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Bolzano
14 gennaio | 06:46

L'occupazione è da record, ma il carovita è alle stelle: un terzo dei lavoratori non arriva a fine mese. Il 12% dei dipendenti guadagna meno di 9 euro l'ora

Il 2025 si chiude con numeri da capogiro per l’occupazione in provincia: oltre 235.000 lavoratori dipendenti. Ma dietro i record si nasconde una realtà più complessa

BOLZANO. Il 2025 si chiude per il mercato del lavoro altoatesino con una serie di primati numerici senza precedenti, ma il quadro che emerge dalle analisi dell'IPL (Istituto Promozione Lavoratori) invita a una riflessione profonda che va oltre l’entusiasmo dei bilanci statistici. Se da un lato l'occupazione dipendente ha raggiunto la soglia storica di 235.074 lavoratori medi, con un incremento dell’1,9% rispetto all’anno precedente, dall'altro lato si consolidano fenomeni strutturali che mettono a rischio la tenuta sociale e la qualità del benessere dei lavoratori.

 

Il Direttore dell'IPL, Stefan Perini, ha infatti sottolineato come i record quantitativi non siano necessariamente sinonimo di qualità della vita, evidenziando una preoccupante discrepanza tra il numero di occupati e la reale capacità d’acquisto delle famiglie.

 

La crescita occupazionale ha interessato quasi tutti i settori economici, trainata in particolare dal comparto alberghiero e della ristorazione, che ha fatto registrare un balzo del 4,3%. Di contro, il settore manifatturiero ha subito una lieve flessione dello 0,5%, pagando lo scotto della crisi degli ordinativi nel settore automotive.

 

Nonostante le difficoltà di alcuni comparti, i contratti a tempo indeterminato continuano a essere la forma contrattuale più ricercata, crescendo a un ritmo superiore rispetto ai rapporti a termine e garantendo una stabilità che nell'industria arriva a toccare il 90% del totale dei contratti.

 

Tuttavia, questa solidità formale si scontra con una realtà economica in cui un terzo dei lavoratori dichiara di faticare ad arrivare a fine mese e oltre la metà delle famiglie prevede di non poter risparmiare nulla nel prossimo anno.

 

Un altro elemento di forte mutamento è rappresentato dalla demografia e dalla composizione della forza lavoro. Per la prima volta, gli occupati stranieri superano il 17% del totale, mentre la quota di lavoratori over 50 è salita al record del 34,7%, testimoniando un invecchiamento progressivo della manodopera interna. Questa tendenza si intreccia con il fenomeno della "fuga di cervelli" tra i giovani e con una partecipazione femminile che, paradossalmente, ristagna nel lungo periodo: negli ultimi dieci anni la forbice tra i sessi si è leggermente allargata a favore degli uomini, nonostante i continui appelli a valorizzare il potenziale delle donne. In questo contesto, il ricorso al tempo parziale ha raggiunto la quota record del 29%, confermandosi una scelta sempre più diffusa ma non sempre sinonimo di una migliore conciliazione tra vita e lavoro.

 

L'analisi dell'IPL si conclude con un monito severo sulle prospettive future. Sebbene il senso di sicurezza del posto di lavoro rimanga elevato e le dimissioni volontarie siano tornate a livelli di normalità dopo la fiammata post-pandemia, la questione salariale resta il vero nodo irrisolto. Con circa il 12% dei dipendenti del settore privato che percepisce meno di 9 euro lordi all’ora, il rischio di un mercato del lavoro strutturalmente fragile è concreto. Il Presidente dell'IPL, Stefano Mellarini, ha ribadito la necessità di politiche mirate che non puntino solo alla creazione di nuovi posti, ma che garantiscano salari dignitosi, stabilità reale e una migliore gestione del ricambio generazionale, senza i quali l’economia altoatesina rischierebbe di raggiungere i propri limiti strutturali.

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