Quel che si rischia con la crisi aperta dagli sfascisti: dall'inflazione che cresce al Tpi ecco i file aperti e quelli che (adesso) sarà molto difficili chiudere
Ecco quali sono i prevedibili effetti economici che la sfiducia a Draghi comporterà, segno evidente di una irresponsabilità probabilmente senza precedenti nella storia del nostro bellissimo, ma travagliatissimo Paese. Una quantità enorme di questioni aperte e un'Italia, fino a ieri ''garantita'' dalla presenza dell'ex presidente della Banca Centrale europea, mai così debole tra pandemia e posizionamento internazionale legato al conflitto in Ucraina

TRENTO. Nel 1922 i fascisti capeggiati da Mussolini fecero la Marcia su Roma. Esattamente 100 anni dopo, il 20.7.2022, gli “sfascisti” Conte e Salvini, ai quali si è aggiunto Berlusconi, hanno fatto il “disastro su Roma”, mettendo l’Italia alla berlina di tutto il mondo. I drammatici fatti ai quali mi riferisco sono noti a tutti e comunque sono molto ben descritti dall’articolo del Direttore di questa testata Luca Pianesi dal titolo: “Gli sfascisti silurano Draghi: il populismo resta a galla mentre il Paese rischia di andare gambe all'aria. M5S, Fi e Lega contro il premier” (LEGGI QUI – 21.7.2022).
Quindi ci concentreremo sui prevedibili effetti economici che questo comporterà, segno evidente di una irresponsabilità probabilmente senza precedenti nella storia del nostro bellissimo, ma travagliatissimo Paese. L’Italia, dal 21.7 è con un governo che si occupa solo di “affari correnti” e prima di avere un nuovo governo “operativo” dovremo aspettare almeno ottobre-novembre prossimo, essendo stata fissata la data delle elezioni per il 25 settembre.
Le principali questioni in ballo, in sintesi, sono “appena” queste:
-la guerra in Ucraina, invasa dalla Russia e la nostra posizione nel contesto della Nato
-la completa destabilizzazione dei rapporti internazionali, con la Cina che aspetta il momento opportuno per far fuori sia la Russia che i Paesi Occidentali e con il dittatore Erdogan che è diventato “l’uomo della provvidenza”
-il folle rimbalzo dei prezzi di tutte le materie prime, molte delle quali irreperibili, che stanno bloccando diversi settori economici
-l’impennata dei costi dei trasporti
-l’oramai quasi certo contingentamento del gas, con effetti pesantissimi sia per le famiglie che per le aziende
-la ripresa della pandemia,
-la gravissima siccità che sta mettendo in ginocchio l’agricoltura
-il crollo dei mercati finanziari mondiali, con la destabilizzazione degli equilibri pregressi,
-il crollo della nostra Borsa Valori (-22% dall’inizio dell’anno, la peggiore in Europa), che non riguarda solo i grandi investitori, i cosiddetti “Paperon de Paperoni”, bensì migliaia di famiglie che hanno investito in “fondi”
-il Superbonus 110% in mezzo al guado, con migliaia di aziende di costruzione a rischio fallimento,
-lo schizzo dell’inflazione all’8%, a livello mai visto da 40 anni, con gravissima erosione del potere di acquisto delle famiglie, che vedono mediamente un aumento di spese annue di cica euro 2.400,00.
Da evidenziare però a questo proposito che il dato suindicato è ovviamente errato in difetto. Sul bilancio familiare infatti le voci che prevalentemente incidono sono:
-trasporti: che ha registrato un +12,7%
-spesa per l’abitazione: aumentata del 37,8%
-prodotti alimentari: +8,7%
Quindi siamo autorizzati a ritenere che l’inflazione “reale” sia almeno intorno al 15%.
Nel contesto suindicato l’Italia ha un debito pubblico di 2.576 miliardi di euro a maggio scorso, con una crescita di 69 miliardi nell’ultimo anno, con una percentuale pari al 150,4% sul PIL. Questo equivale a dire che per ogni 100 euro prodotti l’Italia ne spende 150,40, dato decisamente fallimentare, contro una media dell’eurozona di 95, percentuale questa ancora sostenibile. E l’unico paese con un debito superiore al nostro è la Grecia con un 189,3%. Un dato che pone l’Italia in assoluto “default”, non in grado di restituire i suoi debiti e con il conseguente grave problema di collocare la sua valanga di bond (che non saranno mai pagati), alle varie scadenze.
“Default” che fino ad oggi non è avvenuto grazie alla politica di Draghi ancora Presidente della Banca Centrale, che con la sua politica di acquisto dei titoli di debito pubblico dei vari paesi (il “Quantitative Easing”), ha sostenuto in particolare l’economia italiana. E quando nel 2012 gli chiesero fino a quando sarebbe andata avanti questa sua scelta rispose con la famosa frase “Whatever it takes”, ovvero “fino a quando è necessario”. Ma le cose cambiano e Draghi non è più alla Banca Centrale e da ieri 21.7 non è più Capo del Governo Italiano, se non, come detto, per gli “affari correnti”, quindi per la sola “ordinaria amministrazione”. Non è quindi più in grado di sostenere con la sua forte autorevolezza l’immane voragine economica, assolutamente irreversibile, che ha il nostro Paese.
Ecco che allora i “falchi del Nord”, i cosiddetti paesi “virtuosi”, hanno subito alzato la testa e non vedevano l’ora di farlo. E la Banca Centrale Europea presieduta da Lagarde ha aumentato i tassi dello 0,50%, guarda caso proprio lo stesso giorno della caduta di Draghi, dopo ben 11 anni, circostanza che avrà un immediato impatto sul costo dei mutui per le famiglie ed in generale sul costo del denaro, accelerando così l’effetto “stagflazione” (VEDI – 13.6.2022). Ma non basta. Al posto del “Quantitative Easing” di Draghi, che in pratica interveniva in modo “automatico”, è stato varato il “TPI, acronimo di “Transmission Protection Instrument” , che interverrà solo se verranno rispettati alcuni criteri estremamente rigidi per noi e praticamente impossibili da realizzare, soprattutto ora che, con un’economia disastrata, siamo anche politicamente allo sbando.
Ecco i requisiti richiesti e da noi mai realizzati:
-il rispetto del quadro di bilancio UE
-l’assenza di gravi squilibri macroeconomici. Sostenibilità di bilancio accertata dalle analisi sul debito da parte della “Commissione Europea”, del “Meccanismo Europeo di Stabilità”, del “Fondo Monetario Internazionale” e di altre istituzioni, unitamente all'analisi interna della BCE
-politiche macroeconomiche sane e sostenibili
-rispetto degli impegni presentati nei Piani di Ripresa e Resilienza, con le raccomandazioni specifiche per paese della “Commissione Europea” in ambito fiscale e nell'ambito del semestre europeo.
La decisione del Consiglio Direttivo di attivare il TPI, l’acquisto dei nostri titoli di debito, si baserà quindi su di "una valutazione globale degli indicatori di mercato e di trasmissione, una valutazione dei criteri di ammissibilità”. Mentre gli acquisti verranno interrotti sulla base o di "un miglioramento duraturo della trasmissione o sulla base della valutazione che le tensioni persistenti sono dovute ai fondamentali del paese". Parole che suonano a morto per la nostra economia, a partire dalle prossime scadenze del “PNRR - Piano Nazionale di Ripresa e Resilizienza” che, con un valore complessivo di euro 222,1 miliardi, rischia di saltare se non si realizzano tutte le riforme previste, negli strettissimi tempi richiesti, con ripercussioni del tutto imprevedibili.
Riforme che peraltro in buona misura sono ferme da decenni a causa dei pervicaci ed inossidabili veti incrociati da parte dei partiti. In questo contesto devastato, lo “spread” è schizzato a 232, con ulteriori deleteri aumenti di costi per il debito pubblico. Fin qui l’irresponsabilità incredibile degli “sfascisti” Conte, Salvini e Berlusconi (che ora fa già il “pianto del coccodrillo”), nel far cadere il governo Draghi. Ma veniamo in Trentino.
Leggiamo:
-che Fugatti, che fa parte di uno dei partiti “sfascisti” che ha fatto cadere Draghi, ha detto: “tanti obiettivi raggiunti grazie al suo pragmatismo e grande sensibilità umana”.
–che Spinelli, Assessore all’Economia, ha aggiunto “dispiace per la crisi. I progetti PNRR vanno avanti”. Quindi per lui “tutto bene madama la marchesa”.
Una domanda allora nasce spontanea: ma li leggono quei due i giornali?













