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Trento
29 gennaio | 11:24

Dieci anni di pomi e sofferenze, storia di Sft di Aldeno: dal ''meglio soli'' all'accordo con i romagnoli, dalla 'sòla' altoatesina allo sprofondo rosso, oggi l’ultimo capitolo

Preoccupazione tra i soci de La Trentina che dovrebbero assorbire la cooperativa fortemente indebitata. I sussurri aldenesi raccontano che qualche famiglia influente di Aldeno, questa sera, vorrebbe votare contro il bilancio proposto e lottare per portare a casa altri 10 centesimi al chilo, aumentare i debiti di Sft e poi chi si è visto si è visto: ci penseranno i nuovi capi. Il che renderebbe ancora più pesante, per La Trentina, il boccone da inghiottire. Provincia e Cooperazione rassicurano ma i dubbi restano

 

di Paolo Ghezzi

TRENTO. Dieci anni di pomi e di passioni. Nel senso di sofferenze. Una storia molto trentina. Molto aldenese, anche. Storia di pomi e poltrone. Di soldi e di soci. Aldeno è uno strano paese: sarà il Bondone incombente, sarà la (relativa) distanza da Trento che però l’avvicina psicologicamente a Rovereto. Ci si sente in una sorta di libera repubblica aldenese. Sarà l’intelligenza, la laboriosità, la fantasia degli abitanti che qualche volta galoppa troppo. Così osano. E poi magari precipitano. Insomma, la Sft, Società Frutticoltori Trento, supermagazzino sull’incrocio delle strade verso Romagnano e Mattarello, è stata una sfida fallita.

 

Se la gloriosa Cassa rurale, inglobante il sobborgo trentino di Cadine, finì inevitabilmente per arrendersi allo strapotere della strabordante Cassa di Trento di fracalossiana osservanza, nella frutta (e nel vino) gli aldenesi cercavano di andar per conto loro. Di comandare a casa loro. Cose loro, i pomi, un Coser al comando, che faceva cose. Mi occupavo di economia al giornale l’Adige e il presidente era appunto Coser, Mauro di battesimo. Quell’aria un po’ guascona dello sfidante gli equilibri costituiti. Una gran voglia di scalare la montagna della Federazione delle cooperative. Ma anche uno di quelli che finirà travolto dalla sua ambizione e dalla discussa valorizzazione immobiliare del terreno dell’ex magazzino dentro il paese di Aldeno.

 

Non un frutticolo nato, il Coser, ma incoraggiato all’indipendentismo dall’allora direttore Sft Armando Paoli (poi andato a dirigere la frutta friulana), omonimo ma non imparentato con l’attuale Franco Paoli, ex capo Melinda messo lì a sistemare le cose nella transizione. Irruente, la coppia Coser-Paoli. Il 21 gennaio 2013 il cda di Sft delibera l’uscita di Sft dal consorzio La Trentina, contestando le regole sulla liquidazione alle cooperative socie approvate nei 6 mesi precedenti dal cda de La Trentina, presieduto dallo stesso Coser.

 

Nel 2013 Sft era uscita da Apot, l’associazione dei produttori trentini, e aveva costituito l’Op (organizzazione produttori) Valli Trentine, poi si era accasata con i romagnoli di Apofruit, consorzio di Cesena. Nel 2015 la giunta provinciale presieduta da Rossi revoca il consorzio Valli Trentine in seguito a indagini, su ipotesi di truffa e frode, della Guardia di Finanza. Alla fine del 2016 (Coser ha patteggiato 1 anno, Paoli è stato condannato in primo grado ma poi assolto nei successivi gradi di giudizio) dopo una lunga fase post-coseriana gestita da Primo Vicentini, alla presidenza era subentrato Riccardo Forti, affiancato come vice da Ferruccio Zanotelli, allora sindaco di Livo e dirigente a riposo di Melinda: dunque il primo soccorso noneso ad Aldeno. Cause, vertenze, perdite straordinarie (un’esportazione di mele in Egitto per quasi un milione) avevano originato un rosso di quasi un milione e mezzo, con i 310mila quintali di mele da tavola pagate meno di 27 centesimi al kg.

 

Nel 2020 Sft esce da Apofruit e si associa a Sant’Orsola, il piccolo colosso dei piccoli frutti. Insomma, le grandi speranze di Aldeno erano finite. I soci di Sft sono finiti risucchiati nel sistema, trentinizzati. Perfino espropriati da uno di Povo, un geometra di dellaiana memoria, il Grisenti Silvano, che nella vita aveva fatto tutt’altro e soprattutto il superassessore ai lavori pubblici e il presidente dell’Autostrada del Brennero ma cercava nuovi palcoscenici, nella fase tre della sua carriera, approdato alla corte di Mau Fu Gat con il Pt, il Progetto trentino poi liquefatto da Mario Tonina, leader giudicariese di scuola democristiana, assessore all’energia e alla cooperazione con il Fugatti 1, poi transitato nelle file del Patt dopo la virata fugattista, e in questa legislatura gestisce la sanità. Ma anche la cooperazione.

 

Divenuto presidente nel dicembre 2021, il “Griso”, grande amico dell’ex sindaco di Aldeno Fulvio Baldo, e – puntando sulla connessione con il suo successore in A22 Pardatscher, anche lui nel business frutta – annunciò la possibilità di un accordo alternativo: il Sudtirolo, il mitico ed efficiente consorzio Vog, invece che la Romagna di Apofruit. Aprile 2022: Grisenti annuncia l’accordo con Vog, l’Op con sede a Terlano. Il giorno seguente, il presidente di Vog Georg Kössler lo smentisce. I contadini dell’Alto Adige non hanno la vocazione delle crocerossine e il sogno non si è realizzato. Già sei-sette anni fa, dunque, l’epilogo della vicenda Sft era segnato: fallimento o ritorno all’ovile della frutta trentina.

 

Chiamato nel 2017 da La Trentina a dare un parere tecnico sulla fusione, parere illustrato all’assemblea di Sft nel gennaio 2018, il professore di economia aziendale all’Uni Trento Michele Andreaus evidenzia come i conti de La Trentina siano in ordine, mentre quelli di Sft fanno acqua, e non buon succo di mela. Andreaus evidenzia come Sft stia andando incontro (negli esercizi successivi) a una “elevata tensione finanziaria”, salvo immediate contromisure.

Insomma, la crisi di Sft è ormai crisi conclamata, dopo un megainvestimento sul magazzino che non era stato accompagnato da un coerente aumento della remunerazione per i soci: l’adesione all’organizzazione romagnola Apofruit, decisa con l’intento di valorizzare meglio la produzione biologica, non aveva dato i frutti sperati e uscire avrebbe comportato il pagamento di una penale pesante, che peraltro la Provincia sarebbe stata pronta ad alleggerire.

 

Tornare a conferire, e a confluire societariamente, nel sistema trentino guidato dalla potenza di Melinda, restava così l’unica possibilità praticabile. Dentro un polo che avesse la massa critica per stare sul mercato europeo e fronteggiare la concorrenza polacca. Anche se gli amministratori recalcitravano e i soci badavano alla remunerazione attuale piuttosto che alle prospettive future. Qualcuno dice che già allora si sarebbe dovuto nominare un commissario ma incombevano le elezioni dell’ottobre 2018, con la grande svolta del Trentino che si affidava a un salvinista, il Fugatti da Avio. La preoccupazione ora cresce tra i soci de La Trentina: non è che incorporare Sft porterà a sbilanciare i nostri conti? Conti che sono migliorati negli ultimi bilanci grazie all’alleanza con Melinda che ha preso in mano la gestione della società, abbassando i costi e razionalizzando le procedure.

 

La task force di Melinda ormai comanda Aldeno e questa potrebbe essere una garanzia di efficienza anche per La Trentina, ma non c’è mai stato un confronto diretto tra i due consigli d’amministrazione, la proposta di confluenza del marzo 2023 è arrivata già confezionata da terzi, non concordata e non ragionata tra i due cda. Lo scorso aprile 2023 il cda de La Trentina, vista la situazione economica, finanziaria e patrimoniale di Sft, non approva la proposta di fusione avanzata dalla Federazione. A giugno 2023 se ne va Grisenti, rimpiazzato da Danilo Brida. Ora la fusione dovrebbe avvenire entro luglio 2024, dopo che era stata annunciata per la fine dell’anno scorso (vedi il Dolomiti del 31 ottobre 2023). Il piano industriale si è rivelato non sostenibile, a settembre 2023 sono stati rifatti i conti e la situazione debitoria è esplosa a 18 milioni (più di metà verso le banche) anche se si attende la comunicazione ufficiale del bilancio, una volta approvato dai soci di Aldeno. La convocazione è per questo pomeriggio, alle sei.

 

Una boccata d’ossigeno dovrebbe arrivare dalla vendita del magazzino di Volano, a Patrimonio del Trentino, con l’intervento di Cooperfidi, ma non è ancora chiaro di quale cifra si parli (4 milioni, 6, 8?), e dentro La Trentina la preoccupazione è che si andrà a sopravvalutare l’immobile, per poi ritrovarsi in pancia un riaffitto con riscatto finale dagli elevati costi finanziari. Volano è struttura superflua sia per Sft, perché il magazzino di Aldeno è già più che sufficiente per la frigoconservazione delle mele prodotte dagli attuali soci, sia per La Trentina, che dispone già di due magazzini in fase di dismissione (Dro e Levico). A meno che, naturalmente, non ci pensi mamma Provincia e cioè papà Fugatti e zia Zanotelli. È anche possibile che la giunta provinciale debba effettuare tagli ad altre poste di bilancio nel capitolo agricoltura per finanziare il “pronto soccorso” ad Aldeno. Intanto si ricorre, come sempre si fa quando si è dentro le sabbie mobili, alla consulenza esterna di una società che non potrà che confermare la diagnosi già nota da anni.

 

Nel frattempo, altri soci stanno lasciando Sft: verso La Trentina stessa, verso Apofruit, verso Mezzocorona e così il potenziale produttivo di Aldeno si è ridotto da oltre 300mila quintali (il punto di pareggio economico) a 180mila. Quantità che sarebbero gestibili da La Trentina, che ha capacità di frigoconservazione inutilizzate, senza bisogno delle strutture di Aldeno. Intanto, la redditività per i soci di Aldeno è crollata a 18 centesimi al kg, contro i 35 presi dai soci de La Trentina. La perdita dell’ultimo bilancio pubblicato, 2021/2022, è stata di tre milioni e mezzo di euro, dopo che il bilancio precedente aveva chiuso con un rosso di 1,35 milioni solo grazie alle plusvalenze delle cessioni di terreni.

 

Nella revisione contabile del bilancio 2021/2022 di Sft, firmata da Andrea Agostini, revisore contabile indipendente incaricato dalla Federazione, si legge: “La Società ha chiuso l’esercizio al 31/07/2022 con una perdita di € 1.357.562 che ha comportato, anche a seguito degli investimenti effettuati, una drastica riduzione della liquidità aziendale. Tale circostanza, oltre agli altri aspetti esposti, indicano l’esistenza di un’incertezza significativa che può far sorgere dubbi significativi sulla capacità della Società di continuare ad operare come un’entità in funzionamento”. Negli ultimi 3 esercizi (2019-2020, 2020-2021, 2021-2022) il debito netto di Sft è aumentato da 6 milioni di euro a circa 10 milioni verso gli istituti di credito, Cassa rurale Trento in testa. Contemporaneamente, il patrimonio è diminuito di 3,6 milioni di euro.

 

Ma si è fatto finta di niente (anche questo è “stile trentino”) fino all’altro ieri: soltanto il 20 ottobre 2023, due giorni prima delle elezioni provinciali che consacreranno il Fugatti Bis, la giunta provinciale ha nominato tutor del risanamento dei conti Sft il commercialista Claudio Toller. I vertici tranquillizzano. ''Il percorso che si sta compiendo è interessante sia per Sft sia per la Trentina – dice il direttore di Federcoop Alessandro Ceschi - In questi mesi sono stati affrontati diversi temi, a partire dalla interlocuzione con gli istituti di credito che è stata definita proficua, e all'impostazione delle nuove modalità di commercializzazione attraverso il canale Apot''. L'obiettivo, come ricordato in assemblea dal presidente di Federcoop Roberto Simoni, è ''salvaguardare i soci e le loro famiglie''. ''La prospettiva di Sft all'interno del sistema frutticolo provinciale è assolutamente positiva''.

 

Tonina resta garante tra politica e cooperazione mentre il presidente di Sft Danilo Brida ha informato dell'accordo con Cassa di Trento per concedere ai soci un finanziamento a condizioni di vantaggio, con preammortamento nei primi due anni e possibilità di moratoria per chi ha un conto nell'istituto di credito. Nel frattempo, i dipendenti di Sft sono stati già da tempo invitati a cercarsi un altro lavoro e hanno cominciato a scivolare fuori con dimissioni concordate e incoraggiate. Sul sito Sft, però, resta tutto un altro film: ancora 258 soci, oltre 100 dipendenti, 2 sedi (Trento sud e Volano) e un ottimismo di facciata: “I numeri rivelano ancora poco di questa realtà, che negli anni si è imposta a livello regionale – e non solo – per alcune sue specificità. Prima fra tutte l’attenzione all’ambiente, che si manifesta in una ricerca continua della sostenibilità, in ogni fase di lavoro: in particolare, nello sviluppo di una produzione di mele biologiche che ad oggi raggiunge circa il 45 per cento della produzione globale conferita in Sft e che pone la Cooperativa al vertice in Trentino per qualità e apprezzamento del cliente finale”.

 

Sft nel 2022 ha conferito 180mila quintali di mele; La Trentina, che di soci ne conta oltre 800, il triplo di Sft, vanta una produzione media di 600mila quintali di frutta e un fatturato di medio di 35 milioni di euro. Ultime parole famose di Grisenti: “Rimanere da soli, in una fase delicata, è troppo costoso”. Anche perché il supermagazzino a nord del paese può lavorare mezzo milione di quintali di mele, più del doppio della produzione di Sft. Questo pomeriggio alle 18 l'assemblea di Sft è chiamata dunque ad approvare il bilancio al 31 luglio 2023. La remunerazione finale, a quanto pare, sarà inferiore ai 20 centesimi al kg e una parte di soci potrebbe essere chiamata a restituire parte degli acconti ricevuti. I sussurri aldenesi raccontano che qualche famiglia influente di Aldeno, questa sera, vorrebbe votare contro il bilancio proposto e lottare per portare a casa altri 10 centesimi al chilo, aumentare i debiti di Sft e poi chi si è visto si è visto: ci penseranno i nuovi capi. Il che renderebbe ancora più pesante, per La Trentina, il boccone da inghiottire. E non è detto che il suo consiglio d’amministrazione (convocato per domani, a bocce Sft ferme) decida, alla fine, di inghiottirlo.

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