“Una donna prende in media dal 30 al 50% in meno, il 75% non arriva a 1.000 euro al mese”: il divario di genere nelle pensioni nei dati di Pensplan
A parlare è la presidente di Pensplan Centrum Johanna Vaja, intervenuta oggi sul tema in un incontro organizzato oggi in collaborazione con l'Inps a Bolzano: “Al via quest'anno un progetto di educazione economico-finanziaria pensato innanzitutto per giovani e donne”

BOLZANO. “Retribuzioni e pensioni: riflessioni sul divario di genere”: è questo il titolo scelto per l'incontro organizzato l'11 marzo a Bolzano da Pensplan Centrum e Inps, nel quale insieme al presidente della Provincia di Bolzano Arno Kompatscher, alla presidente di Pensplan Johanna Vaja e alla presidente del Comitato unico di garanzia Inps Maria Giovanna De Vivo si è discusso della problematica da diversi punti di vista.
“I dati messi a disposizione da Inps e raccolti da Pensplan – spiega a il Dolomiti Vaja – evidenziano come a livello pensionistico oggi le donne ricevano in media pensioni dal 30 al 50% inferiori, a seconda del settore che viene preso in considerazione. Un altro dato molto importante è quello poi relativo alla percentuale di popolazione che percepisce meno di 1000 euro al mese di pensioni: negli uomini si arriva al 32%, nelle donne al 75%”.
Parlando dei dati della previdenza obbligatoria, la presidente di Pensplan ha mostrato come la media maschile delle pensioni in Trentino sia di 1.916 euro al mese (1.661 euro al mese per l'Alto Adige) contro gli 808 euro e 804 euro al mese di quella percepita dalle donne rispettivamente in Trentino e in Alto Adige per quanto riguarda il lavoro dipendente del settore privato. La situazione non diventa poi molto più rosea guardando i dati del settore pubblico, dove la pensione media percepita dalle donne è il 33% in meno rispetto a quella dei colleghi maschi in Trentino e il 31% in meno in Alto Adige. Il lavoro autonomo registra dati ancora penalizzanti per le donne, con un importo dell'assegno pensionistico percepito rispetto agli uomini tra il -43% in Trentino e il -37% in Alto Adige.
Analizzando il dato relativo alla previdenza complementare, la disuguaglianza di genere rimane ancora molto evidente. Il saldo delle posizioni maturate nei fondi pensione convenzionati con Pensplan (Laborfonds, Plurifonds, Raiffeisen Fondo Pensione Aperto e Pensplan Profi) mostrano una differenza fino al 38% tra aderenti maschi e femmine, nuovamente a sfavore di quest’ultime. Al momento dell’erogazione della prestazione ciò si traduce in una pensione complementare ancora una volta più bassa per le donne.
La direzione da seguire quindi, dice la presidente di Pensplan, è di continuare a “sensibilizzare tutta la società: un dato positivo è che nella nostra Regione c'è una maggior consapevolezza sul tema, testimoniato dal maggior interesse per i fondi di previdenza complementare, ai quali si iscrive in Trentino Alto Adige circa il 50% della forza lavoro, contro una media del 33% a livello nazionale”. Nonostante l'impegno delle Amministrazioni a livello regionale, che garantiscono una copertura previdenziale alle donne anche durante la cura dei figli o dei familiari non autosufficienti, dice però Vaja: “Rimane ancora molto da fare”.
Ecco perché proprio quest'anno Pensplan darà il via, in collaborazione con le scuole e le università del territorio, ad un progetto di educazione economico-finanziaria “con l'obiettivo di aumentare la consapevolezza sul welfare previdenziale ed in generale sulla gestione di entrate e risparmi, non solo per garantire una terza età serena con la sicurezza di una pensione dignitosa, ma anche per far fronte a problematiche attuali ed improvvise come quelle che abbiamo osservato negli ultimi anni”.
“La disparità nella divisione dei ruoli nella nostra società – ha spiegato durante l'incontro Kompatscher – porta a gravi squilibri tra i curricula lavorativi di uomini e donne, con conseguenze in termini retributivi e pensionistici. Risulta importante un cambio di prospettiva, accompagnato da strumenti concreti che aiutino le donne a costruire la propria stabilità economica anche a lungo termine. Con questo in mente abbiamo riformato i contributi a sostegno della previdenza complementare e obbligatoria nei periodi di interruzione dell’attività lavorativa per compiti di accudimento”.
Nel corso della pandemia, ha poi osservato Maria Giovanna De Vivo: “Inps ha sperimentato il lavoro agile con modalità che hanno garantito alle lavoratrici e ai lavoratori dell’Istituto la possibilità di conciliare vita lavorativa ed esigenze familiari, senza penalizzare il lavoro ordinario, l’erogazione delle prestazioni aggiuntive correlate alla pandemia e la necessità di risposte efficaci agli utenti. Il tema delle differenze di genere e della partecipazione al lavoro del mondo femminile è sempre più un tema di attualità. Anche il G20 dello scorso luglio si è occupato di gender quality, tracciando una road map con obiettivi di politiche per la valorizzazione dei talenti e per l’incremento della presenza femminile nel mondo del lavoro”.
I dati attualmente, ha detto de Vivo: “Ci mostrano che a livello nazionale il divario retributivo è significativo, come del resto in questa realtà territoriale. In provincia di Bolzano, ad esempio, il livello retributivo medio annuale maschile nel settore privato ammonta a circa 26mila euro mentre quello femminile a poco più di 16mila euro. In Trentino, che complessivamente ha delle retribuzioni più basse, più simili a quelle nazionali, la differenza permane. Il lavoro maschile nel settore privato è retribuito in media con circa 24mila euro all’anno mentre quello femminile si arresta a circa 15mila euro annuali”.
Differenze, ha concluso la presidente del Comitato Unico di Garanzia Inps: “Che si ritrovano tutte anche nel settore del pubblico impiego. A livello nazionale, infatti, le donne guadagnano circa 28mila euro all’anno, i maschi 38mila. In Alto Adige le retribuzioni sono più elevate, ma la differenza di genere è senz’altro significativa: 45mila euro all’anno per gli uomini contro 31mila per le colleghe donne. In Trentino la distanza di genere è più simile a quella a livello nazionale. La retribuzione media nella pubblica amministrazione, infatti, ammonta a 38 mila euro all’anno per i maschi contro i 26mila euro pro capite annuo per le donne”.












