La Russia dopo 3 anni di sanzioni, il presidente industriali italiani a Mosca: ''Non c'è economia di guerra. Occasioni da cogliere prima che lo facciano i Paesi asiatici''
A Mosca il numero uno di Gim-Unimpresa (che lo ha riconfermato) ha tenuto un incontro dal titolo ''Il futuro delle aziende straniere in Russia''. ''Tutti i settori dell’economia russa sono operativi e sotto l'influenza della nuova situazione geopolitica, stanno iniziando a cambiare radicalmente. Per la prima volta nella sua lunga storia, la Russia ha la possibilità di diversificare la propria economia e di allontanarsi dalla dipendenza dal petrolio che l'ha caratterizzata in passato”

MOSCA. “È arrivato il momento di porsi delle domande. La prima: le sanzioni contro la Russia hanno funzionato o non hanno funzionato? A guardare la realtà sembra proprio di no. Anzi, la cura (sanzioni) che ha dato il medico non ha funzionato, in compenso si è ammalato il farmacista. La seconda: anziché chiederci quanto sono costate le sanzioni alla Russia e ai russi, perché non ci chiediamo quanto sono costate e quanto costano a noi (italiani ed europei, ndr)?”. Vittorio Torrembini, storico presidente di Gim-Unimpresa, conosce il mondo russo da quando sul pennone del Cremlino sventolava ancora la bandiera rossa con falce e martello.
Era la fine degli anni ’80, precisamente il 1989 quando da giovane funzionario del Pci di Piacenza, Torrembini si è trasferito a Mosca nell’allora Unione Sovietica della ‘Perestroika’ e ‘glasnost’ avviate dall’inquilino del Cremlino, Mikhail Gorbaciov. All’assemblea del Gim svoltasi nella capitale russa, oltre ad essere stato riconfermato presidente all’unanimità della partnership, il numero uno dell’Associazione degli imprenditori italiani, ha posto alla nutrita platea alcuni quesiti di natura pratica.
Piacentino di Castelnuovo Fogliani, console onorario di Lipetsk, Voronezh e Tambov, regioni che si trovano a sud di Mosca sulla strada che porta al Donbass, Torrembini nel suo intervento durante l’interessante e seguita tavola rotonda dal titolo ‘Il futuro delle aziende straniere in Russia’ è stato molto chiaro dando preziose informazioni, a partire dai tangibili cambiamenti nell’economia russa. L’evento è stato nobilitato dalla presenza dell’Ambasciatrice d’Italia in Russia, Cecilia Piccioni.
“L'economia russa sta cambiando radicalmente adattandosi al nuovo contesto geopolitico –afferma Torrembini –. Le aziende occidentali non dovrebbero ascoltare i politici europei ma cercare di non perdere le occasioni cercando nuove forme di cooperazione con i partner finché le nicchie dell’economia russa sono ancora aperte e non saranno occupate dalle imprese cinesi e di altri Paesi asiatici”. Torrembini, da sempre preziosa figura di riferimento per le Pmi italiane – anche del Trentino e dell’Alto Adige – che vogliono investire nella Federazione russa, precisa: “Quasi ogni giorno da Bruxelles arrivano segnali di stare alla larga dalla Russia, le aziende occidentali, a loro dire, sostengono che l’economia in Russia da tre anni è di tipo militare e in uno stato deplorevole, ma questo non è assolutamente vero”.
Il capo degli imprenditori italiani in Russia, grande tessitore di rapporti con gli organi di governo, con le regioni e i ministeri, offre una visione della situazione che, ovviamente, è quella di chi in Russia vive e spera che i rapporti tornino il prima possibile a prima di quel 24 febbraio del 2022 quando i carrarmati russi hanno tentato di invadere Kyiv. “Tutti i settori dell’economia russa sono operativi - spiega - e sotto l'influenza della nuova situazione geopolitica, stanno iniziando a cambiare radicalmente. Per la prima volta nella sua lunga storia, la Russia ha la possibilità di diversificare la propria economia e di allontanarsi dalla dipendenza dal petrolio come ha sempre fatto in passato”.
Vittorio Torrembini sostiene, “gli imprenditori che lavorano in Russia devono capire cosa sta succedendo nel Paese, analizzare, cercare nuove forme di cooperazione con i partner perché altrimenti si rischia di arrivare in ritardo”. Molto interessante l’intervento di Philippe Pegorier, vice presidente del Consiglio di amministrazione dell’Associazione delle imprese europee (AEB) che, oltre a ricordare l’anno di chiusura delle sanzioni imposte all’Unione Sovietica, il 2012 quando l’Urss ha cessato di esistere il 25 dicembre di 21 anni prima, ha detto che solo il 12% delle ditte statunitensi presenti in Russia hanno lasciato dopo il 24 febbraio 2024.
“Il ritorno delle aziende straniere è una questione politica, il processo sarà lungo perché le sanzioni dureranno a lungo – dice Pegorier –. Non vedo nessun politico europeo in grado di poter fare qualcosa. La Russia è come una molla, più la premi e più scatta verso l’alto. Ricordo che nel 1983 quando sono arrivato per la prima volta, tra russi e stranieri non ci si poteva incontrare, cosa mai avvenuta negli ultimi tre anni. Una forte inflazione c’era anche ai tempi degli Zar, credo che la Russia sia abituata all’inflazione”.
Il presidente russo Vladimir Vladimirovic Putin, discutendo della possibilità di un ritorno delle aziende straniere in Russia, ha sottolineato che tale possibilità dovrebbe essere affrontata con la massima cautela per non perdere il potenziale acquisito. A sua volta, il vice premier russo Dmitry Manturov ha affermato che le autorità russe consentiranno l’ingresso nel mercato interno solo alle aziende straniere di interesse nazionale, esaminando attentamente ogni singolo caso.












