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Il maneggio trentino che salva i cavalli malati e maltrattati: “Raccontiamo prima la loro storia, spesso si tratta di animali vittime di violenza”

È il sesto anno che Carlotta Buonomini, istruttrice 38enne di origine toscana, gestisce il maneggio “Charlotte Horse Riding Asd” per il recupero di 23 cavalli che presentano traumi e malattie, in val di Fassa: “Il problema non è soltanto fisico, perché hanno storie di maltrattamento alle spalle”

Di Francesca Cristoforetti - 08 gennaio 2022 - 22:25

CAMPITELLO DI FASSA. “Il mio lavoro è incentrato sul cavallo e sulla loro salute, sia fisica che psicologica. Il mio è un maneggio dove ‘recupero’ i cavalli. Non lavoro solo sull’equiturismo, ma soprattutto sull’avvicinamento all’animale anche attraverso la ‘pet therapy’. C’è molto altro oltre al ‘cavallo che trasporta’, perché loro provano sensazioni. Noi spieghiamo chi è il cavallo prima di partire e la sua storia, spesso fatta di maltrattamenti”.

 

Carlotta Buonomini, istruttrice di equitazione di 38anni originaria di San Marcello Pistoiese in Toscana, racconta a Il Dolomiti la sua attività nel maneggio “Charlotte Horse Riding Asd” a Campitello di Fassa, situato nell’omonima valle, “nato sei anni fa dalla voglia di salvare e recuperare cavalli con problemi o vittime di violenza per poter dare loro una vita piena d'amore, con le giuste attenzioni e cure”.

 

La sua passione è nata da quando era bambina, “sono sempre andata a cavallo fin da quando ero piccola e ho praticato quasi tutte le discipline equestri”, dichiara. Dopo aver lasciato gli studi di medicina, Carlotta si è diretta a Capo Verde in Africa, dove inizialmente ha aperto un’attività di avvolgimento bagagli all’aeroporto. Poi la svolta con la cura nei confronti di questi grandi animali: “Ho preso una cavalla lì che si trovava in pessime condizioni, sottopeso e con una forte dermatite. Prendermi cura di lei mi ha dato un sacco soddisfazione, è stata una grande scommessa. Dopo aver visto molti cavalli morire davanti ai miei occhi, ne ho presi sempre di più, trovando un’area con acqua e erba dentro un vivaio, sull’Isola del Sal”. Così a Capo Verde l’istruttrice è arrivata ad avere 28 cavalli in totale recuperati anche dalle isole vicine. Poi il rientro in Italia, perché “tanti utenti mi dicevano che c’era tanto bisogno anche in Italia”.

 

Carlotta ha cominciato prima a Varco Sabino, in Lazio, poi dopo alcuni mesi ha chiesto al Comune di Campitello di Fassa in Trentino “il permesso di fare uno sport sulla neve – racconta – con un cavallo che traina uno sciatore, un’attività che già facevo a Capo Verde sulle dune di sabbia”.

 

Da lì il trasferimento in val di Fassa per il suo maneggio per salvare quei cavalli che “altrimenti sarebbero incontro molto prima alla loro morte”, un luogo che già conosceva e che si prestava bene al suo tipo di attività: “Mi sono sempre sentita più a casa in montagna – dichiara l'istruttrice – inoltre ho scelto questa vallata perché è un posto idoneo e tranquillo per i miei cavalli, essendo pianeggiante a 1500 metri di altitudine”. Le basse temperature infatti aiutano il recupero di questi animali: “Ci sono grandi vantaggi – così spiega Carlotta – con il freddo, per esempio non ci sono tafani, e non vengono propagate infezioni perché non ci sono insetti che sporcano le ferite”.

 

Insieme ai suoi collaboratori fissi, Elton 26enne di Capo Verde ed Ester, 19enne della val di Sole, il “Charlotte Horse Riding” si occupa di 23 cavalli “speciali”, provenienti da tutta Italia e affetti da malattie non curate, lesioni, tumori, ma soprattutto nella maggioranza dei casi traumatizzati psicologicamente: “Il problema non è soltanto fisico – sostiene – spesso sono scostanti, traumatizzati e sono diffidenti nei confronti dell’uomo”.

 

Carlotta è anche istruttrice di equitazione e per educare e domare i propri cavalli usa il “metodo gentile” della scuola Monty Roberts: “Questo metodo – spiega – è basato sull’approccio delicato e comprensivo del cavallo, volto a rassicurarlo se vittima di violenze, per insegnargli con la gentilezza a essere un compagno affidabile e tranquillo, eliminando gradualmente ogni trauma”.

 

Il principale obiettivo è quello di “incoraggiare – così dice Carlotta – quante più persone possibile ad amare i cavalli e a iniziare a cavalcare, nel migliore dei modi, facendo conoscere sotto ogni aspetto i nostri amici a quattro zampe”. Prima di iniziare a montare sia in passeggiata che in campo “aiutiamo ad avvicinarsi al cavallo – prosegue – insegnando come poterlo controllare e condurre in totale sicurezza”.  

 

“Charlotte Horse Riding”, affiliato alla Federazione italiana sport equestri (Fise), presta molta attenzione anche a chi monta il cavallo, “assegnato in base al peso e alla statura della persona, proprio per non farlo soffrire”. Oltre alle escursioni, si svolgono anche attività didattiche, anche per persone con disabilità.

 

Sono pochissime le realtà come quella di Carlotta, ma lei ha fiducia nel fatto che possano aumentare: “È un lavoro di passione – conclude – lo faccio per i cavalli in primis che sono la mia forza e per la loro salute che si riflette in tutte le attività. Spero di poter mettere questo ‘seme’ nella testa della persone perché siano di più a farlo, dà un’enorme soddisfazione: dai cavalli c’è sempre da imparare”.

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