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Una montagna, due eserciti contrapposti: sul Monte Zugna, alla scoperta di un fronte della Grande Guerra

Non c’è metro sul Monte Zugna in cui non ci si imbatta in un manufatto della Grande Guerra. Grazie ad un lavoro certosino ogni resto è segnalato, aprendo per l’escursionista un mondo di scoperte sul passaggio del conflitto a pochi passi da Rovereto, in un luogo passato alla storia per l’Offensiva austro-ungarica della primavera del ’16 e per la tenace resistenza italiana. Prosegue “Camminando nella Grande Guerra”, rubrica del Dolomiti in collaborazione con il Museo Storico Italiano della Guerra di Rovereto

Credits to Museo della Guerra
Di Davide Leveghi - 17 giugno 2022 - 12:10

ROVERETO. Il Monte Zugna (1865 metri di quota) offre agli appassionati un vero e proprio museo a cielo aperto del primo conflitto mondiale. Non c’è metro della montagna, infatti, in cui non ci si imbatta in una caverna usata come deposito o ricovero, in un buco lasciato dall’esplosione di un proiettile di grosso calibro, in un camminamento o una trincea. Carico di storia e di memorie, lo Zugna non a caso è stato al centro di un grande lavoro di recupero e valorizzazione dei manufatti della Grande Guerra.

 

 

In questo nuovo appuntamento di “Camminando nella Grande Guerra”, rubrica del Dolomiti con la consulenza scientifica del Museo Storico Italiano della Guerra di Rovereto, alla scoperta degli itinerari della Prima Guerra Mondiale in Trentino, presenteremo pertanto alcuni possibili circuiti fra i tanti che attraversano il monte sopra Rovereto. Prossimamente, particolare attenzione verrà accordata all’itinerario che dal Trincerone porta a Passo Buole, fra i luoghi più iconici della Grande Guerra in Trentino e più in generale del conflitto italo-austriaco.

 

 

Prima di entrare nel cuore della rubrica, illustrando gli itinerari della Grande Guerra, appare necessario fare una premessa: salire o passeggiare sul Monte Zugna, come detto, rappresenta un’esperienza significativa per chi desideri conoscere qualcosa in più sul primo conflitto mondiale. Resti sia austro-ungarici che italiani si mescolano sui versanti della montagna, restituendo un quadro di un sanguinoso tratto di fronte, al centro di celebri battaglie.

 

 

“Terrazza” da cui si può godere una splendida vista, dal Pasubio all’Adamello-Brenta, lo Zugna offriva ai due eserciti contrapposti uno sguardo sui rispettivi obiettivi, mai raggiunti nel corso del conflitto: per gli italiani Trento, per gli imperiali la pianura veneta. Ed è attorno a questo nodo che si consumò l’acre sfida fra i contendenti, specialmente nell’anno 1916. Recuperati grazie ad un eccezionale lavoro promosso dalla Fondazione Parco botanico del Cengio Alto e dal Comune di Rovereto, in collaborazione con il Museo della Guerra, il Museo civico di Rovereto, le Autorità forestali e il gruppo grotte E.Roner della sezione roveretana della Sat, gli innumerevoli manufatti riflettono l’importanza strategica del luogo.

 

Distribuiti su oltre 3,5 ettari, tali resti – ricoperti nel dopoguerra dalla folta vegetazione - comprendono le prime linee dei due eserciti così come le retrovie; sviluppato lungo tutta la montagna, il fronte arrivava a contare non più di qualche decina di metri di distanza fra gli opposti avamposti. Ma quale fu nello specifico il ruolo dello Zugna durante il primo conflitto mondiale?

 

 

Al centro di un progetto di fortificazione della cima (nell’ambito della costruzione di una cintura fortificata a difesa del Trentino meridionale), dal 1912 lo Zugna fu oggetto di alacri lavori. Il Genio imperiale, infatti, diede avvio in quell’anno alla costruzione di una strada che da Albaredo, abitato della Vallarsa, conduce alla cima del monte. Tale progetto, nondimeno, venne abbandonato a causa del conflitto: oltre allo sforzo bellico avviato con la dichiarazione di guerra alla Serbia, a cambiare le sorti di questa zona occorse l’inizio della contesa italo-austriaca. Con il maggio 1915, gli austro-ungarici abbandonarono il confine politico per ritirarsi lungo la cosiddetta Tiroler Widerstandlinie, “linea di resistenza” più breve e decisamente più facile da difendere.

 

Nelle settimane immediatamente successive alla dichiarazione di guerra italiana, il Regio esercito arrivò a occupare lo Zugna, giungendo fino alle porte di Rovereto. Avanzato senza particolari resistenze, l’esercito italiano predispose a quel punto uno sbarramento di trincee e posti di guardia che da Serravalle all’Adige, in Vallagarina, risaliva la montagna raggiungendone la cima. Nel punto più stretto del crinale, gli italiani costruirono inoltre un sistema trincerato dotato di una galleria di ricovero e passato alla storia, poi, come “Trincerone”.

 

 

Tale sistema trincerato risultò decisivo nel proseguimento del conflitto. A un anno circa dallo scoppio del conflitto italo-austriaco, i Comandi imperiali lanciarono infatti sul fronte trentino un’offensiva mirata a determinare gli esiti della guerra (QUI un approfondimento): lo scopo, in questo settore, era di aprire un varco tra la Vallarsa e la Val d’Astico, così da penetrare e discendere nella pianura veneta, chiudendo in una sacca le truppe italiane sul fronte orientale. L’avanzata austriaca, tuttavia, si arrestò proprio contro il Trincerone.

 

 

Occupati Albaredo, Costa Violina e Zugna Torta, gli imperiali sbatterono contro il sistema difensivo italiano sulla cima del monte. Da qui, gli italiani potevano tenere sotto controllo le strade sottostanti, contrastando efficacemente il transito di uomini e mezzi. Un ultimo tentativo d’aggiramento, infine, si ebbe con l’assalto a Passo Buole – poi passato alla storia, non senza retorica, come le “Termopili d’Italia” (da un episodio della seconda invasione persiana della Grecia, nel 480 a.C.).

 

Ultimo baluardo della difesa italiana contro ogni tentativo di penetrazione in pianura, il Trincerone si opponeva ad una linea di sbarramento predisposta dagli austro-ungarici una volta arrestata l’avanzata: il Kopfstellung. Costituita da trincee e camminamenti, da avamposti e postazioni per mitragliatrici e lanciabombe, tale linea era in grado di ricevere il supporto delle artiglierie posizionate a Nord-Ovest (Monte Biaena, QUI l’articolo), a Nord-Est (Pasubio) e a Nord (Monte Finonchio).

 

Da parte loro gli italiani, compresa l’importanza strategica del luogo, non si risparmiarono nei lavori di difesa: dietro alla linea di sbarramento del Trincerone, infatti, costruirono altre quattro trincee, lo “Sbarramento intermedio”, il “Tagliapetto”, la trincea a Nord di Cisterna e la “Trincea Randaccio”. Sulla cima, inoltre, venne costruito un caposaldo. Ogni sbarramento, nondimeno, era protetto da reticolati e nidi di mitragliatrice, giù giù fino a Serravalle (QUI un approfondimento sul “Trincerone” in Vallagarina). Dall’altra parte della valle, a Brentonico e sul Baldo, le artiglierie italiane garantivano il tiro fiancheggiante.

 

 

In assoluto, dunque, il Monte Zugna rappresenta la montagna più fortificata, in cui le linee opposte si avvicinavano di più – rimaste pressoché immutate dal maggio del ’16 alla conclusione del conflitto, nel novembre 1918. È per questo – e grazie al lavoro effettuato per il recupero e la valorizzazione – che questo luogo rappresenta un vero e proprio museo a cielo aperto della guerra italo-austriaca.

 

 

Salendo dalle pendici, diversi sono gli itinerari che si possono percorrere. Da Rovereto, ad esempio, è possibile intraprendere un percorso che della Grande Guerra ne “sintetizza” la memoria: tratto del Sentiero della Pace, questo itinerario attraversa l’Ossario di Castel Dante, cimitero “di raccolta” di molti resti di soldati italiani e austriaci esumati nella dismissione degli innumerevoli e piccoli camposanti di guerra, la campana “Maria Dolens”, testimonianza di un anelito a un mondo senza guerre, e la “Strada degli artiglieri”, “sfilata” di oltre 100 lapidi dedicate ad artiglieri insigniti della medaglia d’oro al valor militare fra il periodo risorgimentale e i conflitti mondiali. Esempio di una memoria fortemente improntata in senso nazionalista, questa strada conduce alla caverna in cui venne catturato nel maggio del ’16 l’irredentista Damiano Chiesa.

 

Salendo da Albaredo verso il Rifugio Monte Zugna e l’osservatorio astronomico, le testimonianze del conflitto “affollano” la strada; ogni manufatto è segnalato da un totem esplicativo. Poco sopra Malga Tof, uno slargo con tanto di mappa inaugura invece il “Sentiero delle Trincee” (percorribile da tutti, con dei tratti un po’ erti), anello di circa 7 chilometri e di un dislivello che varia dai 1065 metri di quota ai 1260. Un po’ datato e per questo non sempre precisissimo nelle indicazioni, tale percorso offre nondimeno una interessante visione del fronte, attraversando perpendicolarmente le due linee nemiche.

 

 

Partendo da un bel tratto boscoso, immersi tra i faggi, attraverso questo anello si percorrono retrovie e prime linee austro-ungariche e italiane. Baraccamenti, depositi, mulattiere, trincee, camminamenti, cimiteri, tutti segnalati da cartelli, testimoniano il passaggio e la quotidianità del conflitto. Il panorama, dopo un “fresco” inizio fra i boschi, si stravolge con l’arrivo sulla frana dei Lavini – per volumetria movimentata, la più grande d’Europa. Qui, oltre alla vista libera sulla valle e il versante orientale del Baldo, la vegetazione muta radicalmente, lasciando spazio ad una distesa di mughi.

 

 

Giunti al Monte di Marco (a quota 1225 metri), l’itinerario vira a destra, scendendo di dislivello e riallacciandosi ad una strada forestale battuta. Qui comincia il “sentiero delle trincee”, che riattraversa – a ordine invertito – le prime linee dei due schieramenti, risalendo poi verso il punto di partenza. Lungo il percorso, brevi deviazioni (segnalate) permettono di raggiungere i resti di piccoli cimiteri (quello italiano del Redentore, con la vista su Ala, e quello austro-ungarico). Segnalati sono anche i buchi provocati dallo scoppio di proiettili d’artiglieria di differente carico.

 

 

Avvicinandosi alla cima, numerosi sono i manufatti segnalati. Un altro circuito di 1500 metri di lunghezza e 90 di dislivello conduce tra i resti degli avamposti, dal Kopfstellung al Trincerone. In questa zona, lapidi e cimiteri (come quello di San Giorgio) testimoniano il sacrificio di uomini e l’enorme mortalità di questo sanguinoso luogo della Grande Guerra.

 

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