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“Chi scende in piazza chiedendo solo la 'pace', di fatto, vuole una resa dell'Ucraina barattando il loro sacrificio per il nostro benessere e la nostra sicurezza”

Il giornalista Rai ed esperto del conflitto in Ucraina fin dagli eventi di Maidan nel 2014 Danilo Elia: “Deve essere chiaro in questo contesto che esiste un Paese aggressore ed un Paese aggredito. L'Ucraina sta combattendo oggi una guerra territoriale, di difesa, ma questo è un aspetto secondario. Gli ucraini stanno soprattutto combattendo per la loro libertà, perché sanno bene cosa vuol dire vivere in un regime apertamente totalitario come quello di Putin”

Di Filippo Schwachtje - 16 marzo 2022 - 19:59

TRENTO. “Nelle diverse manifestazioni per la pace che negli scorsi giorni si sono succedute in Italia le bandiere dell'Ucraina spesso si contavano sulle dita delle mani, mentre nelle capitali europee scendevano in strada oceani giallo-blu: chi dice 'ci vuole la pace' senza spiegare né come né perché, e dicendo magari nello stesso momento 'né con Putin né con la Nato', cosa sta chiedendo in realtà?”. Ed il sospetto di Danilo Elia, giornalista Rai ed esperto del conflitto in Ucraina fin dagli eventi di Maidan del 2014, è che in sostanza “spesso non si stia chiedendo altro che la resa delle forze ucraine”. Una 'richiesta' che in fin dei conti, dice Elia: “Si può interpretare come la volontà di molti di barattare il sacrificio dell'Ucraina, e quindi indirettamente dei nostri valori, per mantenere il nostro stato di sicurezza, di pace e soprattutto di benessere, per evitare ulteriori rincari nel prezzo della benzina e delle materie prime, indebolendo nel frattempo la Nato e aprendo la porta a nuovi scenari preoccupanti”.

 

Una resa incondizionata dell'Ucraina insomma, spiega il giornalista, sarebbe “una sconfittadell'Occidente stesso: “Deve essere chiaro in questo contesto che esiste un Paese aggressore ed un Paese aggredito. L'Ucraina sta combattendo oggi una guerra territoriale, di difesa, ma questo è un aspetto secondario. Gli ucraini stanno soprattutto combattendo per la loro libertà, perché sanno bene cosa vuol dire vivere in un regime apertamente totalitario come quello di Putin”. Un regime nel quale lo 'zar' detiene un potere sostanzialmente assoluto da ormai 20 anni e nel quale oppositori politici e giornalisti vengono regolarmente imprigionati. “Chi chiede una resa – dice Elia – di fatto pretende di sacrificare l'Ucraina per mantenere la situazione di sicurezza ed il benessere presenti prima dell'invasione. Ma dobbiamo ricordare che l'Ucraina è un Paese democratico, con enormi problemi certo, ma con una stampa libera, nel quale i cittadini hanno eletto i loro capi politici. È per questo che l'Ucraina combatte”. 

 

Sventolando le bandiere arcobaleno ed auspicando invece una resa in nome di un concetto idealistico di 'pace', dice in definitiva Elia “si sta portando avanti la sconfitta dei nostri valori, dei valori europei, lasciando solo uno stato democratico di fronte all'invasione di una potenza governata da un regime come quello di Putin, che rappresenta la negazione di quegli stessi valori”. Oggi infatti siamo arrivati a questo punto, sottolinea il giornalista: “Anche perché nel 2014 l'Occidente non ha reagito all'annessione della Crimea e alla guerra per procura nel Donbas con un pacchetto di sanzioni pesanti tanto quanto quelle messe oggi sul tavolo. Per chi segue da almeno otto anni le vicende della guerra in Ucraina era già chiaro che la posta in gioco sarebbe stata questa: in pochi avrebbero potuto prevedere un risvolto così drammatico come quello odierno, ma era chiaro già allora che si stava in sostanza spianando la strada ad un peggioramento della situazione in futuro”. Peggioramento che, puntuale, è arrivato circa 20 giorni fa quanto Putin ha dato il via all'invasione, mascherata in patria come un'operazione militare per “neutralizzare” e “de-nazificare” l'Ucraina. Il fatto è che oggi, mentre il futuro dell'Ucraina rimane drammaticamente incerto, alle potenze occidentali si sta ripresentando lo stesso problema di otto anni fa: dovrebbe potrebbe arrivare Putin in futuro?

 

“Se non tracciamo una linea rossa – dice Elia – che sia veramente invalicabile non sappiamo chi sarà il prossimo”. Quella linea rossa al momento sono i confini della Nato, vista però da molti in Italia come parte del problema avendo, secondo questa narrazione, 'circondato' Mosca negli anni che hanno seguito la dissoluzione dell'Unione Sovietica. “Bisogna però ricordare a queste persone – dice Elia – che non è la Nato ad espandersi, sono i Paesi a chiedere di entrare nell'Alleanza Atlantica. L'Ucraina stessa aveva richiesto fortemente l'ingresso nella Nato, che non le è stato consentito negli anni per diverse ragioni, ma principalmente perché al suo interno c'era un conflitto in corso, la guerra in Donbas. Una considerazione che smaschera tra l'altro facilmente una delle false questioni poste dal Cremlino prima dell'invasione, cioè del presunto rischio d'ingresso dell'Ucraina nella Nato, una prospettiva che non era nemmeno sul tavolo”. 

 

I Paesi baltici per esempio hanno lavorato duramente per raggiungere determinati standard e poter entrare a far parte dell'Alleanza Atlantica, conclude Elia: “Ed alla luce degli eventi in Ucraina oggi vien da pensare che fortunatamente hanno 'fatto in tempo' ad entrare nella Nato. Putin ha chiaramente detto poco prima di dare il via all'invasione che era inconcepibile che l'Ucraina decidesse per sé, che seguisse la propria strada come Paese indipendente e sovrano: in queste parole, in questo concetto, c'è la negazione di tutti i nostri valori. È per questo che si sta combattendo in Ucraina. Una resa dell'Ucraina, lo ripeto, sarebbe una sconfitta dell'Occidente ed in ultima analisi un indebolimento della Nato, che in caso di nuove aggressioni russe si troverebbe potenzialmente a dover rispondere ad un appello all'articolo 5 di fronte alla minaccia nucleare”.

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