Chiusa per lavori la ferrovia Udine-Tarvisio, ma il Brennero può assorbire solo metà del traffico merci: grave emergenza logistica all'orizzonte?
La regione assieme alla rete ferroviaria e agli operatori di settore è al lavoro per scongiurare gravi perdite economiche e individuare dei percorsi alternativi

PORDENONE. Un mese di stop per la tratta ferroviaria Udine-Tarvisio a causa di lavori di manutenzione ai binari previsti a cavallo tra agosto e settembre. E' quanto emerge dall'incontro all'interporto di Pordenone tra operatori ferroviari, autorità dei porti e della regione e Rete Ferroviaria Italiana “Rfi” di ieri, 23 febbraio. In termini di gestione della movimentazione delle merci tutto ciò si traduce in un grave problema logistico, dettato dal fatto che i flussi commerciali passano per larga parte proprio verso la frontiera nord di Tarvisio.
Se infatti il traffico passeggeri può essere spostato su altri mezzi di trasporto, per quello merci su rotaia rimane attualmente una sola possibile valvola di sfogo alternativa: il Brennero, senza che tuttavia questo riesca a sopperire per intero al volume del traffico. "La Regione si è attivata immediatamente – ha detto l'assessora regionale alle infrastrutture e territorio Cristina Amirante - per coinvolgere tutti gli operatori ferroviari che movimentano merci su rotaia, al fine di valutare con Rfi le modalità per ridurre al minimo l'impatto della sospensione. L'ipotesi alternativa è il valico del Brennero, sul quale saranno garantiti 150 treni a settimana, circa la metà dell'intero traffico regionale, sui quali fin da subito Rfi ha chiesto a imprese e sistema logistico Fvg di individuare e indicare le priorità al fine di assicurare le adeguate tracce ferroviarie alternative".
In altre parole, la richiesta emersa da parte della Rete ferroviaria verso le imprese private consisterebbe nel trovare dei canali alternativi attraverso cui far passare quei treni merci diretti a nord che non potranno essere assorbiti dalla tratta del Brennero, allo scopo di scongiurare le perdite economiche per il tessuto regionale che potrebbero derivare dalla mancata movimentazione della parte restante del traffico. Perdite che potrebbero rivelarsi ingenti nel caso in cui si verificassero rinvii di spedizioni, congestione delle unità di carico nei porti ed interporti della regione o, nel peggiore dei casi, collasso di alcuni traffici.
D'altronde, un mese di chiusura per una tratta ferroviaria che, nel caso del Friuli Venezia Giulia, rappresenta il retroterra fondamentale degli approdi commerciali nei porti di San Giorgio di Nogaro, Monfalcone e soprattutto Trieste e annessi autoporti, non è un lasso di tempo di poco conto, e l'obbiettivo è quello di giocare d'anticipo nella pianificazione e rimodulazione dei flussi così da consentire alle imprese di organizzare per tempo le proprie catene logistiche e limitare ricadute economiche sul sistema produttivo regionale, come ha sottolineato l'assessora: “A breve sarà convocata la Cabina di regia regionale del trasporto e logistica per compiere le valutazioni necessarie in vista delle rimodulazioni, ma anche per cominciare a porre le basi su proposte da avanzare a Rfi, esplorando tutte le alternative possibili, per le interruzioni previste nel biennio 2027-2028 al fine di mitigare il più possibile i contraccolpi per il sistema logistico regionale. Per quanto riguarda il traffico passeggeri infine, valuteremo tutte le soluzioni possibili - ha concluso Amirante - a partire dall'istituzione di servizi autobus sostitutivi per l'intera durata dei lavori, così da garantire la mobilità dei cittadini e ridurre al minimo i disagi".












