In Trentino il peso delle rimesse degli stranieri è di oltre 700 milioni. In Italia circa 9 miliardi, Confagricoltura: "Più operai locali potrebbero un beneficio all'economia locale"
Nell'analisi di Confagricoltura sulla base dei dati di Banca d'Italia nei primi sei mesi del 2025 è stato registrato un incremento del 6,4% del tasso di crescita del denaro che gli stranieri residenti sul territorio nazionale nei loro Paesi di provenienza. In Trentino il podio è composto da Pakistan, Romania e Marocco, calano Cina e Polonia: "Si devono trovare forme e strumenti per incentivare l’impiego delle risorse umane locali come gli studenti e i pensionati"

TRENTO. Crescono le rimesse degli stranieri, la stima è che il denaro trasferito nei Paesi di provenienza ammonti a circa 9 miliardi di euro. In provincia di Trento il podio è composto da lavoratori da Pakistan, Romania e Marocco mentre cala la Cina. Un trend analizzato da Confagricoltura del Trentino.
Nei primi sei mesi del 2025 è stato del 6,4% il tasso di crescita del denaro che gli stranieri residenti in Italia hanno trasferito nei loro Paesi di provenienza. Se si ipotizza che il trend sia rimasto costante anche nel secondo semestre, in pratica nell’anno appena concluso l’ammontare delle rimesse verso l’estero potrebbe aver sfiorato i 9 miliardi di euro.
"Siamo convinti che si devono trovare forme e strumenti per incentivare l’impiego delle risorse umane locali come gli studenti e i pensionati", dice Confagricoltura del Trentino. "Per questi ultimi, con l’importante lavoro svolto dall'associazione di categoria a livello nazionale, è stato stabilizzato il lavoro occasionale in agricoltura (LOagri) per così sostituire i vecchi voucher utilizzati per le prestazioni occasionali. L’incremento dell’utilizzo delle risorse di operai locali porterebbe sicuramente un grande beneficio sull’economia territoriale".
La stima viene ricavata da Confagricoltura attraverso l'elaborazione delle statistiche pubblicate dal 2005 con cadenza trimestrale dalla Banca d’Italia. "In 20 anni l’ammontare del reddito che gli stranieri hanno trasferito all’estero è passato dai 3,9 miliardi di euro iniziali ai quasi 8,3 del 2024: un aumento di oltre il doppio a valori correnti e di poco più del 40% al netto dell’inflazione (a prezzi costanti)".
Con il termine “rimessa” si indica la parte di reddito risparmiata da un lavoratore straniero e inviata al suo nucleo familiare nel paese di origine. La cifra totale dei risparmi che i lavoratori stranieri hanno inviato a famiglie e parenti rimasti in patria non arriva a pesare lo 0,38% del Pil italiano del 2024.
Nello stesso arco di tempo tra il 2005 e il 2024 gli stranieri registrati all’anagrafe in Italia sono passati da 2,27 a 5,25 milioni (+131%), con un trend di crescita ben più marcato rispetto a quello dei trasferimenti. Questo si traduce in un importo medio trasferito è passato da 1.719 euro a 1.577 euro (-8% a valori correnti).
"La ragione che può aver inciso sul trend del valore medio delle rimesse potrebbe essere ricercata, tra le altre cause, nell’aumento dei ricongiungimenti familiari: questi ultimi potrebbero aver contribuito ad accrescere i redditi consumati in Italia, andando a ridurre il sostegno economico ai parenti in patria".
La Banca d’Italia censisce circa 230 Paesi verso cui affluiscono le rimesse spedite da 107 province italiane. Le statistiche, prosegue Confagricoltura, mettono in luce una polarizzazione della distribuzione geografica, per destinazione e per origine.
I 5,5 miliardi di euro che nel 2024 sono stati trasferiti in Bangladesh, Pakistan, Marocco, Filippine, Georgia, India, Romania, Perù, Sri Lanka, Senegal (i primi dieci Paesi ordinanti per importi decrescenti ricevuti) costituiscono circa i due terzi delle rimesse complessive.
Con l’aggiunta dei Paesi che occupano le dieci successive posizioni nella graduatoria si supera l’85% del totale dei valori trasferiti. In particolare, le rimesse spedite in Bangladesh dai bangladesi residenti in Italia costituiscono la parte più consistente (1,4 miliardi di euro), pari allo 0,34% del Pil del Paese.
Anche per gli altri Stati elencati le rimesse costituiscono un gruzzolo di valuta pregiata e un sostegno economico non trascurabile. Al polo opposto c’è una lunga coda di 100 Paesi, a ognuno dei quali dall’Italia sono arrivati meno di 500mila euro complessivi nel 2024. Anche la geografia delle aree da cui partono le rimesse non è un’uniforme.
La polarizzazione è però meno accentuata se confrontata con quella delle destinazioni: Roma, Milano, Napoli, Torino, Firenze, Brescia, Bologna, Genova, Venezia e Verona sono, nell’ordine, le dieci province che maggiormente concorrono alla formazione delle rimesse, con 3,9 miliardi di euro pari al 47% del totale. Nel 2024 dalla città metropolitana di Roma sono stati inviati 1,1 miliardi di euro; da quella di Milano 900 milioni.
In Trentino i Paesi che dal 2005 al 2004 hanno inviato più denaro all’estero sono Pakistan (85,807 milioni), Romania (72,640 milioni), Marocco (61,909 milioni), Colombia (41,062 milioni) e Albania (32,491 milioni).
E Ucraina (27,401 milioni), Senegal (26,444 milioni), Tunisia (25,791 milioni), Moldavia (24,473 milioni), Bangladesh (22,292 milioni), Repubblica dominicana (22,913 milioni) e India (19,837 milioni).
In decrescita per le rimesse ci sono Cina, con appena 4 milioni di euro inviati in patria nel 2024, a fronte di una popolazione di oltre 300 mila residenti. Fino al 2013 la Cina era la prima destinazione delle rimesse, con picchi di oltre 3 miliardi inviati nel 2011 e 2012. E infine la Polonia, che registra un dimezzamento degli importi inviati in patria.
I cittadini immigrati nel 2024 hanno inviato dal Trentino in patria 56 milioni di euro, con un calo del 5,3% rispetto al 2023 ma un aumento del 70,3% rispetto al 2014.
"I dati emersi da queste analisi riflettono la situazione che riscontriamo nelle nostre aziende agricole associate. Nei primi anni 2000 fino al 2015 circa la maggior parte degli operai proveniva da Paesi dell’Est Europa (Polonia, Repubblica Ceca e Romania). Negli ultimi anni c’è stato sempre più un incremento di operai provenienti da Pakistan, Marocco e India. Anche per la stessa Romania, che per le fasi di raccolta e vendemmia nelle nostre campagne è stata tra i Paesi più importanti, si sta assistendo a una riduzione della loro presenza", conclude Confagricoltura.












