Gli affitti brevi fanno sparire i piccoli hotel? In Trentino sono scomparse più di 1.000 strutture a 1 e 2 stelle, ma dagli anni ‘80 c’è stato il “boom” di 4 e 5 stelle
Secondo un’analisi presentata da Assohotel gli affitti brevi hanno messo in crisi i piccoli alberghi: “Quelli a gestione familiare faticano a restare sul mercato”. Tuttavia questo è vero solo in parte, in Trentino per esempio, se da un lato sono sparite più di 1.000 strutture a 1 e 2 stelle molte di queste hanno alzato la qualità dell’offerta dimostrandosi flessibili e capaci di adattarsi ai cambiamenti, ma lo saranno anche per le sfide del futuro?

TRENTO. Secondo Assohotel, l’associazione che riunisce le imprese della ricettività turistica alberghiera associate a Confesercenti, sulle principali piattaforme di affitti turistici brevi si contano circa 500mila proposte fra appartamenti e stanze private. “Un boom – spiegano dall’associazione di categoria – che sta avendo un grave impatto sul mondo dell’accoglienza alberghiera in Italia, in particolare sulle strutture a gestione familiare che faticano a restare sul mercato”.
Come emerge dall’analisi condotta dal Centro Studi sul Turismo, nel giro di appena dieci anni, sono scomparsi 2.790 hotel a una e due stelle. Le piccole strutture infatti sarebbero schiacciate da quelle che vengono definite le “aggressive politiche tariffarie degli hotel di categoria superiore” e al tempo stesso dall’aumento degli appartamenti dati in affitto ai turisti. Questi ultimi infatti hanno costi di gestione del tutto marginali rispetto a quelli delle imprese ricettive e sono privi di obblighi sul livello minimo dei servizi.
Nel 2011, su tutto il territorio nazionale, erano presenti 10.266 hotel a una e due stelle che offrivano il 13,3% dei posti letto del settore alberghiero. Oggi invece ne restano 7.476 e coprono il 9,6% dei posti letto del comparto. In termini percentuali gli alberghi a una stella sono passati da 3.612 a 2.385 (-34%), mentre i due stelle sono calati da 6.654 a 5.091 (-23,5%). Nello stesso periodo le strutture a tre stelle sono invece diminuite solo del 2,5%.

“La deregulation in cui si è sviluppato il mercato degli affitti brevi in Italia sta portando a gravi squilibri nel comparto ricettivo”, commenta il presidente di Assohotel Vittorio Messina. “Stiamo favorendo le non-imprese a tutto svantaggio delle attività imprenditoriali, che sono sottoposte a un prelievo fiscale più oneroso e sostengono costi maggiori”. Anche per questo l’associazione di categoria sostiene la proposta di legge che arriva dal Governo Meloni e punta a regolamentare le locazioni brevi: “Ci auguriamo che si vada effettivamente nella direzione di eliminare ogni incertezza normativa e ogni forma di concorrenza sleale”, conclude Messina.
Tuttavia la realtà descritta da Assohotel è più complessa, almeno per quanto riguarda il Trentino. Anche qui i cosiddetti alloggi turistici hanno sicuramente un impatto importante sul settore e influenzano persino il mercato immobiliare residenziale, spesso con gravi ripercussioni sociali ed economiche. Cittadini e lavoratori per esempio non riescono a trovare casa a un prezzo accessibile perché per molti privati è molto più remunerativo affittare l’appartamento ai turisti.
Effettivamente pure in Trentino il numero degli hotel a una o due stelle è calato sensibilmente negli ultimi dieci anni, rispettivamente del 43% e 22,6%. Cionondimeno dalla stessa analisi del Centro Studi sul Turismo si scopre che le strutture di fascia elevata (dalle quattro stelle in su) sono letteralmente esplose. Nella Provincia di Trento il numero delle strutture a cinque stelle è cresciuto del 75% (l’Alto Adige segna addirittura un +200%), quello dei quattro stelle del 41%. In altre parole le strutture di fascia inferiore hanno fatto spazio ad alberghi di qualità più elevata.

Come mostrano i dati raccolti da Ispat questo fenomeno è iniziato già negli anni Ottanta. Nel 1986 in Provincia di Trento c’erano appena 33 hotel a quattro stelle, mentre nel 2019 erano 194 a cui si aggiungono 32 strutture fra quattro stelle superior e cinque stelle. Al contrario se un tempo esistevano 1.387 hotel a una e due stelle oggi sono solo 382. Ciò significa che la ricettività alberghiera ha subito una profonda trasformazione: “Vi è stata una riqualificazione generalizzata delle strutture – si legge in un approfondimento prodotto dall’Ispat – favorita anche da una politica provinciale mirata a supportare la competitività del settore in un contesto globale caratterizzato da profondi cambiamenti. Ciò ha portato a indirizzare l’offerta turistica verso strutture di qualità e alla riduzione del numero complessivo di esercizi alberghieri”.
Per l’Ispat un’ulteriore conferma del miglioramento qualitativo si può dedurre anche dalla forte crescita dei posti letto negli hotel a tre, quattro e cinque stelle che, nel 2004, rappresentavano il 77,4% del totale mentre nel 2016 coprivano più dell’87% dei posti letto disponibili. In aggiunta è migliorata anche la distribuzione delle strutture di fascia elevata: se nel 2004 ben l’81% delle strutture a quattro stelle erano concentrate in 5 ambiti turistici (Valle di Fassa, Valle di Fiemme, Madonna di Campiglio-Pinzolo-Val Rendena, Garda trentino e Valle di Sole), dieci anni dopo la concentrazione è scesa al 69%. Per l’Ispat un segno della maggiore distribuzione della qualità alberghiera in provincia, “non più prerogativa delle zone maggiormente turistiche”.
Insomma se è vero che l’ingresso sul mercato degli alloggi turistici rappresenta una forma di concorrenza per gli alberghi, è altrettanto vero che le strutture trentine hanno saputo intraprendere con successo un percorso trasformazione. Molti hotel, pur mantenendo con una gestione famigliare, si sono dimostrati flessibili e capaci di adattarsi, caratteristiche che dovranno mantenere se vorranno far fronte a possibili (quanto probabili) mutamenti della domanda turistica che potrebbero essere già in atto. Gli stessi turisti prestano sempre più attenzione al tema della sostenibilità e in questo senso molte attività hanno già dovuto adeguarsi, ma la vera sfida sarà trovare un modello in grado di accogliere senza “consumare” un territorio delicato come quello trentino.













