Superbonus 110%, l'improvviso cambio di regole non piace. Anche in Trentino c'è preoccupazione, Basso: ''Ci sono persone che rischiano di non poter fare i lavori"
Le modifiche costringeranno moltissimi possibili beneficiari dell’agevolazione fiscale ad una vera e propria corsa contro il tempo e per molti comuni piccoli, anche in Trentino, sarà davvero difficile dare risposte. L'Ance Trento: "Sbagliato cambiare uno strumento così importante dando due settimane"

TRENTO. “Una cosa del genere è una corsa all'impossibile. Mettere un taglio netto con una data fra due settimane è sbagliato. Non si possono cambiare interventi così importanti e strutturali in questo modo”. Le nuove regole sul superbonus 110% approvate nelle scorse ore dal Consiglio dei ministri stanno creando preoccupazione anche in Trentino. Lo dimostrano le dichiarazioni a il Dolomiti di Andrea Basso, il presidente dell'Ance Trento, l'associazione che riunisce i costruttori edili.
Le modifiche decise, infatti, costringeranno moltissimi possibili beneficiari dell’agevolazione fiscale ad una vera e propria corsa contro il tempo e per molti comuni piccoli, anche in Trentino, sarà davvero difficile dare risposte. Servono documenti, via libera, riunioni di commissioni per ottenere la comunicazione di inizio lavori e i tempi sono stretti.
Dal primo gennaio 2023, infatti, lo sconto si abbasserà dal 110% al 90% con un’importante eccezione: le persone che presenteranno la comunicazione di inizio lavori (la CILA) entro il 25 novembre potranno continuare a ricevere l’agevolazione del 110% per tutti i lavori fatti e pagati nel prossimo anno.
Secondo un'analisi fatta di Unimpresa, sono oltre 307 mila gli interventi avviati con il meccanismo del superbonus 110% per un valore di 51 miliardi di euro e, di questi, 38 miliardi riguardano lavori già realizzati e cantieri chiusi. Numeri che dimostrano l'importanza di un intervento che ha riattivato l'economica anche con il meccanismo della cessione dei crediti introdotto con il superbonus edilizio ed ha avuto un impatto rilevante nella crescita del prodotto interno lordo del nostro Paese.
Gli interventi volti alla riqualificazione energetica sono per il 50% al Nord, il 30% al centro e il 20% nel Sud e nelle Isole. Per quanto riguarda il Trentino Alto Adige, riporta sempre una analisi fatta da Unimpresa, parliamo di oltre 4700 interventi per quasi un valore di un miliardo di euro.
“Non possiamo – spiega il presidente dell'Ance Trento Andrea Basso – fare un provvedimento e cambiare cose simili in due settimane. E' una scelta sulla quale si sarebbe dovuto ragionare e lo dico indipendentemente dalla parte politica che l'ha fatta. Non ci si rende conto della portata, prendere come data il 25 novembre è un taglio netto”.
Se dovevano esserci delle modifiche al provvedimento, insomma, doveva essere anche previsto maggior tempo. Un cambio di regole repentino, ha spiegato sempre l'Ance, ora rischia di penalizzare chi si trova nelle periferie oppure le fasce meno abbienti che per far partire i lavori hanno avuto bisogno di tempi più lunghi e della necessità di vedere interamente coperti finanziariamente gli interventi.
“C'è gente anche in Trentino – spiega a il Dolomiti Basso – che ha fatto investimenti da migliaia di euro per poter partire con i lavori e ora si trovano davanti ad una corsa contro il tempo e se non ci riesce cosa fa? Io ho persone che da venerdì mi chiamano molto preoccupate per quello che sta accadendo. E' un metodo che non va bene”.
C'è poi un'ultima, ma importante, questione, quella della cessione del credito tramite le banche, il sistema che ha garantito l'enorme successo del superbonus e che ora invece sembra inceppato.
Il nuovo blocco del sistema corre il pericolo di generare una crisi di liquidità per decine di migliaia di aziende italiane e di fermare, conseguentemente, una parte rilevante dei cantieri edilizi. Sempre nelle scorse ore Unimpresa ha lanciato l'allarme che a questa rilevante crisi di liquidità le imprese potrebbero far fronte ricorrendo a forme illegali di approvvigionamento di denaro offerto da organizzazioni criminali: si profila, quindi, uno scenario di rischio usura dilagante.












