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| 26 feb 2023 | 12:48

L'inflazione sta bruciando i risparmi delle famiglie. In Trentino la perdita del potere d'acquisto sarà di oltre 8400 euro in due anni

Nel biennio 2022-2023 il costo più salato, sempre secondo lo studio, lo soffriranno le famiglie delle regioni più ricche: in Trentino Alto Adige la perdita di potere di acquisto medio sarà pari a 9.471 euro, in Lombardia di 7.533, in Emilia Romagna di 7.261 e in Veneto di 7.253

TRENTO. In questi due anni di inflazione record, i depositi delle famiglie italiane subiranno una “sforbiciata” da 163,8 miliardi di euro. Questo il dato che arriva dall'analisi dell'Ufficio Studi della Cgia di Mestre.

 

A livello territoriale, nel biennio 2022-2023 il costo più salato, sempre secondo lo studio, lo soffriranno le famiglie delle regioni più ricche: in Trentino Alto Adige la perdita di potere di acquisto medio sarà pari a 9.471 euro, in Lombardia di 7.533, in Emilia Romagna di 7.261 e in Veneto di 7.253.

A livello provinciale, invece, la “patrimoniale” colpirà, in particolar modo, le famiglie residenti a Bolzano, che subiranno un prelievo medio di 10.542 euro. Seguono Milano con 8.500, Trento con 8.461, Lecco con 8.201 e Treviso con 7.948.

 

(Le prime 20 posizioni)

LO STUDIO

Come si è giunti a questo risultato? In primo luogo, l’Ufficio studi della Cgia ha ipotizzato che i 1.152 miliardi di euro presenti nei conti correnti bancari non abbiano registrato alcuna variazione nell’arco temporale preso in considerazione.

 

In secondo luogo, dopo aver stimato che nel biennio 2022-2023 l’inflazione crescerà di quasi il 15 per cento (+8,1 l’anno scorso e +6,1 quest’anno), ha calcolato la perdita di potere d’acquisto dei nostri risparmi. L’esito emerso da questa elaborazione è “spaventoso”: praticamente ci troviamo di fronte a una 'patrimoniale' da quasi 164 miliardi di euro che a ogni singolo nucleo familiare “costerà” mediamente 6.338 euro.

 

Sempre il centro studia della Cgia fa il confronto con quello avvenuto 30 anni fa. Il prelievo straordinario del 6 per mille applicato dall’allora Governo Amato sui conti correnti degli italiani.

Nella notte tra il 9 e il 10 luglio del 1992, infatti, quella misura costò alle famiglie italiane 5.250 miliardi di lire, ovvero 2,7 miliardi di euro.

 

“Attualizzando questo importo – viene spiegato - il prelievo si attesta a 5,3 miliardi di euro; praticamente un 'sacrificio' economico 31 volte inferiore a quello stimato dall’Ufficio studi della Cgia (163,8 miliardi di euro) nel biennio 2022-2023”.

 

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