L'Italia degli estremi: rischio di povertà ai minimi al Nord, ma i dati peggiori in Europa arrivano dal Sud. Tutti i numeri
Stando ai numeri forniti da Eurostat, in Italia si registrano alcuni tra i dati migliori in Europa per quanto riguarda le condizioni di vita della popolazione – in primis tra Val d'Aosta, Trentino e Alto Adige. In diverse aree nel Sud del Paese, però, la situazione è sostanzialmente ribaltata. Ecco tutti i dati

TRENTO. Per quanto riguarda le condizioni di vita – a partire dal numero di persone a rischio povertà o esclusione sociale – il bilancio regionale in Italia è fortemente diviso, con le aree del Nord a presentare alcuni tra i dati migliori in Europa e diverse nel Sud, invece, tra quelle in assoluto più in difficoltà nel Vecchio continente.
A riportare i dati è Eurostat, che ha analizzato l'evoluzione delle statistiche legate alle condizioni di vita nelle varie regioni europee, fornendo un quadro preciso a livello locale – permettendo così un'analisi più puntuale rispetto a quanto sarebbe possibile di fronte a numeri aggregati a livello nazionale. E a colpire è in particolare un dato. Se guardiamo infatti alle aree con la più alta percentuale di popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale, escludendo le regioni ultraperiferiche e le città autonome spagnole di Ceuta e Melilla, le prime tre posizioni sono tutte occupate da regioni italiane: Calabria (45,3%), Sicilia (44%) e Campania (41,2%).
Al contrario, a fronte di una media europea del 20,9%, nel Nord del Paese si registrano come detto alcuni dei dati migliori in assoluto: 5,6% in Val d'Aosta, 7% in Alto Adige, 8,2% in Emilia Romagna, 10,8% in Trentino, 11,6% in Friuli Venezia Giulia, 12,5% in Lombardia. Guardando la mappa fornita da Eurostat, l'intera macro-regione salta subito all'occhio come una delle più virtuose, con Val d'Aosta e Alto Adige in particolare che si confermano rispettivamente seconda e terza in Europa – dietro alla sola regione di Bratislava, in Slovacchia.
A livello statistico, l'indicatore viene calcolato individuando i cittadini che, in una data regione, si trovano in almeno una delle seguenti situazioni: persone con un reddito disponibile equivalente (comprensivo dei trasferimenti sociali) inferiore alla soglia di rischio di povertà, fissata al 60% del reddito disponibile equivalente mediano nazionale; persone che non possono permettersi almeno 7 dei 13 beni, servizi o condizioni di vita considerati auspicabili, o persino necessari, per garantire una qualità della vita adeguata (sei elementi si riferiscono alla persona e sette al nucleo familiare); persone che vivono in famiglie in cui gli adulti tra 18 e 64 anni (esclusi gli studenti tra i 18 e i 24 anni e i pensionati di età inferiore ai 65 anni) hanno lavorato, nei 12 mesi precedenti, per un periodo pari o inferiore al 20% del loro potenziale tempo di lavoro complessivo.
In Europa nel 2025 erano 24 in tutto le regioni nelle quali almeno il 31,5% della popolazione era a rischio di povertà o esclusione sociale. I rischi più elevati sono stati osservati principalmente nelle regioni meridionali, orientali e ultraperiferiche dell'Ue: in particolare si parla di 5 territori in Spagna, 4 in Bulgaria, Grecia e Italia, 3 in Francia (tutte regioni ultraperiferiche) e 2 in Romania. Rispetto agli altri Paesi però, a colpire per quanto riguarda l'Italia sono però proprio le diseguaglianze territoriali: il tasso della Regione con la percentuale più alta, la Calabria, è per esempio ben 8,1 volte maggiore rispetto a quello della Val d'Aosta.
Lo stesso schema si ripete a livello di trend scomponendo l'indicatore nelle sue voci: rischio di povertà (i dati peggiori i Europa arriva da Sicilia, Campania e Calabria, ai primi posti di confermano invece Val d'Aosta, Alto Adige, Trentino ed Emilia Romagna), grave deprivazione materiale e sociale (in questo caso il Sud Italia segna dati migliori rispetto, in particolare, a diverse regioni dei Balcani e dell'Est Europa, mentre il Trentino segna la percentuale migliore in tutto il continente con lo 0%) e intensità di lavoro molto bassa (a fronte di una media europea del 7,9% in Campania si supera il 20, in Sicilia e Calabria ci si muove tra il 16 e il 17, mentre in tutto il Nord non si sale sopra il 7,1% della Liguria).
Nel focus si prendono però in considerazione anche altri fattori, a partire dal tasso di sovraccarico dei costi abitativi – definito come la quota della popolazione che vive in una famiglia in cui i costi abitativi rappresentano oltre il 40% del reddito totale disponibile delle famiglie stesse. In questo contesto i dati in assoluto peggiori in Europa arrivano dalla Grecia, con un'uniformità maggiore nella penisola italiana – sostanzialmente in linea con il dato medio europeo del 7,7% (in Trentino e Alto Adige il tasso è del 3%).
Altro dato eloquente è infine quello legato alla capacità o meno di mantenere la propria abitazione adeguatamente riscaldata: a fronte di una media dell'8,8% di cittadini in Europa che hanno faticato, nel 2025, a mantenere una temperatura adeguata all'interno delle loro case, la percentuale in Sicilia è stata del 18,5%, in Puglia del 17,6%, in Campania e Calabria del 12,9 e del 12,2%. Il dato scende invece al 2,6% a Bolzano, al 2% in Trentino, al 3,6% in Friuli Venezia Giulia, al 2,8% in Val d'Aosta e al 3% in Emilia Romagna. Più alti i dati invece in Veneto (8,1%), Piemonte (7%) e Liguria (7,8%).


















