Operai specializzati? Sono introvabili, e la situazione più critica è in Trentino Alto Adige. La Cgia: "In 4 casi su 10 al colloquio non si presenta nessuno"
A soffrire sono soprattutto le realtà produttive di piccole dimensioni, ad incidere anche il fatto che molti candidati non possiedono le competenze tecniche e professionali richieste. La Cgia: " I settori più in difficoltà sono l’edilizia e il manifatturiero, e dopo la pandemia i giovani sono sempre più alla ricerca di occupazioni che offrano maggiori livelli di flessibilità, autonomia e tempo libero"

TRENTO. In Italia gli operai specializzati sono quasi introvabili: nel 2024, su un totale di 5,5 milioni di nuovi ingressi previsti nel mercato del lavoro, solo 840 mila hanno riguardato questa categoria, dato pari al 15 per cento delle entrate attese. E per di più, in 4 casi su 10 al colloqui di lavoro ni presenta nessuno. La situazione più critica? Riguarda proprio il Trentino Alto Adige, territorio la cui difficoltà di reperimento ha toccato il una percentuale del 56 per cento.
A mettere luce la situazione è l'ufficio studi della Cgia di Mestre, sulla base dell'analisi dei dati emersi dal sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere in collaborazione con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali. "La ricerca di queste figure si è rivelata particolarmente impegnativa – si legge nel report – e nel 63,8 per cento dei casi gli imprenditori hanno segnalato notevoli difficoltà nel reperimento e, quando la selezione ha avuto esito positivo, il processo ha richiesto in media quasi cinque mesi".
In sintesi? Per molte realtà produttive, soprattutto di piccole e piccolissime dimensioni, individuare figure quali ad esempio carpentieri, gruisti, fresatori, saldatori o operatori di macchine a controllo numerico computerizzato rappresenta una sfida estremamente complessa.

LA FASE POST-COVID: I GIOVANI CHIEDONO PIÙ FLESSIBILITÀ E TEMPO LIBERO
Ma quali le cause del mismatch tra la domanda e l'offerta di lavoro? Queste, spiega il report, sono molteplici e frequentemente interconnesse. A contribuire a ridurre la disponibilità di forza lavoro fattori quali la denatalità e l'invecchiamento della popolazione e inoltre, viene specificato, ad incidere è anche il fatto che molti candidati non possiedono le competenze tecniche e professionali richieste, soprattutto nel settore manifatturiero, "evidenziando il divario persistente tra il livello di apprendimento acquisito durante il percorso scolastico e le esigenze del sistema produttivo".
Ad incidere anche un altro aspetto, con la pandemia di Covid a fare da spartiacque. "È importante evidenziare – scrive la Cgia – che rispetto al periodo pre-Covid i giovani sono sempre più alla ricerca di occupazioni che offrano maggiori livelli di flessibilità, autonomia e tempo libero. Parallelamente, mostrano una minore propensione ad accettare incarichi con orari prolungati in particolare nel weekend o condizioni lavorative fisicamente gravose".
QUALI SONO I SETTORI PIÙ IN DIFFICOLTÀ?
Ma quali sono i settori più in difficoltà? Quelli dove è sempre più difficile reperire operai specializzati sono l’edilizia e il manifatturiero e, in riferimento a quest’ultimo, il settore del legno, il tessile-abbigliamento-calzature e la metalmeccanica sono le filiere dove la ricerca è più impegnativa.
Tornando all'edilizia, viene segnalata la difficoltà di trovare sul mercato del lavoro carpentieri, ponteggiatori, cartongessisti, stuccatori, pavimentatori/piastrellisti, palchettisti e gruisti/escavatoristi. Nel comparto del legno sono invece quasi introvabili i verniciatori, gli ebanisti, i restauratori di mobili antichi e i filettatori attrezzisti.
Nel tessile-abbigliamento si faticano ad assumere modellisti, confezionisti e stampatori. Nel calzaturiero, invece, a mancare sono tagliatori, orlatori, rifinitori e cucitori. Nella metalmeccanica, infine, la maggiore difficoltà di reperimento riguarda tornitori, fresatori, saldatori certificati, operatori di macchine a controllo numerico computerizzato e i tecnici di montaggio per l’assemblaggio dei componenti complessi.
LA SITUAZIONE PIÙ CRITICA? IN TRENTINO ALTO ADIGE
Ad essere delineata nel report, infine, è una mappa geografica delle aree con più difficoltà nel reperire operai specializzati e ad emergere è come, tra tutte le figure professionali richieste dai titolari di azienda, il Nordest sia la ripartizione geografica dove nel 2024 è stato più difficile reperire questi lavoratori.
La situazione più critica? Come anticipato proprio in Trentino Alto Adige dove la difficoltà di reperimento ha toccato il 56,5 per cento. Seguono il Friuli Venezia Giulia (55,3), l’Umbria (55), la Valle d’Aosta (54,5) e il Veneto (51,5). Il Mezzogiorno, invece, è l’area del Paese dove il reperimento è stato più “facile”. In Sicilia la difficoltà di reperimento è stata del 42 per cento, in Puglia del 41,9 e in Campania del 41. Il tutto a fronte di una media nazionale del 47,8 per cento.
Guardando alle singole province, Pordenone è quella dove gli imprenditori faticano più di tutti a trovare un lavoratore dipendente, con una percentuale del 56,8 per cento. Seguono Bolzano e Trento con il 56,5, Gorizia con il 56,1 e Cuneo con il 55,9. E poi quelle dove è più "facile" reperire manodopera: Caserta con il 39,3 per cento, Salerno con il 38,3 e infine Palermo con il 36,9.
Un ultimo sguardo del report è lanciato al futuro prossimo. "Si segnala che tra agosto e ottobre di quest’anno le imprese prevedono 1,4 milioni di nuove entrate – conclude la nota – e a contendersi il primato nazionale sono Milano e Roma. Se nel capoluogo regionale lombardo sono previste 115.280 assunzioni, nella Capitale dovrebbero essere 114.200. Seguono Napoli con 60.290, Torino con 42.530, Bari con 42.060 e Brescia con 31.930".












