I ghiacci del Nanga Parbat restituiscono lo scarpone di Günther Messner dopo 52 anni: una vicenda drammatica entrata nella storia dell'alpinismo
Il 29 giugno 1970 i due fratelli Messner dopo aver raggiunto gli 8.125 metri della vetta erano ridiscesi dal versante opposto a quello della salita compiendo un'impresa unica nella storia dell'alpinismo ma quasi ai piedi del versante Diamir Günther scomparve. Per anni l'immagine di Reinhold fu ''sporcata'' da malelingue e invidiosi dicendo che aveva abbandonato il fratello pur di essere il primo a concludere quell'impresa. Ma il tempo, poi, gli ha dato ragione dimostrando come il suo racconto fosse reale e coerente

BOLZANO. ''La scorsa settimana, la seconda scarpa di mio fratello Günther è stata ritrovata ai piedi del ghiacciaio Diamir dalla gente del posto. Dopo cinquantadue anni, la tragedia del Nanga Parbat rimane, così come Günther, per sempre.''. Questo il post di Reinhold Messner che mostra le foto, drammatiche, dello scarpone indossato dal fratello Günther in quella 29 giugno 1970 quando, durante una spedizione, i due fratelli furono travolti da una valanga ai piedi dello Sperone Mummery.

Una tragedia che strappò alla vita Günther Messner scomparso da quel giorno e che aprì scenari ulteriormente drammatici nella vita di Reinhold da molti accusato di aver abbandonato il fratello nei pressi della vetta, raggiunta dal versante Rupal con polemiche e malelingue a cercare di sporcarne l'immagine (lui già all'epoca era uno degli alpinisti più importanti su scala internazionale). Ma i fatti, nel tempo, gli hanno dato ragione. Dopo 35 anni, infatti, nel 2005 è stato ritrovato il corpo. Si trovava esattamente dove lui aveva detto da sempre che l'aveva visto sparire a quota 4.600 metri circa (molto lontano dalla vetta che raggiunge gli 8.125 metri).
I fatti erano successi all'inizio dell'estate del 1970. Messner venne invitato da una spedizione austriaca a prendere parte alla scalata del Nanga Parbat montagna tristemente nota per i tantissimi alpinisti morti nel tentativo di raggiungerne la vetta (non ultimi il duo Ballard e Nardi che hanno perso la vita nel 2019). Per Reinhold si trattava del suo primo 8.000 ed era l'occasione per tentare di emulare uno dei suoi miti, l’alpinista austriaco Hermann Buhl, che nel '53 aveva effettuato la prima ascesa assoluta, senza ossigeno e in solitaria a partire dall’ultimo campo (unico caso fra le prime assolute di un ottomila e proprio questo tipo di azione voleva emulare Reinhold).
Il fratello Günther si era unito alla spedizione austriaca perché c'era stata una defezione e quindi era entrato in gruppo. Il 27 giugno Reinhold aveva tentato la scalata solitaria (il resto della spedizione sarebbe salito il giorno successivo in cordata) ma Günther lo seguì e insieme riuscirono a raggiungere la vetta. A quel punto il fratello più piccolo fu colpito da mal di montagna. I sintomi gradualmente si fecero sempre più seri e allora Rehinold decise di ridiscendere senza aspettare il giorno dopo l'arrivo del resto della spedizione. Con il fratello sempre più in difficoltà e in preda alle allucinazioni Messner decise di accelerare la discesa passando dal versante Diamir mai battuto fino a quel giorno.
Tra ghiacci, crepacci, saracchi, distacchi di varie dimensioni erano riusciti ad arrivare quasi in fondo ma ormai stremati, distanziati da qualche centinaio di metri, Günther scomparve. Il fratello maggiore, a quel punto, lo cercò per ore, la notte e il giorno successivo (tra l'altro una volta rientrato perse anche sette dita dei piedi) ma l'unica cosa che trovò, risalendo di qualche centinaio di metri, furono i segni dell'ennesima slavina che pensava avessero evitato. Per Reinhold quella era stata la causa della morte del fratello. Nei mesi e anni successivi l'accusa infamante rivolta all'alpinista fu quella di aver abbandonato il fratello in difficoltà per essere l'unico ad aver raggiunto la vetta senza ossigeno ed essere ridisceso dal versante opposto alla salita.

Quando 35 anni dopo, però, venne trovato il corpo (in realtà delle ossa, ciocche di capelli, brandelli della giacca, uno scarpone) nel punto che Reinhold diceva da tempo essere quello dove era avvenuta la tragedia, sul versante Diamir, ciò fu la conferma che il racconto dell'alpinista era coerente e reale. E lo scarpone riapparso in queste ore conferma ulteriormente il tutto. Riapre vecchie ferite per Messner ma restituisce una verità dei fatti per troppo tempo tenuta sulla corda del dubbio e della menzogna.












