Buoni pasto, la Cisl Fp: ''Questione mai affrontata in modo strutturale. Ora i nodi vengono al pettine e i lavoratori rischiano di restare con il cerino in mano''
La Cisl Fp interviene, ancora una volta, per sollecitare un patto per salvaguardare i lavoratori di tutti i settori e il potere d'acquisto perché un buono pasto di valore dignitoso comporta benefici da più parti, anche per garantire anche le convenzioni e rafforzare la capillarità delle mense aziendali

TRENTO. "La questione non è mai stata affrontata in modo strutturale ma solo attraverso misure tampone. Ora i nodi vengono al pettine e i lavoratori rischiano di restare con il cerino in mano". A dirlo Giuseppe Pallanch, segretario della Cisl Fp. "E' da tempo che evidenziamo la necessità di adeguare il buono a un pasto convenzionato e va allargato in tutte le strutture: un segnale d'allarme restato inascoltato e adesso bisogna ancora una volta rincorrere".
La Cisl Fp interviene, ancora una volta, per sollecitare un patto per salvaguardare i lavoratori di tutti i settori e il potere d'acquisto perché un buono pasto di valore dignitoso comporta benefici da più parti, anche per garantire le convenzioni e rafforzare la capillarità delle mense aziendali.
"Non sarebbe una misura risolutiva a fronte della crisi e dell'inflazione - dice Pallanch - ma comunque un'attenzione importante per salvaguardare i lavoratori di tutti i settori e il potere d'acquisto. Questa azione può essere messa in campo in tempo brevissimi e dare già una prima risposta a tutti".
C'è grande preoccupazione tra i ristoratori del Trentino sull'ipotesi che il sistema di gestione dei buoni pasto dei dipendenti provinciali Easy Lunch possa essere abbandonato, ripristinando la graduatoria della gara indetta nel 2019 dalla Provincia di Trento (Qui articolo).
"La mossa della Provincia di aver regolamentato la parte delle commissioni era stata corretta ma doveva essere a nostro avviso accompagnata. Torniamo a chiedere di aggiornare il valore, fermo dal 2009. Non ci sono solo necessità delle imprese, i lavoratori non possono essere gli unici a restare con il cerino in mano. Comprendiamo le esigenze delle aziende ma non si può ridurre tutto alla marginalità. Questo strumento è troppo poco competitivo in generale. È evidente la necessità di ristrutturare il buono pasto: rafforzando il valore, introducendo cumulabilità, pasti convenzionati, allargando il perimetro per la consumabilità e adeguandolo al costo della vita e potenziando la capillarità delle mense aziendali. Tutte le parti coinvolte possono e devono avere soddisfazione con ricadute positive anche sul sistema economico e produttivo", conclude Pallanch.












