Le viti trentine messe in ginocchio dalla flavescenza dorata: ''La gestione della lotta venga affidata solo alla Fondazione Mach''
Un gruppo di oltre 250 viticoltori sul territorio provinciale, molti messi in forte difficoltà dalla diffusione di questa malattia che devasta letteralmente le coltivazioni trentine, si è riunita per proporre alcune soluzioni: "C'è stata una sottovalutazione del problema. La situazione è ormai fuori controllo e sono molti i professionisti che saranno costretti a estirpare molti ettari"

TRENTO. "Siamo preoccupati per come viene gestita tecnicamente e politicamente la questione della flavescenza dorata". Così un gruppo di oltre 250 viticoltori sul territorio provinciale, molti messi in forte difficoltà dalla diffusione di questa malattia che devasta letteralmente le coltivazioni trentine. "La situazione è ormai fuori controllo e sono molti i professionisti che saranno costretti a fine anno a estirpare molti ettari".
Il pericolo a cui si fa riferimento è quello dell'ormai temuta flavescenza che negli ultimi anni ha colpito sempre di più il nostro territorio. Un'evoluzione che ormai è arrivata al punto da mettere davvero in ginocchio un intero sistema fondamentale per il Trentino.
"Le figure istituzionali - proseguono i viticoltori - quali tecnici, cantine di primo e secondo grado, consorzi e sindacati agricoli tendono a far ricadere la colpa sui viticoltori, i quali vengono accusati di non fare i trattamenti e i dovuti estirpi. Ma gli agricoltori che non prendono le dovute contromisure sono un'assoluta minoranza: la causa dell'esplosione di questa malattia è unicamente il risultato della fallimentare gestione del contenimento dell'insetto vettore della fitopatia, lo scaphoideus titanus. La presenza di piante sintomatiche e il relativo estirpo, sono solo la conseguenza di un errore tecnico, tanto che nel 2020 la nuova determina della Provincia ha nei fatti tolto la competenza ai responsabili fitosanitari delle cantine con struttura tecnica qualificata, assegnandola in esclusiva al Ctt di Fondazione Mach".
La flavescenza dorata si è propagata con forza dal 2017. L'epicentro è la valle dell'Adige e alcune varietà, come lo Chardonnay, sono particolarmente sensibili, ma ormai i problemi emergono un po' in tutto il Trentino e anche vitigni considerati più resistenti iniziano a soffrire questa malattia.
"Già negli ultimi decenni Veneto, Emilia Romagna e Piemonte si sono trovate a gestire questo problema e hanno superato il picco. Nonostante l'esperienza dei nostri vicini e gli studi di esperti e docenti universitari, il Trentino si trova oggi in quelle stesse situazioni: qui c'è stata una sottovalutazione della flavescenza e non si è riusciti a prevenire in maniera incisiva per limitare i danni che poi pagano i viticoltori che devono gettare via anni di lavoro e investimenti. La difficoltà è che la malattia non si manifesta nell'anno in cui la pianta viene infestata ma può impiegare anche 3 anni prima che il fitoplasma mandi la pianta in sofferenza: questo complica notevolmente la gestione, l'estirpo deve essere complementare e non l'unica via".
La popolazione degli insetti vettori è in fase di incremento e sono necessario azioni coordinate e mezzi efficaci. "La situazione è stata gestibile fino al 2017/18 poi a livello europeo sono stati revocati alcuni principi attivi. Si è passati a insetticidi specifici poco efficaci e non c'è stato un adeguamento nel numero dei trattamenti, come consigliato dai tecnici della Mach. Si è puntato tutto sulla pratica dell'estirpo ma senza contromisure equilibrate nel breve periodo, così si è perso il controllo dell'insetto vettore, come emerso dai monitoraggi ufficiali: i numeri sono in crescita da 40 a 2.700 esemplari ogni 100 polloni. A livello nazionale sono autorizzati 30 prodotti in più rispetto ai regolamenti trentini".
Il gruppo di viticoltori chiede di poter rivedere il sistema. "La Provincia dovrebbe attribuire la gestione della lotta alla flavescenza dorata esclusivamente alla Mach per individuare le migliori strategie, l'Istituto agrario di San Michele all'Adige è un fiore all'occhiello riconosciuto a livello nazionale e internazionale, oltre che una struttura tecnica qualificata e super partes capace di fornire soluzioni adeguate; piazza Dante dovrebbe inoltre aiutare le aziende agricole con il rifinanziamento dei capitoli di bilancio, come è avvenuto con la frutticultura e gli scopazzi, altrimenti si creano comparti agricoli di serie B. E' necessario inoltre aumentare la partecipazione pubblica nel fondo fitopatie di Codipra perché sottodimensione e creato in un'epoca troppo diversa da quella attuale".












