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| 03 mag 2023 | 18:38

In Trentino chiudono 39 stalle ma la produzione vale 17 milioni di euro (+11%). Gli allevatori: “Tra costi impazziti e orsi la sfida è mantenere viva la montagna”

Il presidente della Federazione provinciale allevatori ha puntato il dito contro “chi vuole farci passare per inquinatori” e contro le regole europee “distanti dalla realtà”. Su tutte il decreto emissioni e la nuova Pac: “Spesso chi decide non distingue tra una zootecnia dei Paesi Bassi e la zootecnia della Val di Rabbi. Estremizzando con il benessere animale si rischia di isolare gli alpeggi in cui certi investimenti sono troppo onerosi da sostenere”

di Tiziano Grottolo

TRENTO. Stamane, nella sede di via della Bettine a Trento, si è tenuta l’assemblea annuale dei soci della Federazione provinciale allevatori. Come per Latte Trento il bilancio annuale è in chiaroscuro. Guardando al bicchiere mezzo pieno si può dire che nella parte finale del 2022 la situazione è migliorata rispetto alle nere previsioni di inizio anno. Merito del mercato risollevato (soprattutto per le vendite di animali da carne), bollette energetiche meno pesati e risorse messe a disposizione dal pubblico e dal sistema cooperativo, oltre 6 milioni di euro.

 

D’altro canto rimangono gran parte dei problemi che hanno messo in difficoltà gli allevatori trentini. “Siamo piccoli – ha affermato il presidente Giacomo Broch – produciamo appena l’1% del latte nazionale, ma abbiamo tantissime storie da raccontare. Non può esistere un Trentino senza zootecnia”. Broch ha puntato il dito contro “chi vuole farci passare per inquinatori” e contro le regole europee “spesso distanti dalla realtà”. Su tutte il decreto emissioni e la nuova Pac: “Spesso chi decide non distingue tra una zootecnia dei Paesi Bassi e la zootecnia della Val di Rabbi. Estremizzando con il benessere animale si rischia di isolare quella zootecnia montagna legata agli alpeggi dove certi investimenti sono troppo onerosi da sostenere”.

 

Altra questione i grandi carnivori. “Il problema da cui oggi non possiamo più derogare è legato alla presenza di lupi e orsi – ha detto Broch – quello che è successo nell’ultimo mese ha messo a nudo un tessuto sociale urbano fuori da una logica di buon senso. Per qualcuno il nostro territorio è solo un parco giochi”. Il presidente degli allevatori ha sottolineato l’importanza del settore zootecnico per il mantenimento della vita in montagna. Questa attività per alcune persone rappresenta anche l’unica opzione economica, soprattutto in territori con scarsa vocazione turistica.

 

Il contesto trentino è fatto da stalle piccole, mediamente da trenta capi ognuna, dove tra guerra in Ucraina, bollette e costi degli alimenti per il bestiame è difficile far quadrare i conti. Dati alla mano però il comparto registra un calo costante di aziende. Il saldo tra uscite e nuovi ingressi segna una diminuzione di 39 stalle e 835 capi. Nell’ultimo biennio si sono registrati 89 abbandoni e 1.100 capi da latte in meno.

 

“In soldoni – è stato evidenziato – se consideriamo i soli costi di alimentazione delle vacche da latte si è passati da 6-7 euro al giorno a seconda del livello produttivo, agli oltre 10 euro di oggi. In questa situazione, i miglioramenti delle liquidazioni del latte che emergono dai primi positivi dati di bilancio presentati in questi giorni, arrivano a compensare circa metà dell’incremento dei costi sostenuti”.

 

Il direttore Massimo Gentili ha presentato numeri del bilancio annuale che suggeriscono un cauto ottimismo per il valore della produzione superiore ai 17 milioni di euro. In aumento dell’11% rispetto al 2021 con un utile di 58mila euro, “perché di questi tempi bisogna dare ai soci quanto più possibile”. Per la cronaca il bilancio è stato approvato all’unanimità dai soci.

 

“L’aumento dei ricavi è stato determinato – ha precisato Gentili – dall’andamento del Centro di Fecondazione Artificiale Alpenseme (+7%), e dal settore commercializzazione bestiame (+19%), in particolare per gli aumenti dei conferimenti e delle remunerazioni delle vacche fine carriera da parte degli allevatori da latte. Ridotti all’osso i margini relativi la filiera della carne bovina, a seguito dell’aumento dei costi di alimentazione degli animali all’ingrasso”.

 

Come detto, soddisfacenti i risultati fatti segnare da Alpenseme. Con oltre 600.000 fiale di materiale seminale confezionato, si è confermato tra i principali centri di produzione italiani. Le dosi prodotte a Toss di Ton sono distribuite in Italia e sul mercato estero (nell’ultimo decennio si sono raggiunti 35 Paesi nel mondo). Un risultato straordinario a conferma del considerevole potenziale espresso dai tori superbrown.

 

Pesante, nell’esercizio trascorso, l’impatto dei costi energetici: nonostante gli sforzi per la riduzione dei consumi gasolio per automezzi, gas e elettricità, hanno segnato un incremento che ha sfiorato il 50%. La speranza è che il settore regga e la crisi rientri almeno parzialmente: “Ne va dei 110mila ettari di prati e pascoli che caratterizzano il paesaggio trentino, di tutto un patrimonio di cultura e tradizioni contadine”.

 

“Abbiamo passato un 2022 terribile – ha affermato il presidente della Cooperazione trentina Roberto Simoni – adesso la bufera è superata ma si prospetta un 2023 ancora difficile. Tutti sono attenti a sottolineare le criticità sui media, mi riferisco in particolare alla vicenda dell’orso, ma noi abbiamo il compito di individuare dentro il nostro sistema le soluzioni. Bene il richiamo del presidente Broch al ruolo dei giovani, occorre lavorare anche per loro”.

 

L’assemblea dei soci (presenti più di cento su circa 650 effettivi) ha anche elettro tre consiglieri in scadenza: confermati gli uscenti Mauro Varesco per Fiemme e Fassa e Sergio Panizza per la Val di Sole. In Cda entra Mattia Covi per la val di Non, al posto di Vittorino Covi che non si è ricandidato. Confermato anche il collegio sindacale in scadenza: presidente Claudio Toller, sindaci Lorenzo Rizzoli e Cristina Camanini. Tutti votati all’unanimità. Il presidente Broch ha annunciato anche che ai lavori del cda parteciperà per la prima volta, in qualità di invitata permanente, la rappresentante dei giovani dello Junior Club, fresca di nomina, Eleonora Cemin, 26enne di Siror, imprenditrice con una stalla e sette ettari di prati.

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