Fatturato da record per Latte Trento ma in un anno sono state chiuse 20-30 stalle: ai soci sono andati 37,3 milioni di euro (68 centesimi al litro)
Latte Trento ha messo sul piatto 7 milioni di euro per allargare gli spazi operativi e installare una nuova centrale a cippato: “Un investimento che ci consentirà di stabilizzare il costo dell’energia ai prezzi ante guerra Russia-Ucraina, utilizzando le risorse del territorio, con un migliore impatto ambientale e sostituendo il metano”
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TRENTO. Sono circa 190 i soci che fanno parte del consorzio Latte Trento, un colosso che copre un terzo dell’intera produzione provinciale. Stamane i soci si sono riuniti per l’assemblea di bilancio (durante la quale non sono mancate accese polemiche) che si è tenuta nel capannone adiacente la sede di via Monaco a Spini di Gardolo, fresco acquisto dalla Risto3 che l’aveva messa in vendita. Latte Trento infatti realizzerà un investimento di circa 7 milioni di euro (di cui 4 serviti per l’acquisto dell’immobile e del terreno) per allargare gli spazi operativi, i parcheggi per i mezzi, e per installare una nuova centrale a cippato per la produzione di vapore occorrente per le lavorazioni del latte con l’utilizzo del materiale di scarto proveniente dai boschi trentini.
“Un investimento che ci consentirà – ha riferito il presidente Renato Costa – di stabilizzare il costo dell’energia ai prezzi ante guerra Russia-Ucraina, utilizzando le risorse del territorio, con un migliore impatto ambientale e sostituendo il metano”.
Il bilancio di Latte Trento è in chiaroscuro. Se da un lato ai soci sono andati 37,3 milioni di euro (0,68 euro al litro) con il fatturato che ha segnato un record, passando da 52,3 a 62,7 milioni di euro (cifra che sale a 74 milioni considerando anche la consociata Trevilatte), dall’altro le somme liquidate non sono comunque bastate a compensare i maggiori costi sostenuti per la produzione del latte. Questo riguarda in particolar modo la produzione di grana, che viene remunerato appena 5 centesimi in più, nonostante abbia costi molto elevati rispetto al latte alimentare.
Più in dettaglio, la produzione di fresco è passata da 18,8 milioni del 2021 a 20,8 del 2022, il latte Uht da 22,9 a 22,3 milioni e il latte microfiltrato da 9,4 a 10,7 milioni. A Trento, nel caseificio di Spini, sono stati lavorati complessivamente 7,9 milioni di litri (nel 2021 9,8 milioni), in parte destinati alla produzione di formaggi molli e nostrani (5,2 milioni di litri) e in parte a Trentingrana (2,7 milioni di litri, pari a 5.468 forme). In generale, il 10% delle attività di Latte Trento è destinato alla produzione di Trentingrana. Il totale delle forme prodotte del 2022 è di 11.202 contro le 15.525 nel 2021, con un calo quindi del 30%.
“L’anno scorso abbiamo chiuso venti-trenta stalle – ha affermato il presidente degli Allevatori trentini Giacomo Broch – ma dobbiamo tenere duro, e mantenere la qualità del latte. Perdere una stalla è spegnere un pezzo di territorio”.
Nonostante le difficoltà alcuni soci hanno ricevuto il premio per la qualità del prodotto conferito: sono Mario Bertoldi (quantità conferito tra 1.000 e 2.500 quintali annui), Sandro Saltolini e Cristian Oradini (oltre 2.500 quintali/anno). I soci con il punteggio più alto per il latte alimentare sono Matteo Montibeller (meno di 3.000 quintali/anno), Marco Vettori (3.000-6.000) e Daniele Bonomi (più di 6.000 quintali). Il socio migliore per il latte di capra è Roberto Rossi.
L’assemblea è stata anche l’occasione per rinnovare il consiglio di Latte Trento. L’assemblea ha eletto sette consiglieri, (in sostituzione di cinque in scadenza, compreso il presidente Costa, e due dimissionari): Alberto Mazzola (Val del Chiese e Ledro), Romana Pallaoro (Alta Valsugana), Gianluca Graziadei (Trento e Valle dei Laghi), Marco Vettori (Vallagarina), Evan Zambotti ((Fiavé Bleggio e Comano), Daniele Adami (Val Rendena), Renato Costa (Bassa Vasugana). Da segnalare che tutti i consiglieri in scadenza naturale sono stati confermati mentre il nuovo presidente sarà nominato dal consiglio nella sua prima seduta.
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