Trump mette a tacere Voice of America, nata per combattere il nazismo. Smentiva le fake news di Russia e Cina. Musk ne aveva chiesto la chiusura. "Minaccia alla libertà di stampa"
Ma non solo, perché il "taglio" coinvolge anche le emittenti Radio Free Europe/Radio Liberty, Radio Free Asia e Middle East Broadcasting Networks, tutte gestite dall'Usagam, che si occupano della trasmissione di notizie ai paesi governati da regimi autoritari

TRENTO. Era stata fondata nel 1942 con il preciso scopo di combattere la propaganda nazista e, per decenni, ha trasmesso notizie - attraverso contenuti digitali, radio e televisione - in ben 47 lingue ad un pubblico internazionale, con l'obiettivo di combattere le fake news prodotte da Russia e Cina.
Il suo statuto risale al 1976, venne firmato dal presidente Gerald Ford e recita che "gli interessi a lungo termine degli Stati Uniti sono tutelati comunicando direttamente con i popoli del mondo", chiedendo un giornalismo "accurato, obiettivo e completo". Successivamente due leggi l'avevano protetta da ogni tentativo d'interferenza da parte dei funzionari governativi.
Adesso, però, Donald Trump ha deciso di tagliare i fondi all'emittente Voa (Voice Of America), che è finanziata direttamente dal Governo americano: sabato 15 marzo il Direttore dell'Office of Human Resources presso la Us Agency for Global Media (Usagm) ha inviato una comunicazione ai dipendenti e ai giornalisti di Voa, annunciano l'immediato congedo amministrativo, chiedendo loro di restituire i pass stampa e le attrezzature.
Ma non solo, perché il "taglio" coinvolge anche le emittenti Radio Free Europe/Radio Liberty, Radio Free Asia e Middle East Broadcasting Networks, tutte gestite dall'Usagam, che si occupano della trasmissione di notizie ai paesi governati da regimi autoritari.
Lo scorso 9 febbraio Elon Musk aveva chiesto, pubblicamente con un post su X, la chiusura di Voa e di Radio Free Europe/Radio Liberty e, appena un mese e mezzo più tardi, è stato "accontentato".
Trump, già durante il suo primo mandato aveva attaccato Voa e adesso è passato all'azione, affermando che "i contribuenti non saranno più responsabili della propaganda radicale", mettendo un "punto" alle reti d'informazione create per estendere l'influenza degli Stati Uniti all'estero.
Michael Abramowitz, direttore di Voa, ha annunciato - con un post su Facebook - di essere stato in congedo assieme a "praticamente tutto lo staff", che conta circa 1.300 persone, senza voler aggiungere altro. A parlare è stato, invece, Steve Capus, presidente di Radio Free Europe/Radio Liberty che ha sottolineato come "gli ayatollah iraniani, i leader comunisti cinesi e gli autocrati di Mosca e Minsk festeggerebbero la fine di Rfe/Rl dopo 75 anni. Senza di noi, i quasi 50 milioni di persone in società chiuse, che dipendono da noi per notizie e informazioni accurate ogni settimana, non avranno accesso alla verità sull'America e sul mondo".
"Reporter Senza Frontiere (RSF) esprime profonda preoccupazione per questa decisione dell’amministrazione Trump, una mossa che minaccia la libertà di stampa in tutto il mondo e nega 80 anni di storia americana nel sostenere un libero flusso di informazioni" ha dichiarato il direttore generale di RFS, Thibaut Bruttin.
"RSF chiede al governo degli Stati Uniti di rispettare immediatamente l’autonomia di Voa come organizzazione di notizie indipendente e di annullare questa decisione. Inoltre, RSF esorta il Congresso e gli stakeholder internazionali a mobilitarsi contro questa mossa fatale. RSF è solidale con i dipendenti di Voa ed è preoccupata per i 10 dipendenti di Usagam attualmente detenuti all’estero per aver svolto il loro lavoro: produrre giornalismo" ha aggiunto Bruttin.












