Ultime sciate e via alla stagione sui laghi, ma guerre e costi tengono in ansia il turismo: "A Pasqua grande affluenza e si chiude un buon inverno. Preoccupa contesto internazionale"
L'assessore Roberto Failoni: "C'è preoccupazione per la situazione internazionale ma permane un moderato ottimismo", Maurizio Rossini (ad Trentino Marketing): "Bell'inverno con crescita dei fatturati ma l'instabilità non fa bene al turismo". Silvio Rigatti (presidente dell'Apt Garda Dolomiti): "Ottimo inverno: destagionalizzazione e gli eventi funziono, bene la Pasqua". Gli agritur: "Un buon momento per il nostro settore ma i costi sono un'incognita"

TRENTO. Ultime sciate nei comprensori ancora aperti e il via di quella primaverile per arrivare poi all'estate. Un'affluenza significativa sulle destinazioni dei laghi trentini. Il turismo trentino quindi è soddisfatto ma è difficile prevedere le ripercussioni di un periodo stretto tra la risalita, ancora una volta dei costi, e di un contesto internazionale instabile.
"A Pasqua gli operatori hanno registrato una grande affluenza sul Garda e si chiude una buona stagione invernale. Per l'estate c'è preoccupazione per la situazione internazionale ma permane un moderato ottimismo", il commento dell'assessore Roberto Failoni mentre Maurizio Rossini, amministratore delegato di Trentino Marketing, aggiunge: "Siamo reduci da un bell'inverno e si va verso una conferma dei numeri dell'anno scorso, che è stato da record con 8 milioni di presenze, e un fatturato in crescita: il sistema ha risposto in modo positivo, un gioco di squadra che si conferma fondamentale per raccogliere i risultati".
I segnali sono incoraggianti ma fare le carte all'estate è difficile. "L'instabilità non fa bene al turismo e ci sono difficoltà oggettive come nel caso del mondo arabo ma una compensazione può arrivare dai mercati europei", dice Rossini. "La situazione economica in generale e la crescita dei costi e del carburante in particolare possono incidere sulle mete lontane mentre può essere un'opportunità di attrattività sul raggio più breve. Il monitoraggio è costante, si analizza puntualmente ogni aspetto e lavoriamo in questa direzione".
Forse non ci sarà stato il tutto esaurito ma il Garda Trentino sembra essere partito più che bene. Una destinazione reduce anche da un inverno decisamente interessante.
"Chiudiamo una stagione invernale da novembre a marzo positiva e si migliora anno dopo anno: +7% rispetto a 12 mesi fa e +30% rispetto al 2019, periodo pre-Covid: questo significa che la destagionalizzazione e la capacità di puntare sugli eventi premia fortemente la destinazione", le parole di Silvio Rigatti, presidente dell'Azienda per il turismo Garda Dolomiti. "Siamo inoltre contenti per questa Pasqua, siamo partiti con un'occupazione media di oltre il 68% e un prezzo medio delle stanze di 152 euro che sale a 170 euro nei week end. Il meteo estremamente favorevole, che incide per il 30%, ha poi stimolato il last minute".
Si muove bene il booking per l'estate, tuttavia è prematura ogni valutazione. "Il turismo è un'industria che ravviva tutto il territorio, dal bar ai negozi. Oltre l'80% della nostra clientela arriva dall'estero e il problema non è la domanda che è forte e presente: la vera incognita è senza dubbio la situazione geopolitica unita ai costi. Sono aspetti che ci preoccupano un po' e la sfida è riuscire a dare certezze. Le notizie quotidiane destabilizzano, ma in passato l'Italia, il Trentino e il Garda sono riusciti a essere protagonisti".
A preoccupare anche il mercato tedesco, motore della destinazione. "La Germania nell'ultimo quinquennio è in difficolta industriale, l'automotive in primis, e lavorativo", evidenzia Rigatti. "Ci confrontiamo con la clientela che evidenzia delle perplessità sul futuro perché affrontano molte incognite ma il turista ama le nostre località e, anche se non è semplice, lavoriamo per mantenere la competitività. L'obiettivo è restare autentici e creare esperienze, valorizzare la natura e migliorare la conoscenza dei prodotti enogastronomici: questa è la nostra ricetta per essere attrattivi".
Una Pasqua che è arrivata presto nel calendario, un mix che unisce laghi, città e montagna. Un quadro interessante anche per il settore degli agriturismi del Trentino. Un settore in crescita negli ultimi anni, forte di circa 5.000 posti letto, di circa 8.000 posti a sedere per pasti, incluse le malghe (che hanno un'apertura più limitata) e di oltre 550 mila presenze annue.
"E' un buon momento e la Pasqua si inserisce in un contesto un po' particolare tra qualche località che prolunga la stagione invernale e le zone dei laghi che ritornano a essere più frequentate", spiega Alessandro Vaccari, coordinatore dell'associazione Agriturismo Trentino. "Ci sono segnali importanti sul fronte dell'ospitalità e la ristorazione di prossimità funziona. La struttura più piccola e l'accoglienza familiare premiano il nostro settore".
C'è soddisfazione in generale, anche se c'è stato un rallentamento durante le Olimpiadi. "I numeri sono stati un po' inferiori alle attese perché gli arrivi sono stati legati all'evento specifico e per tipologia ha privilegiato gruppi medio-grandi e per questo le strutture sono risultate tagliate fuori, questo è stato però mitigato dal volano di comunicazione e di immagine, quindi gli obiettivi sono stati raggiunti".
Ottimismo anche in questo caso ma non ci si sbilancia, anche perché il turismo è cambiato. "La caratteristica degli ultimi anni è il calo della permanenza media a 4,5 giorni e soprattutto delle prenotazioni last minute", aggiunge Vaccari. "Ormai sono alle spalle i tempi in cui si riusciva a definire il planning in anticipo. Il booking dell'estate è piuttosto leggero ma è il trend e non preoccupa. Il problema è gestire le disdette, un problema che interessa anche la ristorazione".
Complesso interpretare le ripercussioni delle crisi internazionali mentre un nodo anche in questo caso riguarda i costi. "Si avverte un calo della capacità di spesa, in particolare della clientela italiana. E gli aumenti del carburante e dell'energia possono avere un doppio effetto. Negativo perché spostarsi costa di più, positivo se un turista scegli una vacanza più vicina e una destinazione che può raggiungere in auto e non in aereo. I costi dell'energia però si avvertono in maniera drammatica nel settore dell'agricoltura: la percezione è che in questo contesto così incerto sia difficile intervenire sui listini prezzi, questo assottiglia il margine e espone gli operatori a maggiori incertezze", conclude Vaccari.












