"Prosecco australiano", arriva l'ok dell'Ue: "Bene le maggiori restrizioni". Ma alcuni produttori attaccano: "Patto scellerato, occorre bloccarlo: grave minaccia per l'Italia"
Il presidente del Consorzio del Prosecco Doc, Giancarlo Guidolin: "Con il nuovo accordo si garantisce uno scenario di maggiore restrizione rispetto al quadro attuale. E questo non può che farci piacere". Sandro Bottega (Federvini): "È un patto scellerato, assurdo, inaccettabile che mi auguro venga quanto prima bloccato"

TREVISO. Prosecco, formaggi e grandi preoccupazioni: l’Unione Europea e l’Australia in questi giorni hanno stipulato, dopo trattative durate anni, un nuovo accordo commerciale.
Il testo dell'accordo, annunciato durante una visita nel paese della presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, prevede fra le altre cose di rimuovere sia i dazi europei sia quelli australiani su moltissimi prodotti agricoli, e concede anche il permesso per i produttori australiani di vino Prosecco di usare questo nome per venderlo all’interno del paese, con lo stop alle esportazioni entro 10 anni.
L’Australia è il primo paese a ottenere il permesso dall’Unione per farlo (ben diverso era stato il caso del croato "Prosek").
In più, sempre in territorio australiano, i produttori di formaggi potranno anche chiamare “parmesan” quelli simili al Parmigiano italiano, mentre l’utilizzo dei nomi “feta” o “gruyere” per quelli simili ai formaggi greci o francesi sarà sottoposto ad alcuni vincoli.
Infine aumenterà in maniera considerevole la quantità di carne che l’Australia può esportare verso l'Europa, verranno rimossi i dazi australiani sulle automobili europee e quelli europei su alcune materie prime critiche (fra cui il litio) e sull’idrogeno provenienti dall’Australia.
Restando nel campo del Prosecco, sono state diverse le reazioni del mondo produttivo veneto e friulano: "L’intesa prevede che il Prosecco sia riconosciuto e tutelato come Indicazione geografica – aveva commentato a il Sole 24 Ore il presidente del Consorzio del Prosecco Doc, Giancarlo Guidolin -. In più viene previsto un percorso di phasing out di 10 anni in cui potranno commercializzare il loro prosecco sul mercato interno australiano e sui mercati dove il Prosecco Doc non è tutelato o registrato. Si tratta di qualche paese dell’Africa e solo temporaneamente (è previsto l’esaurimento delle scorte) della Nuova Zelanda. L’altra importante novità è che potranno continuare a venderlo in Australia ma scrivendo in etichetta “Australian Prosecco” ed evitando di riportare immagini come gondole o paesaggi italiani. Il che significa mettere fine anche all’evocazione del nostro prodotto. Di certo si tratta di uno scenario di maggiore restrizione rispetto al quadro attuale. E questo non può che farci piacere".
Di ben altro avviso invece Sandro Bottega, fondatore dell’omonimo gruppo vinicolo trevigiano, nonché consigliere di Federvini: “E’ un patto scellerato, assurdo, inaccettabile che mi auguro venga quanto prima bloccato - ha dichiarato a TerraNostra senza usare mezzi termini - Il via libera a questo progetto è una grave minaccia per l’Italia e i produttori di Prosecco in particolare. Situazione paradossale che richiede una reazione ferma e decisa da parte dei produttori, come pure l’intervento del ministero dell’Agricoltura e di tutte le istituzioni e associazioni interessate".
Bottega non ha risparmiato critiche nei confronti dei vertici della categoria, Guidolin compreso, perché a suo dire il rischio è che il marchio, di proprietà esclusiva italiana, possa venire svuotato di significato: "Si rasenta l’assurdo, manifestano soddisfazione senza considerare il danno d’immagine e la relativa confusione che si genererebbe sul mercato".












