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Trento
08 marzo | 11:25

Imprese trentine, le donne ai vertici sono il 25%. I sindacati: "L'80% dei contratti part time riguarda le lavoratrici. La conciliazione con la famiglia rimane un freno"

In occasione della Giornata internazionale della donna sono stati pubblicati i dati sulle imprese dalla Camera di Commercio di Trento e dalla Cgil Cisl Uil. In provincia di Trento tante le socie rispetto alle titolari e alle amministratrici. I sindacati: "Non è pensabile aumentare la partecipazione delle donne se non si rimuovono alcuni ostacoli"

di F.C.

TRENTO. In Trentino le donne ai vertici sono il 25% sul totale delle imprese, arrivando a 19.476: tante le socie, meno invece le titolari e le amministratrici. Un dato leggermente superiore a quello registrato in provincia di Bolzano (24,7%) e che è rimasto invece stabile negli ultimi anni. E' questo quanto riportato da una recente indagine dell'Ufficio studi e ricerche della Camera di Commercio di Trento.

 

Il ruolo di "socia" è predominante, con 6.730 posizioni attive al 31 dicembre 2022, quindi il 34,6% del totale femminile, percentuale che risulta addirittura superiore a quella raggiunta dalla quota maschile (19,1%).

 

"La presenza delle donne nelle posizioni di vertice delle nostre imprese è numericamente significativa – commenta Giovanni Bort, presidente della Camera di Commercio di Trento – ma la strada verso la parità con quella dei loro omologhi maschili è ancora lunga da percorrere".

 

Tra i ruoli di responsabilità ricoperti da donne, quello di "socia" è predominante con 6.730 posizioni attive al 31 dicembre 2022, quindi il 34,6% del totale femminile, percentuale che risulta addirittura superiore a quella raggiunta dalla quota maschile (19,1%). In provincia di Trento le titolari sono il 31,2% (6.084), mentre le amministratrici corrispondono al 26,8% (5.215). In entrambi i casi però si conferma "l'atavica predominanza maschile nei confronti di posizioni apicali legate alla proprietà e alla titolarità dell’azienda".

 

"Risulta quindi sempre più importante - prosegue Bort - promuovere azioni e interventi in grado di favorire l’accesso delle donne ai ruoli dirigenziali. I dati ci dicono che, riguardo a formazione e competenza, ci sono tutti i presupposti per puntare a un maggiore equilibrio tra i generi ma, forse, quello di cui c’è ancora più bisogno è un cambio culturale". 

 

Nonostante il gap tra i due generi rimanga significativo, rispetto al 2018 le cariche di amministratrici e di titolari hanno infatti registrato un incremento rispettivamente del 5,7% (+279 posizioni attive) e del 2,2% (+129), mentre sono in diminuzione le "socie" dell’8,8% (-493). Calano però le imprenditrici più giovani (-13,7%) che perdono posizioni sia in qualità di "amministratrici" sia come "titolari".

 

 

I DATI DEI SINDACATI

A intervenire in occasione della Giornata internazionale della donna anche i sindacati. "Il Trentino ha fatto importanti passi in avanti in termini di occupazione femminile - ricordano -. Con una percentuale che si attesta al 62% oggi il nostro territorio ha un tasso di occupazione tra le donne al di sopra della media nazionale, che non supera il 50%".

 

"Ci sono sicuramente margini per aumentare la partecipazione delle donne al mercato del lavoro, ma gli scogli maggiori riguardano oggi la qualità dell’occupazione femminile e le politiche di conciliazione – sottolineano Maurizio Zabbeni, Lorenzo Pomini e Walter Largher che seguono il mercato del lavoro per Cgil Cisl Uil -. E’ indubbio che un tasso più alto di occupazione femminile avrebbe un impatto positivo su pil e produttività. Non è pensabile, però, aumentare la partecipazione delle donne se non si rimuovono alcuni ostacoli. A cominciare dal part time volontario e involontario".

 

Non mancano, però, le criticità visto che le donne restano ancora un segmento debole del mercato del lavoro. Sul totale dei contratti part time attivi l'80% è rappresentato da lavoratrici, una percentuale che resta costante nel tempo. Sul totale delle occupate circa il 40 ha un orario ridotto. Il problema maggiore è rappresentato dal part time involontario, su cui influisce le difficoltà di conciliazione con la famiglia: oggi la percentuale di donne che in provincia ha un impiego part time, perché non ne ha trovato uno a tempo pieno, è del 17,7%. 

 

Il tema dei contratti precari è un altro freno alla qualità dell’occupazione femminile: i contratti a tempo determinato sono circa il 22% del totale. Il 56% di questi riguarda le donne, in costante aumento.

 

"Il problema è che queste differenze non rispecchiano i profili formativi delle donne – concludono i sindacalisti -. In Trentino come nel resto d’Italia c’è un grave problema di overeducation: le donne laureate sono più degli uomini, ma le loro competenze sono meno riconosciute sul mercato del lavoro che già, nella nostra provincia, non valorizza in generale i laureati e i giovani. Diciamo che nel caso delle donne si intrecciano più fattori, dalla precarietà all’overeducation, alla scarsa conciliazione aumentando la posizione di svantaggio".

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