici rischiamo, nel medio periodo, di veder scivolare la crescita economica verso lo zero, con una inflazione che, invece, potrebbe superare tranquillamente le due cifre”.


Secondo la Cgia contrastare la stagflazione è un’operazione molto complessa. “Per attenuare la spinta inflazionistica, gli esperti sostengono che le banche centrali dovrebbero contenere le misure espansive e aumentare i tassi di interesse, operazione che consentirebbe di diminuire la massa monetaria in circolazione”. Per l’Italia però, a causa dell’elevato debito pubblico, questo sarebbe un problema:

 

“Con l’aumento dei tassi di interesse il Paese registrerebbe un deciso incremento del costo del debito pubblico, che potrebbe minare la nostra stabilità finanziaria. Quindi si dovrebbe intervenire simultaneamente almeno su altri tre versanti: in primo luogo, attraverso la drastica riduzione della spesa corrente e, in secondo luogo, con il taglio della pressione fiscale, unici strumenti efficaci in grado di stimolare i consumi e per questa via alimentare anche la domanda aggregata di beni e servizi”. Operazioni, queste ultime, non facili da applicare in misura importante, almeno fino a quando non verrà “rivisto” il Patto di Stabilità a livello europeo. Su tutto incombono i rincari delle bollette di energia elettrica e del gas che sono la causa di questo forte aumento dell’inflazione registrato in quest’ultimo anno.

 

Unica nota positiva è che la perdita di potere di acquisto verrà compensata dall’aumento degli interessi sui depositi. A seguito dell’incremento dei tassi decisi in questi ultimi mesi dalla Bce, le banche, nella seconda parte dell’anno, stanno riconoscendo ai propri correntisti degli interessi positivi. “Tuttavia – conclude la Cgia – il conto finale da pagare è pesantissimo e colpisce maggiormente le famiglie meno abbienti”.

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