Desertificazione bancaria, nel Bellunese la metà dei comuni è senza uno sportello. Persi il 33% in 8 anni: ''Così si alimenta lo spopolamento dei territori''
Incrociando i dati dell’Osservatorio First Cisl sulla desertificazione bancaria con quelli della Banca d’Italia, si scopre che la provincia di Belluno ha perso il 33% degli sportelli bancari dal 2015 ad oggi, passando da 161 sportelli nel 2015 a 108 al 30 settembre di quest’anno. La metà dei Comuni del Bellunese - da Tambre e Borca di Cadore, da Cesiomaggiore a Taibon Agordino fino a San Pietro di Cadore e Lentiai, per un totale di 31 territori - sono “desertificati”

BELLUNO. Il servizio di trasporto pubblico viaggia ormai a singhiozzo per la strutturale carenza di autisti, la sanità tiene anche se mancano i medici e gli infermieri e l'Ulss sta facendo di tutto per essere attrattiva (offrendo alloggi, aprendo bandi speciali, investendo su strumentazioni all'avanguardia). E in 8 anni sono scomparsi oltre 50 sportelli bancari, con un calo da i 161 che c'erano nel 2015 agli attuali 108 in tutta la provincia. Insomma nel Bellunese quello dei servizi garantiti ai cittadini rischia di diventare sempre più il tema principale sul quale imbastire prospettive di sviluppo e di ''resistenza'' del territorio.
L'ultimo dato, quello sulla desertificazione bancaria, è stato comunicato dalla First Cisl Belluno Treviso, la Federazione che rappresenta i lavoratori delle banche, delle assicurazioni, della finanza, della riscossione e delle authority. Nel Bellunese, la metà dei Comuni è priva di uno sportello, con conseguenti ed evidenti disagi per la popolazione e le imprese. “Non sono solo le persone più anziane a pagare lo scotto della desertificazione, ma tutto il tessuto economico e sociale - afferma Antonella Primizia, segretaria generale della First territoriale -. La First lancia un appello alle istituzioni e alla politica locale e nazionale affinché si rendano consapevoli del problema e dei possibili scenari futuri e alle banche per l’apertura di un tavolo di confronto per individuare soluzioni adeguate sia per il benessere della collettività che per la salvaguardia dell’occupazione”.
Incrociando i dati dell’Osservatorio First sulla desertificazione bancaria con quelli della Banca d’Italia, si scopre che la provincia di Belluno ha perso il 33% degli sportelli bancari dal 2015 ad oggi, passando da 161 sportelli nel 2015 a 108 al 30 settembre di quest’anno. La metà dei Comuni del Bellunese - da Tambre e Borca di Cadore, da Cesiomaggiore a Taibon Agordino fino a San Pietro di Cadore e Lentiai, per un totale di 31 territori - sono “desertificati” perché hanno visto la costante e inesorabile chiusura degli sportelli. Anche in provincia di Treviso gli sportelli persi dal 2015 ad oggi sono 186, con un calo del 34%: dai 548 del 2015 ai 362 di quest’anno. Ma rispetto al Bellunese sono una decina gli ambiti territoriali rimasti privi di sportelli bancari, fra questi Morgano, Cison di Valmarino, Moriago della Battaglia, Castelcucco, Possagno e Segusino.
Una diminuzione a cui inevitabilmente si associa un problema occupazionale, perché a filiali che chiudono corrispondono meno assunzioni. Basti pensare che nel 2008 gli operatori bancari under 35 erano un quarto dei dipendenti totali e oggi meno del 10%; praticamente costante la fascia tra i 40 e 55 anni, mentre è pressoché triplicata la fascia degli over 55 (che è quasi il 25% del totale dei dipendenti).
“La desertificazione impatta in maniera significativa sui territori a più livelli - sottolinea Primizia -: incide sull’attività quotidiana delle piccole imprese che rappresentano più del 90% del tessuto imprenditoriale del bellunese e del trevigiano; ha un effetto negativo sulla qualità della vita della popolazione, con servizi sempre più distanti dal proprio comune di residenza, un problema centrale soprattutto nella provincia di Belluno, dove la crescente carenza di servizi di prossimità, la difficoltà negli spostamenti, i problemi di accesso alla rete Internet, così come la scarsa dimestichezza con le nuove tecnologie di una parte della popolazione anziana, stanno contribuendo ad alimentare dinamiche di spopolamento”.
Ma non sono solo le persone più anziane a pagare lo scotto della desertificazione, ma tutto il tessuto economico e sociale. “La banca - sottolinea la segretaria della First Cisl Belluno Treviso - è un’impresa che sostiene, integra e sviluppa l’attività economica di persone, famiglie e imprese: la sua presenza fisica nei territori non è solo terminale di offerta, ma anche una forma di tutela sociale, sensore delle esigenze e supporto prezioso all’attività di famiglie e imprese. È vero che la digitalizzazione bancaria, con tutti i servizi connessi all’home banking, è una strada imboccata e un percorso irreversibile, ma non bisogna dimenticare che l’Italia si situa al di sotto della media europea per tasso di digitalizzazione bancaria fra la popolazione. Va poi considerato il fatto che i piccoli Comuni, che sono quelli più colpiti dal fenomeno - pensiamo ad esempio ad alcuni Comuni del Cadore o dell’agordino -, possono avere anche problemi di connessione, con conseguente difficoltà per gli utenti di sfruttare l’home banking”.
Due le strade da percorrere per arginare la desertificazione secondo la First Cisl: da un lato - conclude Primizia - “avviare un dibattito con le istituzioni, la politica locale e nazionale, affinché prendano consapevolezza di tutti i fenomeni che la desertificazione comporta e dei possibili scenari futuri; dall’altro, aprire un confronto con le banche per trovare soluzioni adeguate sia per il benessere della collettività che per salvaguardare l’occupazione: ricordiamoci che le banche rivestono un ruolo sociale sancito dalla nostra Costituzione”.











