Crisi dei negozi in città, i commercianti: ''Un grande marchio darebbe slancio al settore. Gli orari più flessibili? Una soluzione con eventi culturali per portare gente in centro''
Il presidente dei Commercianti del Trentino, Ivan Baratella: "Nel 2022 abbiamo registrato un ulteriore calo del 2% sul fronte delle piccole-medie imprese, reggono le grandi strutture. Ma i dati evidenziano certamente una situazione nera per quanto riguarda il commercio e molte attività chiudono anche in città"

TRENTO. "Nel 2022 abbiamo registrato un ulteriore calo del 2% sul fronte delle piccole-medie imprese, reggono le grandi strutture". A dirlo Ivan Baratella, presidente dei Commercianti, categoria rappresentativa del settore della Confesercenti del Trentino. "Ma i dati evidenziano certamente una situazione nera per quanto riguarda il commercio e molte attività chiudono anche in città: abbiamo perso 600 negozi in 10 anni".
E' momento complesso per il commercio al dettaglio, le imprese sono in sofferenza tra il lockdown e le limitazioni per fronteggiare Covid prima, il caro energia poi. Nel 2022 in Italia sono nate appena 22.608 nuove attività, un numero insufficiente a compensare le oltre 43mila imprese che hanno abbassato per sempre la saracinesca. Un anno che si è chiuso con un bilancio negativo di oltre 20 mila unità, per una media di oltre due negozi spariti ogni ora. Questo quanto emerge dalle elaborazioni di Confesercenti. E anche il Trentino Alto Adige non sfugge a questa dinamica difficile per il tessuto economico (Qui articolo).
"La situazione - dice Baratella - è complicata perché non c'è una prospettiva di acquisto di beni durevoli da parte dei consumatori, c'è il forte rischio di una nuova contrazione per il settore. La speranza è che venga attuata la misura ipotizzata dal ministro Giancarlo Giorgetti di ridurre i costi dell'energia per creare un volano e capacità di spesa. Un altro punto è quello che riguarda regole uguali per tutti, oggi la competizione è impari perché un e-commerce ha costi di gestione diversi rispetto a un negozio fisico".
C'è poi in ballo un tavolo tecnico con Provincia e Comune. "Auspichiamo - aggiunge il presidente dei Commercianti - un pieno coinvolgimento delle categorie per sviluppare idee e progetti in grado di trainare l'economia locale". A incidere anche il trend in aumento degli acquisti online, una dinamica rafforzata dall'emergenza Covid. "C'è da fare un lavoro a 360 gradi. I commercianti sono chiamati a trasformarsi, creare per esempio vetrine virtuali per rispondere alle necessità dei clienti. I consumatori però devono essere sensibilizzati a recarsi nei negozi e nelle piccole attività: un modo per premiare il servizio e sostenere il territorio".
Tra chiusure e mancate aperture, il numero di negozi di vicinato al servizio della comunità è calato, rispetto al 2012, del -14,3% circa. Nelle province di Trento e di Bolzano, ormai, ci sono solo 6,9 imprese del commercio ogni mille abitanti. Un dato molto basso, evidenzia Confesercenti.
Sono necessarie le politiche attive. "I paesi soffrono - evidenzia Baratella - ma anche il tessuto delle città è in difficoltà. A Trento e Rovereto un qualche stimolo potrebbe arrivare con l'apertura di un grande marchio capace di aumentare i flussi e attirare le persone in centro. Poi pensiamo a qualche evento culturale per creare un collegamento. Non solo appuntamenti che creano giro per bar e ristoranti ma anche per i negozi".
Si ragiona anche sugli orari, più flessibili. "Un cambio di mentalità può essere utile per differenziare le apertura. C'è da verificare la disponibilità, anche del personale con i sindacati. Ma un'intesa in questo caso può essere raggiunta per prevedere qualche modifica, che però interessa vari settori, come il trasporto pubblico e altri servizi", conclude Baratella. "Abbiamo fiducia nel tavolo tecnico ma bisogna fare presto".













