A Livigno neve ''spalmata'' tra le vie del centro nell'estate più calda e siccitosa: l'incapacità di vivere il presente per la smania di rincorrere il futuro
Bramiamo la neve in agosto ed emigriamo in qualche isoletta tropicale, alla ricerca del caldo e di un'abbronzatura rinnovata d'inverno. Se a Livigno si stocca neve per tingersi di bianco in una notte di questa estate torrida e siccitosa, e si indossano i panni di un passato ormai sfibrato, un senso ci dev'essere. Questo è certo. Economico sicuramente, sociale forse. Ciò che è difficile comprendere è l'inquietudine con cui si vive il presente

LIVIGNO. La smania di rincorrere il futuro è sintomo dell'incapacità di vivere il presente. Questa è la sola, unica, spiegazione che sono riuscito a darmi guardando il tappeto di neve spalmato in pieno agosto lungo le vie del centro di Livigno. Neve risalente alla scorsa stagione invernale e conservata fino a ieri grazie alla tecnica dello snowfarming.
Su questo manto bianco della lunghezza di 1 chilometro, abilmente stirato dai gatti delle nevi, si sono tenute due competizioni: la "Gara da li Contrada da Livign" e la "1kShot". L'elegante vigore muscolare dello sci di fondo è stato accompagnato da manifestazioni folcloristiche che, se da un lato probabilmente servono a corroborare il senso di appartenenza dei residenti, dall'altro strizzano l'occhio al desiderio del turista di incontrare in montagna quell'idea di tradizione che i ritmi frenetici della pianura hanno in breve tempo reso impalpabile. Liquida.
Ma il punto non è questo. Se a Livigno si stocca neve per tingersi di bianco in una notte di questa estate torrida e siccitosa, e si indossano i panni di un passato ormai sfibrato, un senso ci dev'essere. Questo è certo. Economico sicuramente, sociale forse. Ciò che è difficile comprendere è l'inquietudine con cui si vive il presente. Un presente che, in modo evidente, facciamo fatica ad accettare. Bramiamo la neve in agosto, quando il carattere stagionale della montagna offre diverse e altrettanto pregevoli iniziative.
Poi quando si fanno strada le temperature algide e pungenti dell'inverno, emigriamo in qualche isoletta tropicale, alla ricerca del caldo e di un'abbronzatura rinnovata. Inseguiamo il futuro e trascuriamo il presente. Così le stagioni scorrono rapide in questa rincorsa senza fine, causata da un appagamento che sembra irraggiungibile. Intanto il presente, trascurato, sta accumulando scorie sociali e ambientali. Prima o poi consegnerà il conto. Sarebbe bello riuscire a pagarlo con i proventi di un certo modo di "fare turismo": ma non credo sia possibile.












