Lavoro, i giovani cercano flessibilità. Martini: ''Un posto fisso sicuro? Non è più considerato un valore". Attenzione ai social: "Creano nell'immaginario una ricchezza facile"
Umberto Martini, ordinario di Economia e Gestione delle imprese e delegato del rettore a Tirocini curricolari e placement per l'Università di Trento spiega a il Dolomiti il cambiamento in atto: "C''è molta più attenzione alla ricerca di un certo tipo di lavoro e di un certo equilibrio fra la dimensione lavorativa e la propria vita. Questo rende molto più sensibili i giovani ad una serie di variabili che magari 20 anni fa non venivano pesate con così tanta forza"

TRENTO. “La sicurezza di un posto fisso? Oggi per i giovani non è più un valore”. A spiegarlo a il Dolomiti è Umberto Martini, ordinario di Economia e Gestione delle imprese e delegato del rettore a Tirocini curricolari e placement per l'Università di Trento. Il suo è un ruolo importante che lo mette direttamente in contatto con le aziende sul territorio.
Quello che oggi stiamo vivendo è un cambiamento epocale nel modo in cui viene concepito il mondo del lavoro e come le nuove generazioni si rapportano con esso. I giovani ritengono che unire lo studio con esperienze pratiche sia il modo migliore per ottenere un lavoro soddisfacente e attribuiscono più valore alla flessibilità di orario e alla disponibilità di tempo libero.
Il posto fisso, l'idea di rimanere in una sola azienda fino alla fine dell'età lavorativa, sono ormai pensieri del passato e questo nuovo modo di concepire il lavoro, però, va a scontrarsi con il sistema di welfare che negli anni è stato costruito in Italia. “Tutto il sistema deve essere rivisto” ci spiega il professor Martini.
Il ruolo che svolge le consente di avere davanti agli occhi i cambiamenti che ci sono nel mondo economico e quali sono le richieste oggi dei giovani laureati. Cosa sta succedendo?
Io credo siano in atto dei cambiamenti davvero importanti. Lo dico prima di tutto dal punto di vista strutturale, di competenze oggi necessarie per lavorare. Ci sono molti nuovi lavori, nuove modalità di stare nelle aziende che indubbiamente hanno rivoluzionato il mondo del lavoro. Abbiamo poi anche tutto il discorso legato alle nuove tecnologie, ai cambiamenti che hanno travolto interi settori tradizionali e poi la delocalizzazione sempre più forte e quindi in Italia e in Europa rimangono solo i quartieri generali ma non più gli stabilimenti.
C'è poi un altro cambiamento che è quello relativo alle aspettative dei giovani. Nel senso che, per effetto probabilmente dovuto all'esperienza vissuta con la pandemia, c'è molta più attenzione alla ricerca di un certo tipo di lavoro e di un certo equilibrio e bilanciamento fra la dimensione lavorativa – professionale e la dimensione della propria vita, dei propri tempi. Questo rende molto più sensibili le persone, i ragazzi e le ragazze, che cercano una occupazione con una serie di variabili che magari 20 anni fa non venivano pesate con così tanta forza.
Sono cambiamenti imponenti.
Si, molto. Basta pensare che nel parlare con un responsabile risorse umane di un'importante multinazionale, mi spiegava che fino a qualche anno fa i colloqui con i giovani si concludevano con l'azienda che diceva al candidato che gli sarebbe stato fatto sapere la decisione. Adesso in molti casi, invece, è il candidato o la candidata a dirlo. Tutto all'incontrario.
Numerose ricerche mostrano come le nuove generazioni diano più importanza alla flessibilità che a tutto il resto. E' così?
Si e lo confermo sia dai contatti avuti che dalle analisi fatte con il recente rapporto di Almalaurea. Oramai non esiste più la figura del posto di lavoro dove entro e penso che uscirò tra 15 o 20 anni o che addirittura rimarrò fino al giorno della pensione. Si cercano vari percorsi, si aprono strade con l'idea che alla fine l'orizzonte temporale è di medio termine, o breve. I giovani oggi accettano le proposte sapendo benissimo che magari fra due anni il progetto terminerà ma per loro non è un problema. Non aspettano e non cercano il posto fisso.
Le nuove generazioni guardano all'immediato e non pensano ad un lavoro che possa durare per la vita.
Esatto. Ne abbiamo una riprova con la grandissima difficoltà che sta affrontando la Pubblica amministrazione nel reclutare giovani. Nei concorsi c'è un problema di ricambio generazionale. Oggi c'è la disperata ricerca in questo settore di nuove risorse magari più formate e più complete. Ma non si trovano, ci sono concorsi pubblici dove si presentano in 60 mentre un tempo se ne sarebbero presentati oltre mille.
Come mai questo orizzonte breve? Perché non si pensa alla sicurezza alla stabilità?
Per me la sicurezza è sempre stato un valore. Ma a quanto pare oggi non lo è più. Ma dobbiamo chiederci cosa sarà quando questi pochi giovani in età di lavoro dovranno mantenere le generazioni di chi andrà in pensione?
Una situazione del genere rischia di diventare insostenibile. Come si potrà andare avanti?
Sicuramente la struttura attuale del sistema economico è figlia di quanto accaduto dal secondo dopo guerra fino ai giorni nostri. Il concetto di sistema sociale e pensionistico che oggi noi abbiamo si è plasmato dagli anni '50 in poi con una certa struttura della società. E' inevitabile che difronte ad un cambiamento così significativo dovrà essere rivisto tutto il sistema. Ma sulle giovani generazioni posso aggiungere un'ultima considerazione?
Mi dica.
Nelle nuove generazioni dobbiamo tenera alta l'attenzione sul tema digitale. Si è creato un mondo di illusioni che passa attraverso instagram e tiktok che crea nell'immaginario una ricchezza facile e stili di vita esorbitati. Tutto questo sta creando danni pazzeschi.












