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In Italia arriva il whistleblowing, "Si rischia di alimentare la cultura del sospetto e la delazione. Puntare sull'educazione civica e sindacale per promuovere la solidarietà"

In azienda si sospettano casi di truffe, corruzione o irregolarità? Nei prossimi giorni scatta la norma che prevede il "whistleblowing". Ecco come funziona 

Di Luca Andreazza - 05 dicembre 2023 - 05:01

TRENTO. Si sospettano truffe, corruzione irregolarità? Si potrà ricorrere al "whistleblowing". E' tra le novità del Decreto legislativo 24/2023: le società tra i 50 e i 249 dipendenti devono attivare i canali interni di segnalazione all'interno delle proprie amministrazioni o enti pubblici e privati. Una norma che dovrebbe scattare dal prossimo 17 dicembre. Un procedimento che interessa anche Anac, chiamata a intervenire qualora un dichiarante non ricevesse riscontro dall'impresa .Ma sono molti i dubbi, compreso quelli dei sindacati, tra resistenze culturali e criticità legislative.

 

"Sono due gli elementi di perplessità - commenta Alan Tancredisegretario generale Uiltec del Trentino Alto Adige - il rischio delazione e di un utilizzo improprio di questo strumento perché mancano una sufficiente educazione civica e giuridica del settore. Serve anche un'educazione sindacale per non disperdere i valori della solidarietà e della partecipazione". 

 

Mancano pochi giorni dall'applicazione del Decreto. Le aziende devono essersi dotate di una piattaforma di segnalazione sicura, che protegga la riservatezza dell’identità e i dati personali di chi denuncia condotte illecite. La gestione avviene tramite software che utilizzano sistemi crittografici, capaci di garantire la riservatezza dell’identità di chi segnala, della persona coinvolta e del contenuto della segnalazione stessa. Inoltre, il trattamento dei dati personali e la documentazione inerente alle segnalazioni dovranno essere gestite rispettando le regole e i principi Gdpr (le sanzioni variano da 10 a 50 mila euro). Così una persona (dipendente, tirocinante, collaboratore ma anche gli stessi dirigenti) che viene conoscenza di una presunta violazione nel contesto lavorativo viene incentivatatutelata e incoraggiata a segnalare internamente il mancato rispetto delle disposizioni normative nazionali o dell’Unione europea, azioni che potrebbero ledere l’interesse pubblico o l’integrità della stessa società.

 

Il decreto affonda le radici nel 2017 con la promulgazione della legge 179 sulla tutela del whistleblower, norma promulgata da parte del mondo politico in modo negativo perché avrebbe favorito la delazione. Ora il dispositivo è stato messo a punto e il provvedimento dovrebbe partire nei prossimi giorni, salvo proroga (che in Italia è sempre dietro l'angolo), ma ancora è poco chiara l'applicazione e la portata di questa legge.

 

"Eventuali problemi o segnalazioni non devono mai essere sottovalutati - prosegue Tancredi - però c'è il rischio di utilizzare questo strumento impropriamente e come tentativo di avvantaggiarsi in modo diretto o indiretto. Una maniera per sfogare magari qualche frustrazione oppure per dare forza a qualche 'mito' che emerge nell'area della macchinetta del caffè e suffragato tramite un controllo veloce e superficiale attraverso la rete".

 

Nell'ordinamento italiano la tutela del whistleblower è un concetto recente, mutuato dall'esperienza anglosassone, e resa necessaria dagli impegni internazionali che l'Italia ha assunto nel corso degli anni. Letteralmente "il soffiatore di fischietti", questo concetto è lontano dall'esperienza culturale e giuridica italiana. La stessa Accademia della Crusca ha riconosciuto che nel lessico italiano non esiste una parola semanticamente equivalente al termine anglosassone e l'assenza di una traduzione evidenzia questa mancanza all'interno del contesto socio-culturale italiano.

 

Nel diritto anglosassone i lavoratori, infatti, possono decidere di segnalare se rilevano una possibile frode, un pericolo o un altro serio rischio che possa danneggiare clienti, colleghi, azionisti, il pubblico o la stessa reputazione dell’impresaente pubblicofondazione e così via. Sono diverse le tipologie delle possibili segnalazioni: pericoli sul luogo di lavoro, frodi all`interno, ai danni o a opera dell’organizzazione, danni ambientali, false comunicazioni sociali, negligenze mediche, illecite operazioni finanziarie, minacce alla salute, casi di corruzione o concussione e molti altri ancora.

 

Questa esperienza viene riproposta così in Italia. Sono potenzialmente oggetto di segnalazione le violazioni di disposizioni normative dell’Unione europea che ledono l’interesse pubblico o l’integrità della società, di cui il segnalante sia venuto a conoscenza nel contesto lavorativo mentre sono escluse le segnalazioni legate a un interesse di carattere personale della persona segnalante, che attengono esclusivamente ai propri rapporti individuali di lavoro o di impiego pubblico, inerenti ai propri rapporti di lavoro con le figure gerarchicamente sovraordinate.

 

Il principio base della legge sancisce che "il dipendente che segnala al responsabile della prevenzione della corruzione dell'ente cui appartiene, all'Autorità nazionale anticorruzione (Anac), all'autorità giudiziaria o alla Corte dei conti, condotte illecite di cui sia venuto a conoscenza non possa essere mai - per motivi collegati alla segnalazione – essere soggetto a misure ritorsive, come sanzioni, licenziamenti o demansionamenti". Eventuali misure discriminatore devono essere comunicate dall'interessato, o dai sindacati, all'Anac. La nuova disciplina si applicherà anche ai lavoratori e ai collaboratori delle imprese fornitrici di beni o servizi e che realizzano opere in favore dell’amministrazione pubblica. Il Decreto prevede misure anti-ritorsione per tutelare il segnalante ma anche il "facilitatore", cioè le persone che eventualmente assistono una persona segnalante. 

 

Il rischio è quello che le segnalazioni finiscano fuori controllo. "Ci sono già gli organi preposti a vigilare ma anche a raccogliere i problemi, a cominciare proprio dai sindacati", evidenzia Tancredi. "Spesso, infatti, questi procedimenti necessitano di essere accompagnati attraverso una consulenza, anche per chiarire le basi e i presupposti di una segnalazione. Così invece il lavoratore rischia di trovarsi abbandonato, far partire procedimenti e attivare controlli che possono avere ripercussioni pesanti sulla persona, sull'azienda e indirettamente anche sui colleghi".

 

In linea generale il Decreto non fa una piega ma bisogna considerare che in Italia che ci sono forme di tutela e che la componente sindacale è molto più forte rispetto ai Paesi anglosassoni. "E' necessario un filtro che valuti la questioni, altrimenti tutto potrebbe finire fuori controllo con incomprensioni e rivalità che alimentano la cultura del sospetto. Oggi invece bisogna aumentare la solidarietà tra lavoratori e il senso di appartenenza. Questi valori potrebbero essere messi a rischio da un eccesso dell'uso del whistleblowing senza però avere le necessarie competenze e conoscenze del funzionamento di un settore", conclude Tancredi.

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