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Dal “Trincerone” a Passo Buole, nei luoghi della tenace resistenza italiana. Percorso nella Storia sul Monte Zugna

Nel maggio 1916 Passo Buole fu oggetto di un durissimo attacco austro-ungarico volto a sfondare le linee italiane, a conquistare le favorevoli posizioni d’artiglieria e a penetrare in Veneto. I fanti del Regio esercito riuscirono a resistere, ponendo fine all’offensiva nemica. L’itinerario che proponiamo si muove fra quei luoghi. Ecco la nuova “puntata” della rubrica “Camminando nella Grande Guerra”, in collaborazione con il Museo della Guerra di Rovereto

Credits to Museo della Guerra
Di Davide Leveghi - 29 luglio 2022 - 10:49

ROVERETO. L’itinerario fra il Monte Zugna e Passo Buole permette di muoversi in uno degli scenari più celebri della Grande Guerra in Trentino. Fu qui, infatti, che nella primavera-estate del 1916 si combatté una sanguinosa battaglia che valse al valico che collega la Vallarsa con la Vallagarina il nome di “Termopili d’Italia”; un nome dal sapore decisamente retorico, che piegava un episodio della storia greca (l’eroica resistenza degli spartani – terminata in sconfitta – contro gli invasori persiani, nel 480 a.C.) alla convulsa realtà bellica sul fronte trentino-tirolese.

 

 

Rispetto ad altri itinerari, quello proposto oggi si caratterizza per alcune particolarità. Non solo, infatti, immerge l’escursionista in un vero e proprio “museo a cielo aperto” – come nel caso dei percorsi ad anello sulla strada che da Albaredo sale al rifugio Monte Zugna (QUI l’articolo) – ma anche perché lo fa scendere da una cima per raggiungere un punto più basso. Le deviazioni, per gli appassionati, permettono inoltre di scoprire alcuni interessanti manufatti bellici, dall’osservatorio sulla cima del monte ai resti sparsi attorno al Passo.

 

Prima di entrare nel “cuore” dell’itinerario, dedichiamo un attimo ai dati tecnici, come solito nella rubrica “Camminando nella Grande Guerra”, tenuta da il Dolomiti in collaborazione con il Museo Storico Italiano della Guerra di Rovereto. Come detto, questo percorso si differenzia dagli altri per ascesa e discesa: fra il rifugio Monte Zugna (1617 metri di quota), la cima dello Zugna (1864 metri di quota) e Passo Buole (1438 metri di quota) l’escursionista percorrerà 500 metri di dislivello per un tempo complessivo di 5 ore. Il ritorno alla macchina, da parcheggiare al rifugio, sarà a rigor di logica un poco più lungo dell’andata. Per quanto riguarda la stagionalità e la difficoltà, il percorso va preferibilmente affrontato tra primavera e autunno e dotati di attrezzatura adeguata; non presenta infatti particolari difficoltà, ma si tratta comunque di un sentiero di montagna con parti esposte.

 

 

Detto ciò, passiamo alla descrizione dell’itinerario: il rifugio Monte Zugna può essere raggiunto dalla lunga strada – costruita dagli austro-ungarici, che sospesero i lavori nell’agosto del 1914, e disseminata di resti della Grande Guerra - che sale da Albaredo, in Vallarsa. Parcheggiata l’auto, si segue il sentiero 115, superando l’osservatorio astronomico e una chiesetta. La prima tappa, a quel punto, diventa il “Parco della pace”, ampio pianoro occupato da numerosi manufatti militari.

 

Come detto il Monte Zugna fu oggetto già dall’inizio del ‘900 di importanti lavori, rientrando a pieno nel piano di fortificazione della frontiera con il Regno d’Italia. Sulla sua sommità sarebbe dovuto sorgere un forte - mai costruito a causa di problemi di bilancio – raggiungibile attraverso la lunga strada che sale dalla Vallarsa, che all’altezza del rifugio si trasforma in mulattiera. All’altezza del pianoro (1770 metri di quota), vennero costruite le caserme, la palazzina degli ufficiali, l’impluvio per la raccolta dell’acqua piovana, i filtri per la sua depurazione e delle vasche di deposito. Ogni attività, tuttavia, venne fermata allo scoppio della Grande Guerra, nell’agosto del ’14.

 

 

Rimasto su carta, il progetto prevedeva la costruzione sull’ultimo gradone prima della cima di una casamatta raggiungibile in galleria. Da qui, quattro cupole corazzate girevoli avrebbero ospitato cannoni da 15 centimetri con una gittata di circa 22 chilometri, capaci di colpire Schio e Belluno Veronese. Perfetto osservatorio sulla Vallarsa, le Prealpi venete e la Vallagarina, la cima del Monte verrà invece utilizzata a tal scopo dagli italiani, giunti sullo Zugna già nella primavera del ’15.

 

Tra il 29 e il 30 maggio di quell’anno, infatti, alcune compagnie di alpini dei battaglioni Vicenza e Parma occupavano la cima, catturando circa un centinaio di nemici e facendo del pianoro e delle sue infrastrutture una base logistica. Con l’avvio dell’offensiva di primavera del 1916, lanciata dal capo di Stato maggiore dell’Imperial-regio esercito Conrad von Hötzendorf, anche lo Zugna, vista la sua importanza strategica, diveniva oggetto del contendere.

 

 

Qui, dunque, gli italiani costruirono un caposaldo: una lunga trincea, che dal versante est arrivava fino a quello di Val Cipriana, veniva scavata a protezione della cima, difesa da nove fasce di reticolato profonde cinque metri ciascuna e disseminata di nidi di mitragliatrice. A presidio del caposaldo, il Regio esercito schierava un battaglione di fanti dotato di una batteria di cannoni da montagna da 65 millimetri, due batterie di cannoni da campagna di 75 millimetri, due cannoni da 105 millimetri puntati sul massiccio del Pasubio, al di là della Vallarsa. Un grosso riflettore, installato sulla cima, illuminava all’uopo le valli sottostanti.

 

Oggetto a sua volta dei colpi d’artiglieria nemica, lo Zugna venne per questo dotato di un sistema di gallerie, con ricoveri e magazzini che dalla cima raggiungevano il sentiero che scende verso Passo Buole. Per i rifornimenti, nondimeno, già dal giugno 1915 vennero avviati i lavori per la costruzione di una strada camionabile che da Marani di Ala saliva a Passo Buole e cima Selvata e, dal dicembre dello stesso anno, di una teleferica che da Santa Margherita, per oltre 3000 metri di lunghezza, copriva un dislivello di 1500 metri con una portata di due quintali e mezzo al carrello. Numerosi baraccamenti in legno vennero inoltre costruiti sul pianoro, ampliando le infrastrutture già presenti e costruite dagli austriaci.

 

La cima, come detto, venne utilizzata dagli italiani come osservatorio per dirigere i tiri delle artiglierie. Nel ’17, inoltre, a pochi passi dalla sommità venne piazzato un cannone antiaereo da 57 millimetri. Ora, per raggiungerla – da questa una croce domina la sottostante Vallarsa – basta seguire il sentiero che parte dal pianoro. Si tratta di una piccola deviazione, di circa 10 minuti, che regala un’eccezionale vista a 360º, dal Pasubio al Sacrario sopra Pian delle Fugazze, dalle Piccole Dolomiti al Carega e ai Lessini, dal Baldo al Brenta.

 

 

Tornati al pianoro e imboccato nuovamente il sentiero 115, si giunge a breve sui trinceramenti che scendono verso il Coni Zugna. Caverne e postazioni d’artiglieria si susseguono, così come i cimiteri. Sono diversi infatti i piccoli camposanti, a partire da quello di Santa Maddalena, costruiti fra lo Zugna e Passo Buole, a testimonianza di una mortalità particolarmente alta. Croci, cappelle, targhe e monumenti puntellano il percorso, che dal sassoso sentiero che scende allo Zugna si trasforma in un piacevole cammino fra alberi e vegetazione rigogliosa.

 

 

Attaccato nella primavera del 1916, lo Zugna venne come detto difeso strenuamente dagli italiani. L’attacco austro-ungarico sbatté contro il “Trincerone”, a quota 1419 metri, e per questo i comandi decisero d’aggirare l’ostacolo, attaccando i nemici alle spalle così da tagliare i rifornimenti e neutralizzare le artiglierie che dallo Zugna bloccavano la Vallarsa. L’assalto a Passo Buole, caratterizzato da sette giorni di incessanti bombardamenti, si inserisce in questo contesto. Avvenne fra il 22 e il 29 maggio del 1916.

 

 

Raggiunto in un’ora e mezza il Passo, ci si immerge pertanto in un ambiente carico di manufatti e ricordi della Grande Guerra. Una piccola stele ricorda i fanti parmensi protagonisti della tenace resistenza – che valse al valico il nome altisonante di “Termopili d’Italia”. Qui, le truppe italiane, sotto il comando del colonnello Nicola Gualtieri, vennero attaccate dagli imperiali provenienti dalla Vallarsa, respinti nonostante la mancanza di profondità delle linee italiane.

 

 

Fallito l’attacco su Passo Buole, gli austro-ungarici puntarono a quel punto all’arco di cima Selvata e cima Mezzana, scontrandosi questa volta con la resistenza delle Brigate Taro e Sicilia. Anche in questo caso, nonostante l’inferiorità numerica, i soldati italiani riuscirono a resistere. La caparbia resistenza permise così di salvare la posizione dello Zugna, impedendo la penetrazione nemica in Veneto. Dopo la battaglia, tutto il settore fu al centro di alacri lavori di difesa.

 

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